Relazione congresso regionale GDToscana

Relazione congresso regionale GDToscana

Il nostro percorso è cominciato un anno fa, con il congresso regionale dei Giovani Democratici della Toscana. E’ stato un anno intenso, pieno di sfide...

congressoIl nostro percorso è cominciato un anno fa, con il congresso regionale dei Giovani Democratici della Toscana. E’ stato un anno intenso, pieno di sfide, di iniziative, di feste democratiche, assemblee , un anno in cui è cambiato tutto: sembra che ne siano passati dieci dal febbraio 2011 quando sono stato eletto. E’ stato un anno intenso per i GD Toscana, in cui la nostra organizzazione è stata protagonista. Siamo stati presenti in tutti i momenti importanti, in tutte le battaglie che hanno coinvolto i giovani, dalle manifestazioni studentesche alle campagne referendarie e per le amministrative, riuscendo a costruire un’organizzazione forte e capace di interpretare le realtà, di raccordarsi con i movimenti, di interagire con le amministrazioni locali a tutti i livelli, di farsi carico di battaglie importanti. Abbiamo seguito l’approvazione del progetto GIOVANI SI, 340mln investiti sui giovani toscani; siamo riusciti poche settimane fa, ad arrivare all’approvazione della prima legge sugli STAGE che in Italia introduce tutele, diritti e rimborsi in quello che è uno strumento di sfruttamento legalizzato nel 2012. Abbiamo ricreato le organizzazioni degli studenti medi in tutte le province della regione, riuscendo ad eleggere il Presidente del Parlamento Regionale degli studenti, i presidenti di molte consulte provinciali e costruendo con la Federazione degli Studenti un rapporto proficuo su tutti i territori. Abbiamo costituito il coordinamento degli universitari, spazio di discussione ed elaborazione importante che ci ha permesso di dire la nostra nelle discussioni e di intervenire con forza rispetto a decisioni che non condividevamo come quella dell’introduzione delle fidejussioni per le borse di studio, la modifica dei criteri per l’assegnazione, la sospensione del rimborso spese agli studenti di infermieristica, il costo delle mense. Ci siamo spesi in ogni campagna che ritenevamo giusta: dalle amministrative sui nostri territori alla trasferta milanese per Pisapia, siamo stati animatori del comitato 9 aprile contro la precarietà, abbiamo sostenuto i referendum, permettendo il voto di centinaia di fuorisede, abbiamo costruito “Basta col nero”, una campagna per la legalità negli affitti, e siamo stati in prima linea con il comitato Italia sono anch’io per la riforma della cittadinanza. Senza dimenticare la straordinaria prova di solidarietà che abbiamo dato raccogliendo con decine di cene e mercatini di solidarietà i fondi per la Lunigiana sconvolta dall’alluvione, le scuole di formazione ed seminari, le feste democratiche, le assemblee studentesche, i volantinaggi, i flash mob, le manifestazioni.


E’ stato un anno intenso di attività, un anno in cui è cambiato tutto. Siamo cresciuti con Berlusconi sui 6×3 dei manifesti elettorali, ed il 12 novembre, mentre a Siena discutevamo di diritti civili assieme ai compagni dell’Arcigay, questo incubo si è sgonfiato tra le urla della gente per strada ed i caroselli. Il Paese fermava la sua caduta giusto un metro prima del baratro, grazie alla saggezza del Presidente Napolitano ed alla grande prova di generosità del Segretario Bersani. Il Governo Monti ha aperto una stagione nuova, è stato dipinto tanto come il migliore dei mondi possibili quanto come un complotto della finanza. Nessuna delle opzioni è realistica. Al netto delle battute infelici di alcuni suoi esponenti, da cui ci si aspetterebbero meno stereotipi e più attenzione alla realtà, che non é quella che le loro frasi dipingono, l’esecutivo scelto dal presidente Napolitano sta faticosamente traghettando il Paese oltre l’emergenza, ci ha salvato dal baratro chiedendo grandi sacrifici ai cittadini, ha riportato dignità nelle istituzioni e messo da parte festini, processi e accompagnatrici per mettere al centro i problemi del Paese, ha riportato l’Italia ad avere voce in Europa, sta diffondendo una cultura della legalità che per anni era stata picconata. Non può essere il nostro governo, ha un’altra base parlamentare, non fa le cose che vorremmo fare noi, è retto da una maggioranza eterogenea (e sono d’accordo con chi in questi giorni guardando la foto dell’incontro tra ABC-Alfano, Bersani-Casini, diceva “è l’unico matrimonio da proibire”), inoltre non pare avere un’idea di futuro radicalmente diversa dalla via percorsa fino a oggi. Ma è un governo che potrà normalizzare il Paese dopo questi tragici venti anni.


