Non è una questione di genere, ma di coraggio.

Non è una questione di genere, ma di coraggio.

Dove nascere e morire non si sceglie, come vivere sì. Non è una questione di genere, ma di coraggio. Le donne che hanno dedicato la propria vita alla ...

Dove nascere e morire non si sceglie, come vivere sì.
Non è una questione di genere, ma di coraggio. Le donne che hanno dedicato la propria vita alla lotta alla mafia sono delle giganti.
Chi come madre, chi come compagna, chi come figlia di un boss.

Immaginiamo di essere nate a Cinisi negli anni ’70, in un’epoca dove spesso non si poteva neppure  scegliere chi si sarebbe sposato.
Ma Felicia dimostra subito la sua determinazione: si ribella a questa logica e sposa un altro uomo, per amore.
Senza sapere però che la sua famiglia era legata alla mafia locale: “io allora non ne capivo niente di mafia, altrimenti non avrei fatto questo passo”.
La vita ‘adulta’ di Felicia Impastato, mamma di Peppino, è cominciata così. Poi è diventata madre coraggio antimafia.

Basta una semplice ricerca su internet: lo sguardo di Rita Atria e quello di Lea Garofalo sono una doccia fredda, trasudano tensione e determinazione.
Rita Atria, testimone di giustizia a soli 17 anni. Si era decisa a collaborare con la magistratura a seguito dell’omicidio del padre e del fratello. Con la morte di Borsellino perde il suo punto di riferimento: dopo pochi giorni dalla strage di via d’Amelio si suicida.
Lea Garofalo, anche lei testimone di Giustizia, viene uccisa nel 2009 dall’ex-compagno, Carlo Cosco. La sua fermezza continua a vivere in sua figlia Denise.

Storie di donne che non vengono ripercorse e ricordate frequentemente. Eppure anche loro sono state protagoniste importanti contro l’omertà mafiosa che serpeggiava dentro le mura domestiche.

Di lotta alle mafie non dovremmo parlarne solo in occasione di “date particolari” e commemorazioni : il 21 marzo, giornata internazionale della lotta alla mafia; il 9 maggio 1978, giorno in cui fu ucciso Peppino Impastato; il 19 luglio 1992, giorno della strage di via d’Amelio in cui perse la vita Borsellino e quella di Capaci, 23 maggio 1992, in cui morì Falcone.
Le vittime delle mafie insegnano a ricordare, ma prima di tutto insegnano a combattere. Ogni giorno.

Molte e molti di noi, Giovani Democratici, hanno intrapreso la strada dell’impegno civico e politico, volendo anche  portare avanti questa battaglia. L’attenzione ai temi della lotta alla mafia è parte fondamentale della nostra formazione. I cento passi di Peppino Impastato ce li sentiamo scalfiti nella mente.

Questa sera, su Rai 1, andrà in onda la fiction sulla vita di Felicia Impastato. Molti la ricordano per quel suo ‘io vendette non ne voglio’ che 38 anni fa segno l’inizio della strada che ha portato lei e un Paese intero a rendere  giustizia al figlio morto ammazzato, a riconoscerne la straordinarietà dell’azione. Stasera la Rai fa un buon servizio pubblico.
Una programmazione che va nella direzione opposta alle comparsate dei Casmonica o a all’intervista al figlio di Riina.
Stasera speriamo siano tante le giovani e i giovani che vogliano ripercorrere, se già la conoscono, o scoprire la storia di questa donna, di questa mamma.

Agli amici di Peppino, ai tanti giovani che anche dopo la morte del figlio andavano a trovarla, Felicia diceva: “Tenete alta la testa e la schiena dritta”. E noi ce la immaginiamo così: con un passato pieno di sofferenza ma con una forza d’animo che non muore mai. Neanche con tutto il tritolo del mondo.

Alessandra Nardini, Consigliera regionale PD

Camilla Ricottini, segretaria GD Firenze Città

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