Sul valore legale della laurea

Sul valore legale della laurea

Con il governo dei Prof e’ tornata di moda l’abolizione del valore legale della laurea, scatenando  opposte fazioni in dichiarazioni bellicose a favor...

laurea Con il governo dei Prof e’ tornata di moda l’abolizione del valore legale della laurea, scatenando  opposte fazioni in dichiarazioni bellicose a favore o contro il provvedimento senza che si entrasse nel merito della questione. Proviamo a farlo.
Il valore legale della laurea non trova fondamento in una specifica norma ma si ricava da diverse disposizioni che riconoscono al  titolo di studio alcuni effetti. La laurea costituisce, infatti, sia un requisito per l’accesso a determinate professioni, sia lo strumento per accedere ai concorsi pubblici nella P.A. Per i suoi sostenitori, l’abolizione del valore legale della laurea renderebbe più efficiente il sistema valorizzando il merito degli studenti e la qualità degli Atenei.
Le università  verrebbero classificate in una specie di Ranking in modo da spingerle ad investire in didattica e ricerca rendendosi più’ attraenti per gli studenti: le aziende , infatti, premierebbero  le lauree ottenute nelle “migliori” università  mentre  la P.A. sarebbe in grado  di selezionare i
migliori, non essendo più costretta ad ammettere ai concorsi candidati con preparazione diversa ma formalmente “uguali.
Un sistema del genere, con Atenei di serie A e di serie B, presuppone che tutti gli studenti  possano  scegliere l’università migliore, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia di origine. Occorrerebbe quindi garantire uguali condizioni di partenza mediante un sistema adeguato di borse di studio. Invece nel 2011 il numero dei borsisti è ulteriormente calato, il grado di copertura delle borse è sceso dall’ 84% al 74%. In Italia solo il 9% degli studenti riceve la borsa di studio contro il 24% di Germania e Francia.
Il valore legale del titolo di studio svolge, dunque, una funzione di garanzia poiché consente di mettere su una posizione di parità formale i laureati, che per entrare nel mondo del lavoro dovranno poi misurarsi in base al merito e alle competenze acquisite. Abolire il valore legale della laurea  servirebbe solo a privare di qualsiasi garanzia chi non potrebbe permettersi le università più quotate.
Viene il dubbio che la scelta di riaprire oggi la discussione su questo tema sia  un diversivo del governo per distrarre i cittadini dai veri mali che
affliggono le nostre università. Il Ministro Profumo farebbe bene ad aprire un dibattito serio su altro: rifinanziamento del DSU, creazione di un sistema di valutazione degli Atenei con criteri certi e trasparenti, qualità della didattica e della ricerca, maggiore progressività di un sistema di tassazione studentesca profondamento iniquo e tra i più alti d’Europa.
Come direbbe una vecchio motto di una campagna pubblicitaria, non sogni ma solide realtà.

l’articolo è uscito sull’Unità di domenica 12 febbraio

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