Se nel Mediterraneo affonda la dignità di un Paese

Se nel Mediterraneo affonda la dignità di un Paese

Settembre 2012: ci prepariamo all’arrivo dell’autunno, all’inizio di un nuovo anno scolastico, alle conseguenze promesse e ora vicine delle tante rifo...

Settembre 2012: ci prepariamo all’arrivo dell’autunno, all’inizio di un nuovo anno scolastico, alle conseguenze promesse e ora vicine delle tante riforme discusse in Parlamento dal governo Monti.
La parola “novità” echeggia nelle aspettative di tutti, politici e non. Eppure c’è ancora qualcosa di ripetitivo, pericolosamente atteso e per niente sorprendente: l’immigrazione e il carico di sofferenza (oltre che di persone) che questa consegna alle pagine della cronaca del nostro Paese.
Ancora una volta, ancora in Italia, ancora in mare. Un motopesca con 130 persone a bordo, tra cui dieci donne e sei minori, è naufragato al largo di Lampedusa. L’ipotesi più accreditata? Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e  omicidio. Pochissime parole per un’immagine dai mille interrogativi.
Una “nave madre”che volontariamente getta in mare, una volta raggiunto il largo, decine di persone? Un’Italia dalla duplice faccia? Una che accoglie i superstiti nei centri di accoglienza dell’isola e una che ancora non ha, tra i tratti distintivi della propria carta di identità, una spiegazione esauriente e dignitosa alla richiesta di asilo dei tanti che ogni estate raggiungono le nostre coste? E l’Europa? Che ruolo può giocare in questa partita dei diritti? A lei e ai suoi vertici sono indubbiamente consegnati i dadi più importanti per la creazione di una politica comune, finalmente per dare risposte ai migranti; donne e uomini che si imbarcano guardando al loro futuro nel nostro Paese, nel nostro continente, con alle spalle guerre e carestie e davanti una distesa d’acqua che li separa dalla sopravvivenza.
Il Mediterraneo resta il collegamento principale tra Noi e la possibilità di cambiamento, mai accolta finora. Dalla precedente gestione del Ministero degli Interni del leghista Maroni ( proprio in questi giorni, protagonista dell’ennesima dichiarazione pro respingimenti, a favore di un paese impaurito e barricato, pronto per la difesa dall’”invasione”) ai video di Grillo, rimbalzati da un social network all’altro, sulla discrezionalità nelle modalità di trattamento degli immigrati per le forze dell’ordine, al governo Monti che sembra lontano da una posizione decisa sul tema dell’accoglienza e del diritto di asilo politico.
Molto stupore ma pochi passi in avanti. E in questo panorama, si fa spazio la facile polemica dell’incompiutezza politica con cui l’opinione pubblica, i media amano fotografare l’attuale gestione della res publica. Un rullino in bianco e nero per distinguere, al massimo, due colori: la Destra che arranca, si divide, prova a prendere il largo ma poi torna, fedele e con aria dimessa, a suonare il campanello della villa di Arcore e la Sinistra impegnata nel toto primarie. Con una didascalia della foto  più che scontata:          “tutti uguali”.
Qualche appunto:
-Noi, Giovani Democratici, da anni siamo in campo con battaglie per il riconoscimento dei diritti di ognuno: nel 2010, la nostra campagna “Stranieri di nome, italiani di fatto” non solo proponeva l’eliminazione del reato di clandestinità ma chiedeva una legge chiara sul diritto di asilo.
-Nei comuni toscani, così come in molte regioni italiane, il lavoro unito di volontari e reti del privato sociale permette da 1 anno e mezzo di gestire l’accoglienza dei rifugiati libici, protagonisti di un caso di  emergenza non trascurabile per l’intero paese. Manca una legge italiana, ma si procede con normative europee e proprio l’esempio toscano(basato su un lento inserimento di piccole comunità in numerose aree della regione, per non stravolgere ma permettere una convivenza spontanea e possibile)potrebbe fare da incipit per una discussione necessaria sulle norme attuali, di cui vogliamo occuparci. Un anno e mezzo è il tempo che serve per ottenere risposta alla domanda di asilo. In caso negativo, la teoria vuole che tutto torni al proprio posto, compreso il richiedente al proprio Paese. Ed è così che va realmente? È  questo il modo di combattere il fenomeno della clandestinità?Voi tornereste in un posto da cui avete rischiato la vita per scappare?
-La raccolta firme “L’Italia sono anch’ io”,  che ha fatto il giro del paese, e che chiedeva il diritto di voto e il conferimento della cittadinanza agli immigrati, è stata prevista nei programmi di discussione alla camera su richiesta del Partito Democratico, mentre Grillo si divertiva a definire, in rete, la questione: “una distrazione dai problemi reali” e otteneva, come risposta, il conferimento della cittadinanza onoraria a stranieri di seconda generazione per volere di molti sindaci italiani.
Ed ecco che la polemica sterile e infondata del “Tutti uguali” diventa per noi uno slogan e un ideale di cui vogliamo essere portabandiera.
A noi il futuro interessa, come ribadivamo nel nostro congresso nazionale pochi mesi fa. Ma il futuro di tutti,che non possiamo accettare affondi in un mare di indifferenza.

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