Per non morire di mafia

Per non morire di mafia

la storia di un uomo, un padre, un procuratore antimafia   Un libro trasformato in spettacolo,che ritrae la vita di un uomo,con le sue mille incertezz...

antimafiala storia di un uomo, un padre, un procuratore antimafia

 

Un libro trasformato in spettacolo,che ritrae la vita di un uomo,con le sue mille incertezze, padre di famiglia e soprattutto procuratore nazionale antimafia. Pietro Grasso, sale sul palcoscenico del “Teatro La Pergola” insieme all’ assessore del comune di Firenze Cristina Giachi ,all’assessore regionale Cristina Scaletti, a Margherita Rubino e Sebastiano lo Monaco, sceneggiatori dello spettacolo “Per non morire di mafia” (tratto dall’omonimo libro del procuratore), e al regista,Alessio Pizzech.

Sale sul palco circondato dai “suoi ragazzi” della scorta e accolto da una vera e propria standing ovation durata alcuni minuti.

Tre aspetti della vita pubblica diversi tra loro (amministrazione,forze dell’ordine e arte) che si intrecciano per ergere quel “muro di solidarietà e consapevolezza” che lascerebbe fuori dalla società,quel “male che è troppo spesso definito erroneamente incurabile”:le mafie. La partecipazione attiva,le testimonianze riportate dai ragazzi sui campi di lavoro della campagna “Liberarci dalle spine”,la fondamentale importanza di progetti formativi legati dal “filo della legalità”, fanno nascere e crescere la cultura della legalità,che costituisce le fondamenta del “muro anti-mafia”.


La silenziosità delle mafie deve essere rotta con la consapevolezza che la criminalità organizzata non è un fenomeno circoscritto ad alcune regioni del sud,ma “è il nostro invisibile vicino di casa”. Ecco quindi che l’arte deve mettere al servizio di un impegno civile quella sua inimitabile forza di “buttare fuori,di urlare in faccia”,utilizzando la propria capacità comunicativa come “una lama che incide nelle coscienze un solco profondo e indelebile”.


La testimonianza,in quanto fatto vissuto sulla propria pelle, è la forza più importante che possa essere esercitata,poiché quei comportamenti,quei fatti sono inconfutabili. I ragazzi che hanno partecipato ai campi di lavoro antimafia del progetto “liberiamoci dalle spine”,promosso dall’ARCI in collaborazione con la cooperativa “lavoro e non solo” hanno toccato con mano quanto sia radicata la presenza della mafia in determinate zone e hanno capito quanto importante sia dare il proprio contributo,vivendo prima e testimoniando poi questa esperienza che rappresenta l’esempio dell’ “antimafia concreta”,unica che veramente ha il potere di incidere sulla comunità.


Il sequestro e la confisca,infatti,hanno come scopo principale quello di restituire ai cittadini quei beni che la mafia aveva usurpato alla comunità. Inoltre la vera forza della legge 108 del 1996, è quella di intaccare l’economia delle cosche. “La vera paura del mafioso – come spiega il procuratore Grasso – non è di andare in carcere,ma che lo stato gli metta le mani in tasca”. Questo rafforza il valore dell’esperienza di collaborazione con le fondazioni e le cooperative che quotidianamente cercano di valorizzare i beni confiscati,facendo sì che si trasformino da luogo grigio di paura e asservimento,a un luogo letteralmente colorato simbolo della “libertà dalle spine mafiose”.


Stuzzicato da una domanda,Pietro Grasso tocca l’argomento della riforma della giustizia varata dall’attuale governo Berlusconi,definendola “più che una riforma della giustizia una riforma dei magistrati in quanto,vogliono intimidire, minacciare, bloccare i magistrati e soprattutto i pm. I magistrati – spiega -diventerebbero dei passacarte, una sorta di avvocati della polizia e perderebbero quell’autonomia e indipendenza che non è finalizzata al proprio potere,ma serve per effettuare quel controllo di legalità che tutti i cittadini vorrebbero: non lo vogliono certo coloro che cercano profitti personali”.

La riduzione dei tempi processuali,certamente necessaria,deve essere raggiunta con una “vera riforma” che non comporti la prescrizione,ma garantisca giustizia a tutti i cittadini. “L’aspirazione alla verità – spiega il procuratore – non deve assolutamente essere cancellata dal tempo,come alcuni uomini di spicco cercano di farci credere”. E’ necessario varare una riforma “per arrivare a definire la responsabilità dei colpevoli o l’eventuale assoluzione di innocenti e non per far morire processi in corso”. Una durissima presa di posizione che viene accompagnata ad un accenno agli altri disegni di legge che,per salvaguardare il premier dai suoi innumerevoli problemi giudiziari, sottraggono validi strumenti investigativi alle forze dell’ordine, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata.

Il procuratore,sottolinea inoltre l’importanza della scuola: una scuola che davvero contribuisca alla maturazione di un cittadino che concepisca come fattore fondamentale il senso della legalità,una scuola che sia realmente il “connubio tra formazione e legalità”. L’istruzione pubblica deve plasmare la coscienza di ogni alunno,facendogli acquisire la consapevolezza che la legalità non è solo una parola astratta,ma deve essere vissuta ogni giorno e deve comprendere tutti gli ambiti della vita di ciascuno.

La fiducia nelle proprie idee,la speranza che veramente qualcosa possa cambiare è quella che Pietro Grasso,il cittadino Pietro Grasso chiama “ingenuità”,un’ingenuità positiva,tipica dei giovani.

Oggi,la parola ingenuità è spesso accompagnata dalla parola “utopia”,entrambe considerate come due aspetti estremamente negativi e soprattutto non concreti. Eppure è proprio con questi due termini che si fa la storia: Copernico,Galileo,Newton hanno rivoluzionato la concezione dell’esistenza umana solo perché credevano fermamente nelle proprie idee e vedevano le utopie come limiti superabili. Personaggi simbolo dell’antimafia,come Falcone e Borsellino hanno testimoniato,con la loro vita,che quell’aspirazione ad un mondo migliore,va inseguita,combattendo anche a costo della vita.

E’ per questo che Grasso crede che sia nei giovani una risposta veramente concreta per dire no alle mafie, per quella ingenuità che li porta a vedere in quella che viene definita un’utopia,un qualcosa da ottenere con la forza delle proprie idee e dei propri valori.


Giulia Ercolini

Responsabile legalità e giustizia GD Toscana

 

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