Troppe gaffes per Romney, milionari e Tea Party chiedono un cambio di passo

Troppe gaffes per Romney, milionari e Tea Party chiedono un cambio di passo

Dopo la diffusione del video in cui Romney parla con disprezzo del 47% di americani esenti dalla tassa sul reddito, la campagna repubblicana ha insist...

Dopo la diffusione del video in cui Romney parla con disprezzo del 47% di americani esenti dalla tassa sul reddito, la campagna repubblicana ha insistito in particolare su un punto: il discorso di Romney mancava di articolazione, ma ciononostante diceva la verità, vale a dire che durante la presidenza Obama la gente è diventata troppo dipendente dallo Stato. Come contrattacco, hanno diffuso un video del 1998 in cui Obama, allora senatore statale in Illinois, dice testualmente «in effetti credo nella necessità di una qualche redistribuzione della ricchezza, almeno quanto basta perché tutti abbiano una possibilità». Una dichiarazione di per sé molto moderata – è stupefacente che non sia stato citato l’episodio di “Joe l’Idraulico” delle presidenziali 2008: rispondendo a un idraulico (oggi candidato alla Camera per i repubblicani) che gli contestava l’intenzione di aumentare le tasse alle piccole imprese, Obama disse «quando diffondi la ricchezza, è un bene per tutti». Nel frasario della destra americana, redistribuzione della ricchezza è sinonimo di socialismo, e gli esempi terribili di socialismo sono i Paesi europei dove è presente, ad esempio, un sistema sanitario nazionale (resta celebre la domanda fatta a Biden nel 2008 da un giornalista di destra: “ci renderete un Paese socialista come la Svezia?”). Dopo decenni di fuga dallo Stato, però, questo discorso sembra non attirare più l’elettorato americano. Non vi fu nessuno scandalo quando Michael Moore incluse nel suo film “Fahrenheit 9/11” un video di Bush che, a un incontro con alcuni milionari, dice «siete la mia base». Ma oggi le dichiarazioni di Romney sul 47%, e il generale tono di destra radicale della sua campagna stanno trascinando al ribasso anche i candidati repubblicani al Congresso. Molti di questi si sono precipitati a chiarire che, come parlamentari o aspiranti tali, sentono che è un loro dovere rappresentare tutti gli americani e non solo una parte. Due esempi rappresentativi: in Massachusetts il senatore moderato Scott Brown, sfidato da una democratica rooseveltiana e fortemente di sinistra, ha dichiarato che la visione del mondo di Romney non è la sua. In Florida il deputato del Tea Party Allen West, noto per le sue opinioni estremiste (accusò 80 colleghi democratici di essere segretamente iscritti al Partito comunista), ha detto che Romney è stato un po’ goffo e avrebbe dovuto spiegarsi meglio. Messo alle corde da un elettorato che sembra rifiutare il modello reaganiano ogni giorno di più, Romney ha pubblicato la dichiarazione dei redditi per l’anno 2011. In realtà non è una grande sorpresa: era una promessa fatta da tempo, e quanto al vero tema della contesa – quante tasse ha pagato negli ultimi dieci anni – il suo staff si è limitato a rispondere che «negli ultimi vent’anni ha sempre pagato le tasse». Ma anche quella del 2011 è una dichiarazione molto eloquente: Romney ha pagato circa 2 milioni di dollari su un reddito di 14 milioni, ovvero il 14%. Non solo: ha anche rinunciato ad alcune detrazioni fiscali che avrebbero portato la sua aliquota reale al 10%. I grandi finanziatori del candidato repubblicano stanno dando segnali di impazienza: frustrati dalle troppe gaffes inanellate lungo il percorso, temono che le sei settimane che restano siano poche per poter sorpassare Obama. E così, mentre sul Wall Street Journal Romney viene definito «incompetente» (e la giornalista ha poi spiegato che è un eufemismo per «calamità ambulante»), anche l’estrema destra chiede più mordente. Secondo Sarah Palin, Romney deve «fare il selvaggio» e portare il Paese a «un momento-Gesù», ovvero un momento di improvviso chiarimento politico.

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