Obama: “Il Presidente non deve solo fare profitti”

Obama: “Il Presidente non deve solo fare profitti”

La campagna presidenziale si sta sempre più giocando su due diverse visioni della società e della politica. Il principale argomento della propaganda d...

obamaLa campagna presidenziale si sta sempre più giocando su due diverse visioni della società e della politica. Il principale argomento della propaganda di Romney, fin dalle primarie repubblicane, è stata la sua esperienza come grande capitalista e uomo d’affari: la persona giusta,
cioè, per ristrutturare quel grande capitale che sono gli Stati Uniti e avviare un nuovo ciclo di crescita che torni a superare i livelli pre-crisi. Se in precedenza la campagna democratica presentava Romney come il semplice “candidato dei miliardari”, la contestazione tocca ora un livello più profondo: la negazione radicale dell’assunto secondo cui un uomo d’affari, sia pure di successo, sia particolarmente indicato per guidare uno Stato. Infatti, le società di investimento private hanno come fine la massimizzazione dei profitti.
Ma, ha argomentato Obama, «quando sei Presidente, e non capo di una società di capitali, allora il tuo compito non è semplicemente massimizzare i profitti. Il tuo compito è assicurare che tutti possano farcela». La risposta repubblicana oscilla tra il denunciare «l’attacco del Presidente al sistema della libera iniziativa» e il catalogare l’offensiva democratica come una “distrazione”. Si tratta in realtà di una chiara strategia da parte di Obama: «Non è una distrazione. È il tema di questa campagna».

Il discorso di Obama è stato tenuto a Chicago, la sua città, ai margini del vertice NATO. Il palcoscenico non era casuale: qualche giorno dopo, l’ultimo lunedì di maggio, gli Stati Uniti celebrano il Memorial Day in ricordo dei militari caduti in servizio. A Washington il vicepresidente Biden, che svolge il ruolo di rassicurante contrappeso alla verve e al radicale riformismo di Obama, ha parlato ai familiari dei caduti. Nell’occasione ha ricordato, in un momento di umanità forse non improvvisato ma nondimeno sincero, la perdita della moglie e di una figlia in un incidente stradale nel 1972. «Per la prima volta nella mia vita», ha detto, «capii come si potesse decidere coscientemente di suicidarsi». Anche per la sua fede cattolica, Biden ha sempre citato la famiglia come uno degli assi portanti della sua vita, ad esempio ricordando la figura della madre scomparsa due anni fa, o ricordando, nell’elogio funebre del senatore Byrd, come questi gli fosse stato vicino nella sciagura che lo colpì nel ’72. Peraltro Biden non è nuovo a gesti informali nei confronti di militari: alla conclusione della missione in Iraq, servì personalmente hot-dog ai soldati rimpatriati. Si tratta, da un lato, di un richiamo a punti di riferimento tradizionali che possano infondere fiducia nella comunità nazionale in tempi di crisi. Da un altro lato, la “confessione” di Biden rientra nella strategia obamiana di non combattere una campagna presidenziale sulle cifre macroeconomiche ma sulla componente più prettamente umana della vita associata.

In tutto questo, svolge un ruolo unificante il tradizionale ottimismo obamiano: in questo caso specifico, il tentativo di sconfiggere Romney nel voto dei reduci – considerati un bastione repubblicano, tanto da essere il gruppo responsabile dell’orientamento a destra della popolazione maschile complessiva, di cui costituiscono circa un quarto. Con la fine di impegni militari su larga scala, la popolazione dei veterani è composta principalmente di reduci del Vietnam, della Corea e della Seconda guerra mondiale, destinata perciò a ridursi gradualmente nel tempo. Il trend è evidente nel fatto che, per la prima volta dal 1944, nessuno dei due candidati alle presidenziali ha
fatto il militare. Ma la determinazione di Obama non viene meno: celebrando i 50 anni dell’inizio della guerra, il Presidente ha parlato ai reduci del Vietnam: «Siete stati spesso incolpati per una guerra che non avete iniziato voi, mentre avreste dovuto essere onorati per aver servito con valore il vostro Paese. È stata una vergogna nazionale, una disgrazia che non avrebbe mai dovuto accadere.
E per questo qui, oggi, ci impegniamo a che non si ripeta», in quello che è suonato un riferimento al pacifismo dei democratici durante la guerra e alla diffidenza verso i reduci nel decennio successivo. Non è mancato il consueto richiamo al “volto umano” della politica: «È importante che i nostri figli comprendano i sacrifici fatti dalle nostre truppe in Vietnam; per loro, questo ha più significato di una citazione nei libri di storia».

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