CONTRO LA CRISI INVESTIAMO IN SAPERE!

CONTRO LA CRISI INVESTIAMO IN SAPERE!

  LIBERI DI… costruirci il FUTURO! La campagna “Contro la crisi investiamo in sapere” ha origine dalla necessità di ripensare gli in...

 

LIBERI DI… costruirci il FUTURO!


La campagna “Contro la crisi investiamo in sapere” ha origine dalla necessità di ripensare gli interventi in materia di diritto allo studio universitario in un’ottica più ampia, a fronte di una crisi economica che sta scaricando  gli effetti più pesanti sulle giovani generazioni, escluse dal circuito di inserimento nel mondo del lavoro (disoccupazione giovanile al 36%) e impoverite nel bagaglio formativo dai tagli degli ultimi anni al sistema universitario,  con le famiglie  (soprattutto quelle dei ceti medi e bassi) che sempre più a stento riescono a sostenere le spese per far accedere i propri figli all’istruzione universitaria.

Risulta evidente come l’attuale sistema di diritto allo studio non possa bastare in un Paese che si impoverisce costantemente e pertanto deve essere rinnovato alla luce dei cambiamenti economici e sociali intervenuti, in una direzione che favorisca l’incremento di coloro che accedono all’università, strumento indispensabile  per garantire un minimo di mobilità  sociale e soprattutto volano di sviluppo in un’economia che deve velocizzare la transizione dalla “società della conoscenza” al mondo del lavoro.


Studiare ai tempi della crisi

I dati tratti dalla Sesta Indagine Eurostudent sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani dimostrano come gli effetti della crisi si ripercuotano nel calo di immatricolazioni ( diminuite del 10%) e nella scelta dei ragazzi sul luogo in cui intraprendere il proprio percorso di studi.

Le famiglie hanno sempre più  difficoltà a sostenere le spese necessarie per pagare gli studi ai propri figli, soprattutto in una regione diversa da quella di residenza, e gli studenti italiani sono quindi costretti a vivere con i genitori.

Il 73% di loro vive in famiglia – davanti a noi solo Malta con il 76% (negli stati scandinavi tale percentuale oscilla tra il 4 e il 12%) – mentre il 50,6% degli studenti è pendolare.

Il pendolarismo assume i caratteri di una vera e propria “strategia di sopravvivenza” per quanti non possono sostenere i costi dello studiare “fuori sede”.

Uno studio dell’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha posto l’attenzione sulle spese sostenute dagli universitari nel corso dell’anno accademico: fra tasse universitarie, costo dei libri e delle dispense, trasporti, cibo, affitto e spese per la casa si spendono migliaia di euro ogni anno.

Dunque alle famiglie impoverite non resta che indebitarsi come dimostra una recente rilevazione operata dal broker online Prestiti.it che ha accertato che nell’ultimo anno circa 40.000 italiani hanno richiesto un prestito per pagare i propri studi o quelli dei figli. La somma ottenuta, circa 10.000 euro in media, è utilizzata o per finanziare gli studi universitari o per la formazione post – laurea. Tale indagine si rivela ancor più preoccupante se si guarda allo spaccato territoriale della richiesta di prestiti: ne deriva una sostanziale omogeneità sul territorio nazionale in base all’ammontare richiesto (addirittura la cifra media richiesta in Toscana, 11.550 euro, sarebbe maggiore di quella mediamente richiesta in Calabria, 9.500 euro).

Ciò significa che anche Regioni storicamente “virtuose” in materia di diritto allo studio universitario risentono pesantemente degli effetti della crisi che si sono abbattuti prevalentemente sul ceto medio- basso allargando la forbice tra una fascia e l’altra della popolazione.

