SE LA DEMOCRAZIA DIVENTA UN COSTO.

SE LA DEMOCRAZIA DIVENTA UN COSTO.

Auto blu, stipendi il doppio della media europea, vitalizi, pensioni dorate, privilegi vari ed eventuali.In questi giorni c’è chi scrive a Bersa...

Auto blu, stipendi il doppio della media europea, vitalizi, pensioni dorate, privilegi vari ed eventuali.
In questi giorni c’è chi scrive a Bersani, chi scrive ai giornali, vendicatori mascherati (politici trombati?) sui social network e grilli-ni parlanti nelle piazza, incitano alla rivolta.
Non ci sono distinzioni, è tutto marcio, tutto brutto.
La politica diventa il nemico, il popolo non più e non solo contro la casta.
Rischiamo qui che l’idea stessa di politica muoia assieme ai suoi odiosi privilegi, trascinando con sé la genuinità dell’impegno di migliaia di persone, la passione delle nuove generazioni, degli amministratori locali, lasciando il campo al populismo e alla demagogia.
Credo che questa debba essere la nostra preoccupazione primaria. Anche Napolitano l’ha accennato oggi.
La politica è l’arte del governo delle cose degli uomini, in greco delle città. E governare vuol dire risolvere i problemi, scegliere, costruire presente e futuro di una società.
Il problema vero è che in questo paese, da troppo tempo, non è niente di tutto ciò.
Ci troviamo davanti ai problemi di sempre, mentre la società è più povera e le disuguaglianze più forti, gli amici di amici, le cricche, gli inquisiti e i colpevoli, prosperano parassiti di un sistema che governa solo i propri affari. Sacrifici per i più, privilegi per gli eletti.
Non è più tollerabile, ma per cambiare le cose la Politica serve.  Non se ne può fare a meno.
Per questo dobbiamo stare attenti, anche la democrazia rischia di diventare un costo. La destra non ha che da guadagnarne.
La delegittimazione della democrazia assieme ai suoi strumenti apre lo spazio (ancora!) a capi benestanti e lobby. Una storia già vista.
L’alternativa a tutto questo siamo noi, ma per essere ascoltati dobbiamo dimostrare con forza la nostra credibilità.
Abbiamo bisogno di farlo per non rischiare che una sordità alla politica, generalizzata e forte, si diffonda, specie tra i più giovani. Quelli che la pensione non la vedranno, e che ad oggi guadagnano in un anno da precario meno che un mese da Parlamentare.
Dobbiamo esser da esempio nei fatti, portando nei territori dove governiamo la nostra idea di una politica sobria e concreta che risolve i problemi, rifiuta privilegi e con forza li elimina.
Partendo dall’eliminazione dei vitalizi dei consiglieri regionali, lavorando sulla massima trasparenza delle nomine, costruendo un chiaro ed accessibile anagrafe degli eletti, pubblicizzando spese e bilanci delle amministrazioni, presenze ed assenze nei consigli ai vari livelli, insomma cercando di sgombrare il tavolo da quelle troppe cose che oggi allontanano il cittadino.
Così saremo forti e credibili, riusciremo a smontare la forza del qualunquismo ed a far emergere quanto di buono la politica può fare mostrando quanto già fa dove il centrosinistra governa.
Dobbiamo lavorare perchè la politica possa essere immaginata come un investimento invece che come un costo.
Un investimento sul futuro, come il diritto allo studio o la scuola, come le strade ed i treni.
Costruendo una politica che sia fruttuosa per un Paese, non per una casta.

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