Legge 194, un diritto minacciato 38 anni dopo.

Legge 194, un diritto minacciato 38 anni dopo.

Non è una rivendicazione generazionale, solo che a 38 anni si è grandi abbastanza per camminare con le proprie gambe. O no? Vale per le persone, così ...

Non è una rivendicazione generazionale, solo che a 38 anni si è grandi abbastanza per camminare con le proprie gambe. O no? Vale per le persone, così come dovrebbe valere per una legge. La legge n. 194 è stata approvata nel maggio del 1978 grazie alla forza di volontà e al coraggio  di molte donne italiane, e grazie sempre alla tenacia del mondo femminile ha superato anche una consultazione referendaria. Sembrava che niente avrebbe più fermato la sua applicazione. E invece lo stato dell’arte c’insegna che si fanno passi in avanti, altri a zig zag, altri, purtroppo, indietro. Non è un discorso generazionale, e neanche di genere: parliamo di diritti della persona. Inutile girarci intorno: ancora non siamo all’altezza della situazione. Leggetevi i 22 articoli della 194: “Norme sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Sei pagine Word: dieci minuti del vostro tempo. In quel testo a nessuno viene leso un diritto: né a chi chiede, per diverse ragioni, di interrompere la gravidanza, né ai medici che dichiarano di essere obiettori di coscienza. Ma a lungo andare si è formato un tappo. La politica e le istituzioni devono trovare una soluzione per quei tanti, troppi, casi in cui all’interno delle strutture pubbliche o convenzionate, l’Ivg non viene praticata. Altrimenti, se puoi permettertelo, vai all’estero, e quello che dovrebbe essere un diritto diventa un “privilegio”, se così si può chiamare una scelta così dolorosa e sofferta, che ancora una volta sottolinea la differenza tra chi può permetterselo e chi no.                                                                                       La relazione del Ministero della Salute ripete da anni le stesse stime: tra 12 e 15mila casi di aborti illegali fra le donne italiane, 3/5mila fra le straniere.

Dai dati 2013 emerge che in Toscana il tasso di abortività volontaria, calcolato sulla popolazione femminile di età compresa tra i 15 e i 49 anni, è dell’8,5 per 1.000, più alto del tasso nazionale che si attesta al 7,6. I tassi di abortività sono più elevati in Toscana rispetto all’Italia in tutte le fasce di età, ma in modo più marcato tra i 20 e i 34 anni, mentre sotto i 20 anni e dai 35 anni in poi la differenza è meno marcata. Il fenomeno delle IVG tra le minorenni merita invece particolare attenzione. Il tasso di abortività tra le ragazze con età inferiore ai 18 anni è risultato essere nel 2013 di 4,2 per 1.000 in Toscana e di 4,1 in Italia. Esse hanno rappresentato rispettivamente il 2,7% e il 3,2% del totale delle IVG. Nel 2013 sono state effettuate  6.722 IVG nelle strutture toscane, 399 in meno rispetto all’anno precedente ed il 42,6% delle donne che ha fatto ricorso all’Ivg era di cittadinanza straniera.

 

Nel 2013, nella nostra regione,  hanno operato circa 52 ginecologi Fte (Full time equivalent) a tempo indeterminato e circa 4 a tempo determinato. La percentuale dei medici obiettori è pari al 29,59% per il personale a tempo indeterminato Fte. Una percentuale molto più bassa rispetto ad altre regioni dove si arriva a sfiorare l’80 per cento.

 

Crediamo che ogni epoca e ogni generazione debba differenziarsi per capacità di guardare oltre le divisioni. Vorremmo analizzare la realtà in maniera laica e obiettiva, perché se da un lato le convinzioni personali, che siano di natura etica, morale o religiosa, consentono l’obiezione di coscienza ai medici, essa non deve, viceversa,  porre limiti all’esercizio del diritto alla maternità consapevole delle cittadine italiane e straniere nel nostro paese, un diritto che abbiamo il dovere di garantire.

All’interno del decreto sulle depenalizzazioni il governo ha aumentato fortemente le sanzioni per chi si rivolge a strutture clandestine: un atto che ‘costringe’ giustamente alla legalità. Bene. Ma cosa succede laddove ci si trova di fronte a un cartello con scritto “qui non si pratica Ivg”?

Come Giovani Democratici della Toscana abbiamo quindi deciso di portare all’attenzione questo tema, spinti anche da un documento scritto dai GD Empolese Valdelsa. Per questi motivi sosterremo anche le varie iniziative che nasceranno a riguardo, come quella di Roberta Crudeli, capogruppo del Partito Democratico al Comune di Carrara, che ha annunciato, proprio l’8 marzo, di voler presentare una mozione lanciando un appello a Regione e Governo in difesa della 194, affinché ne sia garantita l’applicazione in tutto il territorio nazionale.

Allo stesso modo continueremo a promuovere campagne su temi considerati ancora troppo tabù, come la contraccezione e l’importanza di prevenire malattie sessualmente trasmissibili, perché crediamo che sia necessaria una maggior consapevolezza sui temi dell’affettività e della sessualità sicura specie tra i giovani, così come reputiamo importantissimo il poter ricevere informazioni necessarie affinché nella società venga promossa una progettazione familiare consapevole.

Il nostro Paese sta finalmente affrontando dei temi che erano rimasti appesi a un filo per troppi anni: é di pochi giorni fa la decisione di Aifa di poter acquistare la pillola del giorno dopo anche senza ricetta. Da una parte si fanno passi in avanti, verso una responsabilizzazione dei cittadini, dall’altra nel silenzio generale si fa una poderosa marcia indietro, di fatto, rispetto ad un diritto che tutti diamo per acquisito e non capiamo perché chi, trovandosi in una situazione già difficile e dolorosa, non possa perlomeno essere tutelata da una legge che esiste da quasi quattro decenni. Non è un mistero: questa situazione ha generato  il contrabbando di farmaci che fanno abortire. Basta fare una semplicissima ricerca su Google e leggere storie di disperazione. Qui il genere non c’entra, ma il fattore umano sì.

Il problema esiste, dobbiamo occuparcene. La legge non è sbagliata, solo che ci siamo organizzati male. Malissimo.

Negli anni ’70 le donne lottarono come leoni per vincere battaglie di civiltà; oltre alla 194 pensiamo anche alla legge sul divorzio. E prima delle attiviste per il “No” al referendum ci furono le suffragette che furono sbeffeggiate dalla stampa perché pretendevano di andare a votare.

In un’epoca in cui la ricerca medica e la scienza fanno enormi progressi per migliorare la qualità della nostra vita perdiamo per strada un fondamentale diritto delle donne; non possiamo permetterci di stare a guardare mentre tutto questo avviene nel silenzio e nel disinteresse generale. L’opinione pubblica è stata molto decisa a condannare la cosiddetta “pratica dell’utero in affitto”, condannando il possibile sfruttamento delle donne e del loro corpo,  che potrebbe venire a crearsi. Ebbene la stessa opinione pubblica dovrebbe insorgere contro questo diritto delle donne di fatto calpestato nel nostro Paese. Noi sentiamo la responsabilità ed il dovere di proseguire lungo la strada che tantissime donne coraggiose e determinate hanno tracciato: diritti e dignità. La legge c’è, è vero, ma ancora non basta: non voltiamoci dall’altra parte. Non abbiamo 38 anni, ma siamo grandi abbastanza per avere la forza di chiederlo.

Alessandra Nardini, Margherita Biotti, Camilla Ricottini

 

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