In Italia solo il 7% degli studenti iscritti riceve la borsa di studio, a differenza di quanto avviene in Germania, Francia e Spagna, dove la percentuale è del 24%. A causa dell’ulteriore taglio del 35% operato dall’ultimo Governo Berlusconi ai fondi per il DSU (circa 1/3 di quanto investito in Francia e Germania), il grado di copertura delle borse è sceso al 74% degli aventi dirittosono 45.000 gli studenti idonei che non fruiscono della borsa di studio pur avendone il diritto) .

 

La situazione in Toscana e la copertura finanziaria del progetto

La nostra Regione, che conta più di 120.000 studenti iscritti, è stata da sempre terra di accoglienza e meta privilegiata per migliaia di studenti fuori sede (circa 35.000 provengono da fuori regione) grazie soprattutto all’efficienza del sistema di diritto allo studio, vero punto di forza in un panorama nazionale che vede solo 11 regioni, tra cui la Toscana, garantire il 100% delle borse di studio. Allo stato attuale, sono circa 11.086 (circa 6 studenti su 100) i borsisti che usufruiscono delle diverse forme di contributi economici assegnati a richiesta o per concorso agli studenti universitari meritevoli ma che si trovano in condizioni economiche disagiate.

Tuttavia, anche in Toscana, come nel resto d’Italia, si son fatti sentire pesantemente gli effetti dei tagli al Fondo integrativo statale per le borse di studio, costringendo la Regione a stanziare risorse extra per evitare di smantellare il “modello Toscano” di DSU. Le difficoltà economiche hanno spinto, inoltre, l’ARDSU a introdurre recentemente una fasciazione dei prezzi delle mense universitarie che riteniamo vada comunque a tutelare gli studenti appartenenti ai ceti medio bassi e ad incidere sulle fasce di reddito più alte.

Una novità importante è contenuta nel decreto legislativo 68/2012 recante la revisione della normativa in materia di diritto allo studio: nel testo (art. 18, comma 8) è prevista la rideterminazione della tassa regionale per il diritto allo studio (imposta a carico della generalità degli studenti ma con vincolo di utilizzo per il finanziamento del diritto allo studio). Viene infatti introdotta la possibilità per le Regioni di prevedere un’imposta unica del valore di 140 euro o di articolarla in 3 fasce (120 euro, 140 e 160) in base all’indicatore ISEE del singolo studente.

Dalla relazione tecnica che accompagna il decreto  si evince che lo stanziamento statale dovrebbe ammontare a circa 175 milioni di euro (in aumento rispetto all’anno precedente),  a cui andranno aggiunti gli importi derivanti dalla suddetta tassa regionale per il diritto allo studio, pari a circa 250 milioni. Il totale complessivo delle risorse per il dsu ammonterebbe quindi a 425 milioni, di cui il 60% provenienti dalle tasche degli studenti, con un aumento medio delle tasse regionali di circa il 44% a livello nazionale.

In Toscana l’importo della tassa è fermo dal 1998 a 96 euro e risulta evidente come il nuovo sistema di tassazione comporterà un extragettito di almeno 5 mln di €da 12 a 17 mln).

 

Che fare?

In forza di tutte queste considerazioni chiediamo che le maggiori entrate, nell’ordine di 5mln di euro relativi all’aumento della tassa regionale e di 2/3 mln derivanti dal rifinanziamento del fondo integrativo nazionale avvenuto quest’anno, non vengano utilizzate dalla Regione Toscana per ridurre il proprio finanziamento al sistema di  DSU ma siano destinate alla predisposizione di interventi volti al potenziamento del sistema del diritto allo studio regionale, allargandone la copertura sia in termini numerici che settoriali  per venire incontro alle esigenze nuove e più pressanti, dovute ad una crisi che sul nostro territorio sta avendo forti implicazioni sociali.

 

Cliccando sui link seguenti sarà possibile visualizzare i dettagli della campagna.


 

LE NOSTRE PROPOSTE:


LIBERI DI..STUDIARE


LIBERI DI..MUOVERSI


LIBERI DI..ANDARE IN EUROPA

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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