Leave or Remain

Leave or Remain

Un matrimonio lungo quarantatré anni con alti e bassi, come tutti i matrimoni del resto, ma che ha gettato le fondamenta per un’Europa in pace, prospe...

Un matrimonio lungo quarantatré anni con alti e bassi, come tutti i matrimoni del resto, ma che ha gettato le fondamenta per un’Europa in pace, prospera e stabile. L’esito del referendum inglese pone davanti tante sfide. La prima e la più importante è quella di avviare al più presto i negoziati con il Regno Unito, negoziati che non dovranno essere intrisi di vendetta ma neppure di acquiescenza verso un paese che si è assunto le proprie responsabilità ed ha deciso di abbandonare l’Unione. Si apre un grande periodo d’incertezza su diversi aspetti: il Trattato di Lisbona non prevede un iter specifico per il ritiro di un paese dall’UE; i mercati finanziari dovranno tenere botta alle fluttuazioni non solo della moneta britannica, ma anche delle altre monete che hanno tra le proprie riserve diversi milioni in sterline. Ed infine il più grande dilemma: cosa ne sarà del sogno progressista, federalista ed europeista di un’Europa unita?

C’è un dato da cui bisogna ripartire: il 72% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha votato per rimanere all’interno dell’Unione, ma l’affluenza in questa fascia d’età si è fermata al 36%.

Da qui ai prossimi mesi avremo bisogno di coraggiosi leader europei in Europa perché di fronte a noi non ci sono risposte semplici da dare e non ci saranno sfide facili da intraprendere. Il risultato del referendum nel Regno Unito consegna alla nostra generazione un importantissimo compito; quello di scegliere. Scegliere se l’Unione Europea dovrà fallire sotto l’egemonia dei nazionalismi di destra oppure se l’Unione Europea sarà quella federazione di Stati guidati dai valori della democrazia, della solidarietà e della pace. Tocca a noi scegliere in che tipo di Europa vorremo vivere, tocca a noi, alla generazione dei giovani che non conosce i confini in Europa e che più di tutti si sente europea prima che italiana, francese o britannica, di indicare la direzione verso una nuova Unione. Ed è ai giovani che va il nostro appello, ai miei coetanei. La nostra discesa in campo non può più aspettare. È arrivato il momento di essere protagonisti della scena politica nazionale ed internazionale. Non possiamo più delegare il nostro futuro. Non possiamo lasciare che l’Unione Europea diventi un museo. L’Unione Europea deve continuare ad essere il più grande laboratorio di democrazia, di cultura e di libertà del mondo. Vorremmo concludere con un pensiero che prendiamo in prestito e che guarda al futuro: “oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge, così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie fra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensioni del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo”. Era il 1944. Era Altiero Spinelli.

Adriano Iaria

Responsabile Europa Gd Firenze

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