La vera Buona Scuola secondo i GD Firenze

La vera Buona Scuola secondo i GD Firenze

“La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini” diceva Calamandrei l’11 f...

La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini” diceva Calamandrei l’11 febbraio 1950 al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale.

La scuola descritta da Calamandrei in quello stesso discorso è vista come fondamento della Repubblica, un organo costituzionale a tutti gli effetti, che trasforma i sudditi in cittadini responsabili ed informati, che forma la “classe dirigente”, intesa non solamente come classe dirigente politica, ma anche nel suo senso culturale e tecnico (capi delle officine e delle aziende, insegnanti, scrittori, artisti, professionisti, poeti).

Nei giorni scorsi quel mondo democratico e unitario che è l’istruzione, il quale – è bene ricordarlo – consta di 9 milioni di persone tra studenti, professori e lavoratori amministrativi, e di altri 20 milioni di nonni, parenti e altri, ha manifestato il suo dissenso rispetto ai progetti del Governo che lo riguardano.

Dalle colonne de “La Stampa” un autorevole esponente come Rossi-Doria dice: “Esercitare scelte riguardanti la scuola, in modo democratico, non è facile. Ci vogliono processi ben sorvegliati. È certo che non tutti possono essere sempre d’accordo. Ma è pur vero che se così tanti – e così diversi tra loro – sono contro una proposta che riguarda la trasformazione della scuola, bisogna dare ascolto – per il bene stesso del processo di cambiamento – e riflettere perché, evidentemente, il processo non è andato come poteva.”

Sin dall’inizio questo processo di riforma, racchiuso all’interno del documento de “La Buona Scuola”, ha assunto dei caratteri diversi rispetto al passato, connotandosi per una seria e autentica intenzione da parte del Governo di investire realmente delle risorse consistenti nel mondo dell’Istruzione scolastica.

I 3 miliardi di euro di investimenti e la campagna di ascolto, lanciata da settembre a novembre, che ha mobilitato migliaia di studenti, docenti, genitori e personale amministrativo, sono stati indubbiamente un solido punto di partenza nella costruzione di un dibattito ampio e possibilmente condiviso su come dovrà essere la Scuola di domani.

Già in quei mesi avevamo sottolineato la mancanza nella discussione generale dei temi più cari agli studenti: il diritto allo studio, l’orientamento verso l’Università, una seria riforma della didattica che non riguardasse solo l’introduzione di nuove materie, la questione ormai annosa dell’edilizia scolastica.

Quel processo, avviato in autunno, non ha portato a una conseguente sintesi di quante erano state le istanze che i diversi mondi dell’istruzione avevano portato avanti.

La mobilitazione di martedì 5 maggio segna una frattura importante fra il Governo, e quindi il PD, e il mondo della Scuola, uno dei luoghi in cui si creano i cittadini di domani, dove si racconta in qualche modo com’è il mondo e come vorremmo che fosse.

Le condizioni indubbiamente positive create in autunno si sono fermate al momento della realizzazione del progetto di riforma che, come dice Rossi-Doria, non deve concludersi con “una decisione senza dialogo o una discussione senza decisione”.

Pertanto dobbiamo necessariamente ripartire dalle note positive di settembre, dalle numerose proposte arrivate in autunno, da alcune delle giuste istanze portate avanti martedì.

Alcune cose nella riforma dovranno essere imprescindibili:

  • Il mantenimento della promessa di assunzione dei precari, e di sistemazione dei non assunti.
  • L’inserimento di un processo di valutazione reciproca alunni-docenti-preside, processo alla base di ogni sistema meritocratico europeo che sottolinea il carattere reciproco dell’educazione.
  • Una definizione più chiara del ruolo del dirigente scolastico, sulle sue responsabilità e su chi lo controlla.
  • Didattica, Diritto allo studio e Orientamento sia universitario che lavorativo.
  • Edilizia scolastica.

Dalla Scuola passa il futuro del Paese, dalla scuola si misurerà la capacità o meno del PD di essere il Partito del cambiamento.

 

IL SEGRETARIO DEI GD METROPOLITANI DI FIRENZE, RAFFAELE MARRAS

IL RESPONSABILE SCUOLA DEI GD METROPOLITANI DI FIRENZE, ANDREA PERINI

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