Nel frattempo la politica si deve riorganizzare, e la sinistra prima di tutti, perchè come ha ricordato ieri Bersani a Parigi, “questo è il tempo delle forze democratiche, progressiste e socialiste”. L’Italia ha bisogno di una grande stagione di cambiamento che questo governo non è in grado di offrire, per quello ci sarà il PD. La Sinistra deve riorganizzarsi e deve farlo veloce, rischia oggi di essere travolta dal conformismo mediatico che incensa ogni atto del Governo Monti, scaricando su tutta la politica le responsabilità di mancate scelte che sono invece di una sua parte. Deve riorganizzarsi perchè la crisi può e deve diventare una fase di transizione, un’occasione di svolta da cogliere con forza per proporre un modello alternativo di sviluppo in cui si misuri la nostra idea di modernità. La tecnica non è neutrale, ogni scelta non lo è, perchè scarica i suoi effetti su una parte o un’altra dei cittadini. In questi anni l’idea che l’economia fosse una scienza, e per questo non discutibile ed esatta, come la tecnica, ha prodotto una catastrofe economica, politica, culturale. Guidati soltanto dalla volontà di aumentare il PIL abbiamo dimenticato la dimensione sociale ed ambientale del problema, creando una società più ingiusta, più disuguale, meno coesa, in cui al centro stavano le cose con le persone come contorno.


La sfida oggi sta nell’immaginare la modernità, e non è una sfida banale. Ne esiste una versione “standard”, quella che abbiamo rincorso fino ad oggi, che vede la modernità in contrapposizione ai diritti, in una rincorsa verso il futuro che dimentica dietro di sè la dimensione umana, la centralità della persona, dell’ambiente, l’ambizione di costruire democrazie forti e sane, in poche parole, l’idea di “un mondo che si arricchisce mentre gli uomini vanno in rovina”. E poi ne esiste una versione alta, forse troppo ma verso cui dobbiao tendere, un’idea di futuro in cui le persone e l’ambiente tornano al centro della scena, le disuguaglianze enormi di oggi , come quella vergognosa tra i 12 milioni di euro di Marchionne e la miseria che guadagnano ogni mese i famosi “ipergarantiti” oggi in cassintegrazione, vengono riconosciute come un elemento di destabilizzazione economico e sociale. Una modernità in cui l’Europa è il grando spazio dei cittadini e della democrazia oltre che del mercato, il lavoro è lo strumento di affermazione personale e luogo di dignità, non un momento accessorio al consumo, la conoscenza è il volano dell’innovazione e dello sviluppo, non un peso morto su cui tagliare ogni volta, in cui il modello sociale europeo è una grande conquista da difendere contro chi oggi cerca di smontarlo o ne decreta la morte con troppa sicurezza, ed i diritti sono uno spazio da riempire con forza, per non lasciarli indietro rincorrendo il domani.


Questo è il campo che vogliamo coltivare, servirà essere in grado di alzare il livello della nostra discussione, mettere in campo le migliori risorse che abbiamo, aprirci al contributo di tutti, lanciarci in una discussione serrata che ci porti oltre le ricette dell’economicismo cinico che negli ultimi anni ha arricchito il mondo ed impoverito le persone, ed oltre le nostalgie di chi vorrebbe tornare alle locomotive nel tempo dei superconduttori.


Abbiamo deciso di interpretare in questo senso il nostro congresso nazionale, provando ad uscire dallo schema personalistico per discutere di politica e di futuro, provando a uscire dal politicismo che ormai impera sui giornali (sembra che si possa parlare solo di primarie, alleanze, correnti, finanziamenti ai partiti etc), come dal dogma e dal pensiero unico che ha imperato in questi anni. Dalla toscana abbiamo cercato di farlo, tentando di rafforzare la discussione con il nostro emendamento alla tesi “il futuro mi interessa”, parlando di Europa, Università e diritti, consapevoli che per recuperare i giovani alla politica occorresse innanzitutto tornare a parlare di cose, di futuro, e dando un contributo sulla parte organizzativa, convinti che dalla nostra regione potesse arrivare un aiuto importante per migliorare senza ambiziose polemiche la nostra organizzazione nazionale.


Lo stesso approccio abbiamo cercato di darlo nell’elaborazione del documento politico toscano: provare ad uscire dal sindacalismo generazionale e dare un contributo per costruire la Toscana di domani. Questa è la sfida, provare a dare un contributo alla costruzione di una Toscana che sappia offrire ai suoi giovani un territorio dove vivere, dove esprimere i propri talenti, dove costruire il proprio futuro. Non vogliamo chiuderci nelle politiche giovanili, ma lanciare un segnale chiaro: ogni scelta che incide sul futuro è politica giovanile, e a noi il futuro interessa, perchè è lì che passeremo il resto della nostra vita.


