Verso la COP21 con Laudato Si’

Verso la COP21 con Laudato Si’

L’impegno del Circolo Fratelli Rosselli nell’analizzare le premesse, le promesse e le aspettative di una conferenza decisiva per il futuro del nostro ...

L’impegno del Circolo Fratelli Rosselli nell’analizzare le premesse, le promesse e le aspettative di una conferenza decisiva per il futuro del nostro pianeta, attraverso lo sguardo dell’Enciclica papale

Il Circolo Fratelli Rosselli si è da sempre distinto nel panorama fiorentino come un luogo di fermento e dibattito culturale, sede di una nobile battaglia per il sapere e per la sensibilizzazione che investe senza distinzioni terreni quali quello politico, sociologico, religioso, scientifico e umanistico. Non sorprende dunque che qui, lo scorso 18 novembre, pochi giorni prima dell’inizio delle trattative alla COP21 di Parigi, si sia parlato della delicata questione del riscaldamento globale prendendo le mosse da un’analisi della Laudato Si’, l’Enciclica che papa Francesco ha lasciato all’umanità.
Alla conferenza, titolata “VERSO LA CONFERENZA SUL CLIMA, L’Enciclica Laudato Si’” e presieduta da Valdo Spini, presidente del Circolo e ministro dell’ambiente negli anni ’93-’94, sono intervenuti: mons. Alfredo Jacopozzi, Direttore dell’Ufficio Cultura dell’arcidiocesi di Firenze, Francesco La Camera, Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente e conferenziere italiano alla COP21, Francesco Martelli, direttore del centro per le energie rinnovabili dell’Università di Firenze.

Seguendo un percorso che tocca in successione la sfera etico-religiosa, politica e tecnico-scientifica, il discorso va costruendosi secondo uno schema lineare, che in tutti e tre gli ambiti ribadisce come necessaria e improrogabile la necessità di una “conversione”.
Ed è proprio questa la parola che mons. Jacopozzi ripete più di frequente, applicandola alla struttura metodologica della Laudato Si’: vedere, giudicare, agire, (celebrare).
«Il titolo stesso dell’Enciclica» dice Jacopozzi «è già indice di una conversione dell’animo: come Francesco d’Assisi, occorre avere con la natura un approccio diverso, più amorevole. Il nostro orizzonte deve essere il più ampio possibile nel vedere tutte le drammatiche conseguenze di quello che è stato uno sfruttamento sconsiderato della “casa comune”: la questione idrica, l’erosione della biodiversità, il deterioramento della qualità della vita umana e l’alto tasso di “inequità” planetaria». Il discorso si sviluppa poi nella sfera del giudicare, intesa come l’idea di una nuova coscienza che l’umanità deve avere, individuale e collettiva, cioè quella di essere parte integrante del processo creativo: Dio non “sta col fiato sul collo” dell’uomo, ma si ritrae e fa sì che davanti alla creazione siamo tutti laici, tutti interrogati a trovare soluzione alle questioni cogenti che il pianeta ci pone. È qui che si inserisce l’ottica di un agire concreto: quello dei vertici, che deve avere la virtù politica della lungimiranza, e quello altrettanto fondamentale della quotidianità, che inauguri una nuova “cultura della cura”.

