La Sinistra che vogliamo. Quella che parte dagli ultimi.

La Sinistra che vogliamo. Quella che parte dagli ultimi.

Sono passate circa due settimane dallo sfacelo dei ballottaggi delle amministrative, un ulteriore colpo inflitto al Centrosinistra da un elettorato ch...

Sono passate circa due settimane dallo sfacelo dei ballottaggi delle amministrative, un ulteriore colpo inflitto al Centrosinistra da un elettorato che, credo, stia cercando di lanciare un messaggio chiaro e apparentemente non compreso da parte di chi di noi dovrebbe allarmarsi. Ci si ripete che cose di questo genere accadano, che è questione d’alternanza politica, che in questo periodo la sinistra vada male ovunque, e intanto si continua a navigare a vista, ripetendo i soliti discorsi da mesi e mesi, senza un briciolo d’autocritica.

Se pensavamo di aver toccato il fondo del barile con le elezioni del 4 marzo, possiamo dire a ragion veduta che con le amministrative abbiamo raschiato il fondo a mani nude facendoci parecchio male. Ciò che ci salvava fino a poco tempo fa era la nostra costante presenza nelle amministrazioni del territorio, riflesso di un’ottima attività di partito a livello locale; oggi invece ci tocca osservare una realtà ben più cruda: abbiamo perso le roccaforti rosse, e si tratta di un colpo mortifero perché la presenza in questi luoghi era ciò che ci caratterizzava. Aver perso le amministrative in certi siti storici significa aver smarrito la nostra identità, il legame con le persone che sempre avevano riposto in noi la loro fiducia in nome di altissimi valori e di un senso di comunità assai duro a morire. E aver smarrito la nostra identità è qualcosa di ben più grave dal perdere una “semplice” tornata elettorale nazionale. Non che qualcuno, pure a questo punto, si sia allarmato.

In un partito ancora spaccato fra chi vuol mettere in croce e chi invece vuol riabilitare la figura dell’ex segretario, una cosa appare chiara: in pochissimi hanno compreso (o a pochissimi interessa davvero) la portata del cambiamento politico in atto. È inoltre certo che a quasi nessuno importi porre rimedio a questa situazione. Se si perde l’identità, ed è chiaro che la si sia persa, la prima cosa da fare è chiedersi come mai si sia smarrita la via, ma forse certe persone che si fanno chiamare “classe dirigente” non hanno mai avuto presente quale fosse questa fantomatica via da percorrere. E dunque in questa gran confusione l’unica attività praticabile pare essere scannarsi sul prossimo segretario nazionale.

Questa perdita di identità è avvenuta proprio nel momento in cui si è cercato di confrontarsi con chi un’identità non l’ha mai avuta. I “populisti” negano infatti di essere schierati politicamente, non hanno una chiara base di valori a cui attingere, vanno raccontando che la dicotomia destra/sinistra sia da superare, parlano di istituzioni da ripulire dal “vecchiume” e così via, facendo comunella con i violenti. Qualcuno ha pensato che per rispondere ad una politica priva di valori ed identità occorresse una risposta forte e… anch’essa priva di identità. Smettere di parlare con le associazioni ed i corpi intermedi, rifiutare il dialogo con i sindacati, tralasciare la base ed i territori, pensare di poter superare la concezione di “sinistra” verso qualcosa di nuovo: tutto questo non ha portato a niente di positivo. Volevamo superare ciò che eravamo verso un’indefinita “novità” di stampo leaderistico che ha trascurato i nostri stessi valori, e qualche volta li ha pure calpestati. Gli elettori se ne sono accorti e si sono resi conto che quelle idee che facevano da collante tra partito e territorio sono state tradite.

Di fronte ad uno scenario come questo quasi nessuno ha saputo fare autocritica e ripartire. La ripartenza del Centrosinistra deve avere come obiettivo la costruzione di un nuovo senso di comunità, quello drammaticamente perso nelle roccaforti rosse. Per fare questo noi GD Prato abbiamo sempre sostenuto la necessità di tornare ad ascoltare la gente, anche a costo di subire attacchi da quei cittadini che hanno bisogno di sfogarsi e che devono poter ritrovare in noi una faccia amica con cui confidarsi. Ma è possibile fare questo in un partito dove, evidentemente, il significato di comunità non è compreso? È possibile fare questo in un partito che ha smarrito la propria identità, che non sa da dove arriva, dove sia e dove debba andare? Prima ancora di ascoltare occorrerebbe porsi questa vitale domanda: chi siamo? Ecco, quando avremo capito di doverci mettere in discussione potremo allora considerarci pronti ad ascoltare.

Noi Giovani Democratici abbiamo elaborato una nostra visione, una nostra idea di Centrosinistra che riunisca non tanto etichette e sigle secondo logiche della convenienza, quanto un Centrosinistra che sappia coinvolgere tutte le anime veramente affini al progressismo con l’obiettivo di guidare una società delusa e bisognosa attraverso delle vere idee “da centrosinistra”, raccontando la tutela degli ultimi, ciò da cui siamo partiti e verso cui dovremo sempre tendere. Ne parleremo con Maurizio Martina, segretario nazionale del Partito Democratico, e Mattia Zunino, segretario nazionale dei Giovani Democratici, nella speranza di poter costruire assieme a Prato un modello di sinistra unita, progressista e riformista. La sinistra che vogliamo.

Stefano Ciapini

Giovani Democratici Prato

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