E il rapporto Toscana 2030 lega il futuro ed il nostro territorio, disegna una regione che, senza interventi forti, rischia di arrivare al 2030 più povera, più vecchia, più diseguale, con meno capacità produttiva e quindi occupazione, meno coesione sociale, meno welfare. Se vogliamo che la Toscana non diventi terra di conquista per ricchi pensionati stranieri, e che mantenga le sue peculiarità rispetto al welfare, alla capacità di inclusione, alla sua vocazione come regione legata con forza al lavoro ed ai diritti, capace di fare del territorio un elemento di forza, dobbiamo anche qui pensare la crisi come un elemento di svolta. Vogliamo legare questa prospettiva al tentativo di fare della nostra regione e del suo governo la carta di identità di un Partito Democratico capace di offrire un’alternativa credibile e radicale.


Quando si pensa alla nostra Regione ci viene in mente la sua bellezza, il suo paesaggio famoso in tutto il mondo, i suoi prodotti tipici, il vino, le colline, i musei e le opere d’arte, le città scrigno che in ogni parte del territorio nascondono i gioielli che tutti ci invidiano. Questo però nasconde tanto di quello che siamo: nasconde le fabbriche, le università, le grandi, piccoli e piccolissime aziende che popolano ogni parte della regione, i laboratori artigiani, i distretti industriali, il lavoro agricolo e nel mondo dei servizi. Se vogliamo che la Toscana non si trasformi velocemente in una terra di conquista per stranieri scacciando i suoi giovani perchè incapace di offrirgli prospettive, dobbiamo avere la capacità di tenere assieme i due aspetti con la consapevolezza che entrambi siano necessari per far crescere la Toscana di domani senza distruggere quella di ieri. Il lavoro è il motore delle società e un lavoro più giusto, più diffuso, di maggiore qualità deve essere l’obiettivo anche qui, tenendo assieme le dimensioni di sostenibilità sociale e ambientale della crescita. E dal lavoro bisognerà ripartire, servirà puntare con forza sull’ innovazione e sui nuovi settori, sui telenti e le idee, dando la possibilità a chi ne ha di mettersi in gioco, su un legame più forte e costruttivo con il mondo universitario e con la formazione, mettendo la conoscenza al primo punto. Valorizzando il patrimonio dei nostri atenei, puntando con forza sul diritto allo studio, vero strumento di uguaglianza e sviluppo, investendo sulle infrastrutture, tanto quelle fisiche, per ricollegare alcuni pezzi di toscana oggi tagliati fuori del resto, quanto quelle leggere, in primis la diffusione delle connessioni veloci che ancora mancano in tanti posti. Dovremo superare il localismo, e questa litigiosità quasi medievale, con nuovi strumenti per la programmazione e l’amministrazione, che sappiano garantire una nuova capacità di gestire i problemi e lo sviluppo. Ed in tutto questo il territorio dovrà stare al centro del nostro progetto. Il territorio è paesaggio, è ambiente, è lo spazio in cui da sempre si dipana il progresso e lo sviluppo. Va tutelato in tutti i suoi aspetti, senza che però diventi un ostacolo. Partendo dalle città, che non possono continare ad espandersi all’inifnito lasciando dei buchi nei nostri spazi urbani che rischiano il degrado e la marginalità. Per arrivare alla questione dell’ambiente, che è centrale in un momento in cui non può essere visto come paesaggio e basta, ma come elemento cruciale di un nuovo equilibrio che partendo dalla gestione dei rifiuti, passando per lo sviluppo delle energie alternative, per la tutela e la cura della natura, dovrà diventare l’asse di una nuova politica che decide, trovando nella partecipazione, nel dialogo, nella trasparenza, nella difesa dell’ambiente e del territorio, l’antidoto ad un decisionismo anacronistico e ai fenomeni N.I.M.B.Y. Per fare della nostra terra lo spazio dell’alternativa bisognerà poi continuare ad essere avanguardia in tema di diritti, dalle questioni migratorie,al ruolo delle donne, passano per l’inclusione e il rispetto dei diversi orientamenti sessuali. Anche da qui passa la costruzione della toscana del domani. Gli episodi di Firenze del 13 dicembre, con l’uccisione da parte di un estremista di destra di due senegalesi, Samb e Diop, hanno mostrato come neanche la nostra terra sia avulsa da episodi di barbarie Oggi rischiamo che le tensioni si acuiscano ancora di più. L’integrazione è un terreno su cui investire, non con i CIE, indegni strumenti di detenzione contro ogni rispetto della dignità dell’uomo, ma con il rispetto, a cultura della tolleranza, la costruzione di spazi di confronto con le comunità straniere anche nelle istituzioni, agevolando la loro partecipazione, la possibilità di conservare la propria cultura e avvicinarsi alla nostra, prima di tutto con le scuole, e di esercitare la propria religione. Tolleranza e società aperta sono le guide anche rispetto alla capacità di essere terra di diritti: la questione femminile, il testamento biologico, le unioni civili, l‘omofobia e la transfobia hanno bisogno di interventi nazionali per riportare l’Italia nella modernità, ma non possiamo stare a guardare, le nostre amministrazioni possono e devono fare molto. Lavorare per spingere al massimo le nostre istituzioni su questo terreno è fondamentale per mostrare la nostra credibilità: portare nei comuni i registri del testamento biologico, trovare gli strumenti amministrativi per garantire alle coppie omosessuali non solo un riconoscimento formale nei nostri comuni, ma accedere ai servizi ed al welfare come le altre famiglie, promuovere campagne di sensibilizzazione contro la violena di genere o omofoba, potranno essere gli strumenti per portare la nostra regione all’avanguardia. Questa è la Toscana che immaginiamo, la toscana del lavoro, dei diritti, un territorio sano e coeso, accogliente per tutti e che non esclude nessuno, in cui tutti possano trovare lo spazio per esprimersi. E questo cercheremo di costruire assieme al partito democratico.