Anche La Camera esprime il suo apprezzamento per l’Enciclica, definendola “l’accusa sicuramente più ragionata al sistema capitalista degli ultimi decenni”: la qualità del messaggio lanciato alle rappresentanze della COP21 è indubbiamente unico, e pone l’imperativo di prendere decisioni vincolanti. Ed effettivamente a Parigi, mai come altre volte, questi vincoli ci saranno. Con la consapevolezza che purtroppo alcuni danni, anche permanenti, sono già stati inferti, l’obbiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas serra al fine di non oltrepassare il limite di surriscaldamento globale medio dei 2°C, considerata la soglia di non ritorno. È doveroso però precisare che perché ciò avvenga occorreranno molti decenni, se non di più. E questo – ovviamente – accadrà solo se gli accordi presi verranno rispettati: cosa non certo scontata considerando alcune posizioni preoccupanti indiane e cinesi, sebbene proprio la Cina abbia dato motivo di credere in un intervento più consistente. «Quando nel 1992 nacque la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)» dice La Camera, «la realtà di quel tempo aveva fatto sì che si dividesse in paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, con obblighi maggiori per i primi. Oggi questa realtà è cambiata: USA e Cina producono quasi il 50% delle emissioni serra, ma quest’ultima “gode” ancora dello status di paese in via di sviluppo; ancora non si ha una risposta ufficiale a questo problema. Quasi tutti i paesi» continua poi «hanno presentato i loro piani e gli impegni presi coprono circa il 90% delle emissioni. Il tracciato che ne risulta è di una complessiva risposta, purtroppo però non ancora sufficiente: si arriverebbe infatti ad un 2,7°C di aumento, ed è su questo punto che sarà fondamentale una svolta, considerando che in un futuro prossimo la scienza potrà verosimilmente chiedere di scendere alla soglia di 1,5°C. Tutti devono contribuire a conseguire questo obbiettivo, e stavolta tutti davvero: chi è più ricco deve aiutare chi non lo è ad evitare di inquinare». Sappiamo che anche l’Italia ha dato un suo contributo importante, inserendo nel più ampio programma europeo una proposta di verifica quinquennale delle azioni volte a compiere gli impegni presi, detta “Stop Taking”.

Passando alla questione più tecnica del discorso, il prof. Francesco Martelli spiega alcuni aspetti tecnici della lotta alle emissioni di gas serra, precisando che questa deve passare sopratutto – cosa piuttosto sorprendente – dall’efficientamento degli attuali sistemi di produzione energetica, grazie al quale si riuscirebbero a ridurre le emissioni del 20%.
Per quanto riguarda le fonti di energia rinnovabili, quella che si profila al momento come la più competitiva rispetto ai combustibili fossili è quella prodotta dal fotovoltaico: se nel 2013 1MW/h prodotto da un pannello fotovoltaico costava circa 450 dollari, adesso il prezzo è poco più di 300$. Si stima che nel 2025 1MW/h di energia solare possa essere meno caro della stessa quantità utilizzando il petrolio, che ad oggi costa 100$.
«La direzione che si sta intraprendendo» spiega Martelli, «è quella di creare impianti non più ad alte efficienze con grandi costi, ma minori e con costi più bassi, considerata una minore distanza – e dunque un minore spreco – fra generatore e utilizzatore. La stessa tendenza di riduzione estensiva si riscontra anche nell’idroelettrico, mentre per l’eolico si va invece verso la creazione di impianti offshore più estesi, per esempio in mezzo al mare, cosa che crea comunque non pochi problemi di manutenzione e utilizzo».
Non viene escluso poi il versante del “microsolco”, cioè quel metodo che vede impianti molto piccoli deputati a raccogliere l’energia marginale del traffico o di un treno in movimento. Anche le biomasse sono una prospettiva possibile, soprattutto per quanta riguarda il combustibile liquido: basti pensare che in un esperimento l’Università di Firenze è riuscita a muovere dei trattori agricoli con gli scarti organici del prodotto stesso del lavoro dei mezzi.

Come Giovani Democratici teniamo viva la speranza che un’umanità e un mondo più sostenibile siano possibili. C’è in gioco un grandissimo atto di volontà umana e di democrazia: per far sì che tutto questo lavoro non rimanga in potenza, occorrerà che decisioni epocali vengano prese. E se ciò accadrà dovremmo inevitabilmente modificare alcuni aspetti del nostro abitare il mondo, del nostro consumare, del nostro stile di vita stesso. Insomma, una conversione. E stavolta di tutti.

Lorenzo Bellini, GD Firenze

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