Romney attacca il proprio programma e vince il primo dibattito

Romney attacca il proprio programma e vince il primo dibattito

Il primo dibattito presidenziale ha sempre favorito il candidato del partito di opposizione (tranne nel 1988 quando Dukakis si dichiarò contrario alla...

Il primo dibattito presidenziale ha sempre favorito il candidato del partito di opposizione (tranne nel 1988 quando Dukakis si dichiarò contrario alla pena di morte), e anche stavolta è stato così.

Gli instant poll effettuati nel corso del dibattito presidenziale rivelavano una situazione di parità tra i due candidati, in alcuni momenti con un leggero vantaggio per Obama. Il sondaggio finale della CNN, però, ha visto i due terzi degli intervistati assegnare la vittoria a Mitt Romney, a fronte di un quarto per Barack Obama.

In effetti la prestazione del Presidente ha perso di tono nel corso del dibattito, probabilmente perché Obama non si aspettava la tattica messa in atto dallo sfidante: con un vero e proprio uovo di Colombo, Romney ha scelto la semplice via di negare decisamente tutte le posizioni impopolari del suo programma politico – tranne la riforma di Medicare, cavallo di battaglia di Paul Ryan, troppo grande per essere nascosto.

Su tasse, finanziamenti a istruzione e ricerca, regulation finanziaria, assicurazioni sanitarie, il copione di Romney è stato sempre lo stesso: “sono d’accordo con quello che dice il Presidente, ma le sue leggi non risolvono il problema. Come Presidente, abrogherò le riforme di Obama e le sostituirò con una nuova legislazione”. Obama ha più volte ribadito che il piano economico di Romney prevede una spesa di 5000 miliardi di dollari in sgravi fiscali ai redditi alti e 2000 miliardi in spesa militare giudicata non necessaria dallo stesso Pentagono, e che queste spese non possono in alcun modo essere coperte dall’eliminazione di deduzioni e detrazioni fiscali, su cui peraltro Romney è sempre stato molto vago. Romney ha risposto: «se mi fosse chiesto di sostenere il piano fiscale che Obama mi attribuisce, direi assolutamente no». Obama è apparso preso in contropiede, e non ha potuto rispondere altro che «per 18 mesi ha fatto campagna su questa proposta, e adesso, a cinque settimane dalle elezioni, sta dicendo che la sua grande idea è “non importa”». Da allora, Obama ha continuato a insistere criticando proposte che Romney respingeva come non sue. Così, gli elettori hanno potuto scoprire un Romney che, sulla base della sua esperienza come uomo d’affari, sostiene «la regulation è essenziale. Il libero mercato non può funzionare senza regulation» – salvo poi evitare di spiegare perché la riforma finanziaria “Dodd-Frank” varata dai democratici è una cattiva regulation e con quali regole la sostituirebbe.

Nella base del Partito Democratico, a questo punto, molti sono stati delusi da un Obama che non ha fatto parola dei legami di Romney con l’oligarchia finanziaria di Wall Street, limitandosi a dire «qualcuno qui pensa che il nostro grande problema siano troppe regole e vigilanza su Wall Street? Perché se lo pensi, allora Romney è il tuo candidato. Ma io la penso diversamente». In realtà, le omissioni di Obama su questo punto – come pure sul “47%” e sul celebre “le corporations sono persone” – non sono casuali. Gli ascoltatori si aspettano che il Presidente esponga un suo piano politico diverso da quello avversario, e non che si sposti su un terreno di attacchi personali.

Per lo stesso motivo, soltanto una volta Obama ha accostato il candidato repubblicano alle politiche di George W. Bush, responsabili della crisi economica, e proposto invece se stesso come continuatore delle politiche di crescita e surplus di Bill Clinton.

Certo, alcuni silenzi da parte di Obama sembrano poco comprensibili. Parlando dello stallo politico tra la Camera repubblicana e la Casa Bianca, Obama non ha menzionato la dichiarazione del capogruppo repubblicano al Senato, «il nostro primo obiettivo è sconfiggere Obama», mentre nelle conclusioni finali Romney ha esposto proprio questa filosofia dicendo chiaramente «se sarò eletto, non avremo Obama».

Molto criticata la prestazione del moderatore, Jim Lehrer, 78 anni, un veterano dei dibattiti presidenziali. Romney lo ha interrotto più volte e Lehrer non è stato capace di far rispettare i tempi a nessuno dei due candidati.

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