Ci misureremo sul merito delle nostre proposte e del nostro lavoro, senza rinchiuderci nel recinto della cooptazione nè rincorrendo il nuovismo, proveremo a farci largo sulla capacità di dare un contributo di idee e di passione, ad ogni livello, dal circolo ai ruoli nelle amministrazioni provando a conquistarci forza e spazio in base alla capacità di rappresentare i bisogni e dare risposte alle aspettative dei nostri coetanei. Non i giovani perchè servono facce nuove per idee vecchie, ma perchè portatori di idee, passione, coraggio. Il futuro ci interessa, ci interessa la nostra regione ed il nostro Paese, ci interessa l’Europa. E vogliamo essere protagonisti di questa stagione nuova. Ora che c’è da immaginare il futuro sarà fondamentale portare i giovani alla politica, per questo crediamo che servano i partiti e le organizzazioni giovanili. Il numero di giovani nei partiti non serve per contare le pennellate di nuovo su simboli sbiaditi, ma per misurare la qualità della democrazia. Cercheremo per questo di rendere il Pd più aperto, più credibile e più forte anche grazie ai Giovani Democratici.


In questi mesi siamo riusciti a coinvolgere tanti ragazzi, a riattivare territori che da tanto tempo mancavano, a mettere in rete esperienze e capacità. Siamo riusciti a diventare un punto di riferimento per tanti, ci siamo fatti trovare nelle scuole, nei licei, nelle università, su internet provando ad offrire una risposta a chi cercava uno spazio per fare politica. Cercheremo di farlo ancora meglio, per dare la dimostrazione, anche alle voci autorevoli che in questi giorni l’hanno ripetuto, che non siamo una generazione apatica e passiva. Lo faremo puntando sulla formazione, ribadendo con forza i nostri valori e le nostre idee, difendendoli da chi dice che la politica è tutte uguale e fa tutta schifo, coinvolgendo tanti di quelli che ancora oggi restano a guardare rifiutando l’impegno, provando a dimostrare attraverso di noi che una politica migliore di quella vista negli ultimi anni è possibile ed esiste.


Sentiamo forte la responsabilità di quell’ E SE ADESSO TOCCASSE A TE che ha animato il nostro congresso in tutti i circoli e nelle assemblee. Dopo i partigiani, dopo le donne, dopo gli operai, dopo i mille e dopo Peppino Impastato, adesso tocca a noi scrivere il domani della nostra Regione e del nostro Paese. Proveremo a farlo insieme. Con la capacità dimostrata in questi anni di saper andare oltre vecchi schemi ed apparteneze, noi che non abbiamo molto da vedere guardando indietro, ma un grande spazio da costruire correndo in avanti.


A questo servono i Giovani Democratici, ed in questo metteremo la nostra passione e le nostre idee. Non a servizio di un nome, di qualche capocorrente o delle ambizioni personali, ma a servizio di una generazione che oggi rischia di avere nostalgia del futuro e che invece vuole scriverlo, migliore e più giusto. Per tutti.


Buon lavoro.

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0