Uber e lo sciopero dei taxi: oltre le semplificazioni

Uber e lo sciopero dei taxi: oltre le semplificazioni

In questi giorni di subbuglio del PD, per di aggiornarmi sul mondo, invece di aprire l’homepage di Repubblica apro il video quotidiano di “Breaking It...

In questi giorni di subbuglio del PD, per di aggiornarmi sul mondo, invece di aprire l’homepage di Repubblica apro il video quotidiano di “Breaking Italy”: un canale YouTube dove un trentenne (Alessandro Masala) commenta le notizie del giorno. È un canale molto interessante, ve lo consiglio.

Il video di ieri (22 Febbraio, https://www.youtube.com/watch?v=4VxSKi40Q6Q) parlava della protesta dei tassisti a Roma. Nulla di nuovo sotto il sole: ancora una volta un governo italiano cercava di evitare la questione del trasporto pubblico non di linea (il nome tecnico di taxi e noleggio auto con autista) tramite il decreto milleproroghe, per poi doversi piegare alle violente e fasciste proteste dei tassisti.

Del video mi colpisce in particolare la parte finale dove viene detto

“mi piace che su Uber vedi in tempo reale dove si trova la macchina che sta venendo a prenderti; mi piace che posso chiamarla senza attaccarmi al telefono, aspettando in linea tre ore con musichette improponibili, per poi sentirmi dire che non ci sono veicoli disponibili; mi piace sapere prima quanto spenderò per la corsa e piace potermela permettere”

Già abbastanza “alterato” per i video pieni di saluti romani che infestavano la mia home di FB, vado a cercare qualche notizia in più riguardo alle suddette proteste. Ovviamente la questione si è rivelata assai più complicata.

Manco fossi qui a farvi una rassegna stampa, vi mostro ciò che ho trovato:

  1.  un primo articolo del FattoQuotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/22/taxi-contro-uber-tra-sfruttamento-e-falsi-miti-un-conflitto-alimentato-dai-governi-che-non-hanno-regolamentato-il-settore/3406538/) che spiega tutti i problemi che Uber ha portato negli altri paesi come sfruttamento, mancanza di assistenza sanitaria o previdenziale per i dipendenti;
  2.  un articolo dell’Agenzia Giornalisti Italiani (http://www.agi.it/economia/2017/02/22/news/protesta_taxi_ncc_uber_roma_legge_quadro_1992_milleproroghe-1521598/ ) che mostra tutti i momenti della recente storia politica in cui si è fallito nel regolamentare i taxi e i servizi simili;
  3. un articolo del Foglio (http://www.ilfoglio.it/esteri/2017/02/22/news/taxi-non-barricate-ma-riduzione-prezzi-modello-giappone-121606/ ) dove viene spiegato il modello giapponese di concorrenza tra Uber ed i tassisti.

Detto questo, mi piacerebbe dirvi l’opinione del vostro responsabile dello sviluppo territoriale preferito.

Prima che una nuova idea dall’America arrivi in Italia, passa spesso parecchio tempo (si pensi a Netflix). Ciò è pesante per le idee innovative della nostra epoca; eppure non sempre queste innovazioni sono una panacea: Uber è tra queste.

A ottobre 2016 Uber ha perso una lotta legale in UK dimostrando la “tremenda pressione” delle ore di lavoro degli autisti e la presenza di “ripercussioni” nel caso di rifiuto di una chiamata.

Gli autisti di Uber appartengono alla categoria delle partite IVA, per questo non godono di tutte le protezioni dei dipendenti (salario minimo, ferie e periodi di malattia pagati, ecc…); ma nemmeno del potere di contrattazione dei lavoratori autonomi: pensate sia possibile che un singolo autista contratti con una multinazionale le proprie mansioni?

A tutto questo vanno aggiunti i problemi di evasione delle tasse delle multinazionali a cui Uber non fa eccezione. Problemi che possono essere risolti solo in sede europea.

Per concludere, ritengo che lottare contro il progresso tecnologico è da sempre estenuante, stupido ed incredibilmente inutile; ma altrettanto dannosa sono l’ignavia o la sequela cieca delle proposte delle multinazionali.

Il nostro governo deve fare la cosa più semplice del mondo: regolamentare un settore in modo che i cittadini ne abbiano un guadagno e, allo stesso tempo, si creino posti di lavoro di livello adeguato (senza sfruttamenti, senza la facile possibilità di lavorare al nero, ecc…). Non c’è bisogno di creatività, non c’è necessità di essere grandi statisti; il requisito è uno solo: il coraggio.

P.S. Un ultimo consiglio spassionato: mai dare retta a chi fa il saluto romano. MAI.

P.S. Se volete leggervi anche qualcosa in inglese: per UK http://www.dailymail.co.uk/news/article-3882476/Uber-loses-landmark-court-drivers-minimum-wage-offer-paid-holiday.html, per USA http://www.forbes.com/sites/ellenhuet/2015/06/17/uber-drivers-are-employees-not-contractors-rules-california-labor-commission/#15484e2515e4

Michele Ceraolo

Responsabile sviluppo territoriale GD Toscana

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