Ognuno percorra i suoi 100 passi !! denunciamo sempre illegalità e l’ingiustizia!

Ognuno percorra i suoi 100 passi !! denunciamo sempre illegalità e l’ingiustizia!

“Si sa come si nasce,ma non come si muore”,ma Peppino Impastato conosceva la sua sorte e nonostante questo non ha mai smesso di gridare che “la mafia ...

peppino“Si sa come si nasce,ma non come si muore”,ma Peppino Impastato conosceva la sua sorte e nonostante questo non ha mai smesso di gridare che “la mafia è una montagna di merda”. Urlare,in faccia a suo padre,amico del boss numero uno di Cosa Nostra, Tano Badalamenti, al marito di sua zia Cesare Manzella, un boss di prima grandezza nel mondo mafioso.
Urlare nella sua radio Aut,una radio libera e autofinanziata,divenuta simbolo della sua lotta; urlare nelle sedi di partito,con la convinzione che entrando nel mondo della politica fosse realmente possibile risanarlo. Urlava facendo nomi e cognomi di politici e mafiosi che andavano a braccetto.

Un personaggio troppo scomodo, il “ribelle” Peppino che venne ucciso a 30 anni, sui binari della ferrovia di Cinisi.  Lo misero sulle rotaie quando era già stordito, legarono il corpo su una carica di tritolo e fecero brillare l´esplosivo. Era la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978,non casualmente il giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, che trasformò il caso di Peppino,una semplice nota a margine di pagina su qualche quotidiano nazionale. L’omicidio di Peppino segnò fortemente la vita di chi sopravvisse. Di sua madre Felicia Bartolotta e di suo fratello Giovanni,custodi della sua memoria insieme al centro documentazione antimafia,intitolato a Peppino,implacabili cacciatori della verità evidente,ma scomoda.

Per 23 anni, provarono ad ucciderne la memoria sotto una ricostruzione di comodo che lo voleva suicida o saltando in aria incidentalmente maneggiando l’esplosivo. Ci sono voluti 23 anni perché Peppino fosse riconosciuto un morto di mafia. Quello di Peppino fu l’assassinio di un Consigliere Comunale eletto nonostante la sua morte,di un giornalista postumo,in quanto iscritto all’albo dei professionisti solo nel 1997.

Dopo due archiviazioni,il caso Impastato si chiuse nell’aprile 2002:Tano Badalamenti fu condannato all’ ergastolo insieme a Vito Palazzolo suo braccio destro, condannato a 30 anni. A Peppino hanno dedicato un film,innumerevoli canzoni,uno spettacolo teatrale. Dopo 23 anni, Peppino è diventato un esempio di come,con coraggio e coerenza, ci si possa ribellare a tutto ciò che sembra scontato e immutabile. I cento passi che dividono la casa di Peppino da quella del suo assassino (ora sequestrata e affidata a Giovanni Impastato) sono i cento passi che devono essere percorsi ogni giorno denunciando ogni illegalità e ogni ingiustizia,ricordando sempre Peppino Impastato,un vero eroe italiano!

Giulia Ercolini.
Responsabile legalità Giovani Democratici Toscana.

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