“Quale futuro per la sinistra francese? Uno sguardo a quanto accade Oltralpe dopo le primarie del PS”

“Quale futuro per la sinistra francese? Uno sguardo a quanto accade Oltralpe dopo le primarie del PS”

Tempo di primarie in Francia, tempi cruciali per la sinistra francese. Passate le elezioni interne al principale partito di centrodestra, l’UMP, che h...

Tempo di primarie in Francia, tempi cruciali per la sinistra francese. Passate le elezioni interne al principale partito di centrodestra, l’UMP, che hanno visto trionfare a sorpresa François Fillon sul sindaco di Bordeaux Alain Juppé e sull’ex Presdente della Repubblica Nicolas Sarkozy, ora è il Partito Socialista (PS) ad aver selezionato il suo cavallo per la corsa all’Eliseo del prossimo autunno.

 

Se il primo turno aveva riservato sorprese, con l’esclusione di uno dei grandi favoriti, l’ex ministro dell’economia di François Holland Arnaud Montebourg, i risultati del ballottaggio hanno confermato quanto previsto dai sondaggi d’opinione. A guadagnare il titolo di candidato della sinistra socialista, con un netto distacco sull’avversario (58%-41%), è il deputato, ed ex ministro del governo Holland/Valls, Benoit Hamon.

 

Lo scontro, che per citare i compagni Bruxellesi di EuDem: “è tra una sinistra di governo ed una tendenza verso un populismo di sinistra, che sembra sempre più prevalente nella sinistra francese odierna” ha fatto registrare un aumento nella partecipazione rispetto al primo turno. A fronteggiarsi erano le due anime principali all’interno del Partito Socialista d’oltralpe: da una parte l’ex primo ministro Manuel Valls, che si presenta come il volto di una sinistra di governo, mentre dall’altra Hamon, che propone formule di welfare, come il reddito universale, che sicuramente detteranno l’agenda del dibattito ben oltre le primarie socialiste.

 

A dare uno sguardo più ampio, tuttavia, la situazione interna al campo del centrosinistra, rimane in più articolata di quanto sembri. La candidatura del PS, infatti, non esaurisce un’offerta politica che continua ad essere molto frammentata e distante da quella “Alliance Populaire” preconizzata dal Segretario Generale del PS Jean-Christophe Cambadélis. Oltre alla divisione in seno al PS tra ala maggiormente liberale e “di governo” ed ala massimalista (a sua volta divisa tra quella nuova area di sinistra tendente al nazionalismo – patriottismo costituzionale direbbe Stefano Fassina – e un area di mezzo rappresentata da Hamon), il fronte si arricchisce di due candidati che hanno deciso di non presentarsi alle primarie, ma di correre in solitaria alla presidenza dell’Eliseo: Jean-Luc Mélenchon ed Emmanuel Macron, oltre al verde Yannick Jadot.

 

Se il primo non rappresenta una novità nel panorama politico francese, in quanto a lungo segretario del Front de Gauche, legato alla Sinistra Europea, il secondo rappresenta un’incognita interessante nello sviluppo della corsa alla presidenza. Ex banchiere d’affari ed ex ministro dell’economia del governo Hollande-Valls, Emmanuel Macron ha deciso di fondare un suo movimento “En Marche” e di correre da solo, senza partecipare alle primarie del PS (partito al quale, d’altro canto, non ha mai aderito). La sua posizione ricalca in larga parte quella di Emmanuel Valls, con un taglio fortemente liberale ed orientato a quel rinnovamento della sinistra riformista proposto anche da Matteo Renzi in Italia.

 

Lo scontro tra le varie anime della sinistra francese potrebbe avvantaggiare proprio quest’ultimo, il quale, forte di un consenso crescente, di una reputazione forte, e di un appeal maggiore, potrebbe trarre vantaggio dalla frammentazione del PS, già in calo vertiginoso di consensi. Questo trend potrebbe consolidarsi maggiormente soprattutto dopo la vittoria di Benoit Hamon. In questo caso, infatti, è molto probabile un’emorragia di consensi, che dal PS vada a rimpolpare le fila del movimento di Macron, che a quel punto di pone senza ombra di dubbio come candidato in grado di contrastare l’ascesa di Marine Le Pen.

 

Il problema inoltre, non si esaurisce in sede di primarie, e nemmeno in sede elettorale, ma investe direttamente la sinistra europea nel suo insieme. Come già evidenziato, a scontrarsi sono due posizioni politiche ben precise della sinistra, due posizioni che trovano consensi anche al di la dei confini francesi e che sicuramente alimenteranno il dibattito ben oltre le elezioni transalpine. A cozzare non sono infatti solo posizioni più o meno favorevoli a determinate politiche di welfare o più o meno tendenti al liberismo, ma soprattutto due visioni che stanno sempre più divergendo attorno al tema dell’integrazione europea. Se in Italia il tema rimane ancora abbastanza marginale (con il solo Fassina ad aver preso nettamente una posizione anti-Euro, e un dibattito solo emergente in seno a SI), in Francia Arnaud Montebourg ha definitivamente sdoganato il tema all’interno di un partito affiliato al PSE e tutti attendono al varco Benoit Hamon, strenuo oppositore, per fare un esempio, del progetto di costituzione europea naufragato col referendum del 2005. Al contempo, un candidato esterno e tendente al liberismo come Emmanuel Macron si sta facendo alfiere dell’europeismo con proposte (come quella di un budget europeo o di un esercito UE) che spostano nettamente l’asticella del dibattito sull’integrazione.

 

Il rischio per la sinistra francese dunque (e dei socialisti europei più in generale)  è quello di venire da una parte risucchiati nel crescente sentimento antieuropeista e nazionalista, e dall’altra di rimanere subalterni ad un pensiero liberista che vede nel mercato europeo l’unica raison d’être dell’integrazione europea. La vittoria di Benoit Hamon sicuramente aprirà un dibattito all’interno del PSE sulla direzione da prendere in un periodo complesso per la sinistra europea e mondiale, forse un’ultima chiamata, prima di essere risucchiati definitivamente dal vortice populista.

Michail Schwartz

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