Romney in difficoltà sulla riforma sanitaria

Romney in difficoltà sulla riforma sanitaria

Molto probabilmente la riforma sanitaria non sarà l’argomento decisivo di questa campagna elettorale, che si concentrerà soprattutto sullo stato dell’...

Molto probabilmente la riforma sanitaria non sarà l’argomento decisivo di questa campagna elettorale, che si concentrerà soprattutto sullo stato dell’economia e, in misura minore, sui progressi compiuti dall’economia nel quadriennio dell’amministrazione Obama. Al momento, però, la sentenza della Corte Suprema, come rilevato anche dai sondaggi, ha prodotto nuovo entusiasmo tra i democratici e causato invece disorientamento, ancor più che delusione, tra i repubblicani.

Per gli estremisti di destra vale la dichiarazione di Newt Gingrich: la sentenza rende queste presidenziali le più importanti dopo quelle del 1860, ponendo la questione della libertà individuale contro il controllo statale.

Se la destra oltranzista si aggrappa a rigide e confortanti posizioni di questo tipo, molto maggiori sono i problemi per i moderati e per Romney. Da governatore del Massachusetts, Romney nel 2007 aveva varato una riforma sanitaria del tutto simile a quella di Obama (principali differenze: minori sussidi per l’acquisto dell’assicurazione, multe più salate per i datori di lavoro inadempienti). Di più, la aveva proposta come modello per risolvere il problema sanità a livello nazionale. Il governatore repubblicano della Louisiana, Bobby Jindal, tra i conservatori più influenti del Paese, il 30 giugno si è lasciato sfuggire pubblicamente il termine “Obamneycare” parlando dell’impegno di Romney ad abrogare la legge sanitaria se eletto Presidente. Involontaria o studiata, la gaffe dà corpo a una potenziale perdita di controllo del Partito Repubblicano sui suoi umori di destra – il termine “Obamneycare” fu coniato l’estate scorsa da Tim Pawlenty, all’epoca il principale avversario di Romney. Pawlenty era stato governatore del Minnesota, stato di forti tradizioni libertarie: se si pensa che Paul non ha ancora formalmente appoggiato la candidatura di Romney, e che il Partito Libertario candida alla Presidenza un ex governatore repubblicano del New Mexico, Gary Johnson, si capisce quanto questo fronte sia delicato e, per Romney, potenzialmente pericoloso.

Un pericolo del tutto reale è invece venuto dall’interno della campagna di Romney. La Corte Suprema ha deciso che l’obbligo di assicurazione è costituzionale non in virtù del potere del Congresso di regolamentare il commercio (come sosteneva l’amministrazione Obama), ma in base al potere di imporre tasse (in questo caso, la penale inflitta a chi è sprovvisto di assicurazione). Poiché Obama aveva ripetutamente negato che questa penale fosse una tassa, e visto che l’accusa ai democratici di aumentare le tasse fa parte del tradizionale repertorio repubblicano, la destra si è concentrata su una campagna anti-tasse. Le contraddizioni esplose su questo punto nel comitato di Romney hanno però sfiorato il ridicolo. Lo stesso Romney aveva negato, a proposito della sua riforma sanitaria, che la penale fosse una tassa. Questa posizione, fatta propria anche dai giudici di destra che hanno votato per la bocciatura della Obamacare, è stata ribadita da Eric Fehrnstrom, stretto collaboratore del candidato repubblicano. Il cui partito, però, è impegnato in un martellamento propagandistico contro la “tassa” di Obama. La posizione è stata finalmente “chiarita” dallo stesso Romney: la sanzione prevista dalla riforma è una tassa, perché così ha deciso la Corte Suprema, anche se lui personalmente non concorda con questa decisione e ritiene che si tratti di una multa e non di una tassa.

Non proprio il massimo per un candidato che, fin dall’inizio della sua campagna nel giugno 2011, è stato accusato da sinistra e da destra di due cose: essere troppo ricco ed essere un flip-flopper, cioè uno che cambia idea troppo facilmente per puro opportunismo politico. Lo stesso Fehrnstrom pochi mesi fa dichiarò imprudentemente che il programma di Romney era come una lavagnetta giocattolo che poteva essere cancellata e riscritta in ogni momento. E non è tutto: sul sito di Romney campeggia ancora l’impegno a nominare alla Corte Suprema «giudici dello stampo del Giudice Capo Roberts», ma in una recente intervista ha detto che «certamente non nominerei qualcuno di cui so che prenderà decisioni con cui sono in forte disaccordo», accusando Roberts di aver appoggiato la riforma sanitaria contro le sue stesse convinzioni e per solo calcolo politico.

Due influenti sostenitori di Romney, Rupert Murdoch e l’ex ad di General Electric Jack Welch, hanno pubblicamente reso noto il loro disappunto su Twitter, consigliando al candidato repubblicano di cambiare profondamente il suo staff perché «giocando in campionato con politici di Chicago non c’è spazio per i dilettanti». Il riferimento è chiaramente a Obama e ai suoi consiglieri, tutti provenienti da Chicago: la città, governata dai democratici fin dal 1931 e con 50 consiglieri comunali democratici su 50, è nota come l’ambiente politico più duro di tutti gli Stati Uniti.

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