La Sicurezza passa anche dalla nascita dell’Esercito Comune Europeo

La Sicurezza passa anche dalla nascita dell’Esercito Comune Europeo

Tra i tanti deficit strutturali che ad oggi presenterebbe lo stato federale europeo c’è la mancanza di una politica di difesa comune, ovvero manca un ...

Tra i tanti deficit strutturali che ad oggi presenterebbe lo stato federale europeo c’è la mancanza di una politica di difesa comune, ovvero manca un esercito europeo. Ad oggi l’unico elemento vincolante che unisce in materia di difesa gli stati europei è l’art. 42 del Trattato di Lisbona che impone a tutti i stati di intervenire in difesa degli altri stati in caso di attacco.

Fin dal 1952 si sentiva la necessità di creare un esercito unico europeo e quindi si provò con la creazione della Comunità Europea di Difesa, progetto che sin dalla sua nascita si rivelò fallimentare in quanto il legame di molti stati europei con la NATO, con cui in quel periodo c’era un’essenziale forte collaborazione dovuta alla guerra fredda, non faceva avvertire agli stati la necessità di un esercito unico. Il confine caldo, quello a est, era fortemente presidiato e per gli altri non si avvertivano particolari necessità.

Con il passare degli anni si sono succeduti vari progetti di stampo intergovernativo e mai comunitario. Si sono assemblati soldati di vari stati per intervenire in missioni di pace coordinati dall’ organismo di “Politica estera e di sicurezza”. Solamente dopo la Brexit e dunque dopo il possibile allontanamento dalla cooperazione tra eserciti del secondo per importanza, dietro solo alla Francia, si è ridato una scossa al progetto di un esercito dell’UE.

Nel Consiglio Europeo dell’11 Dicembre 2017 è stato firmato un progetto di cooperazione denominato PeSCo da 23 paesi membri tra cui l’Italia. Tra i venti punti vincolanti del trattato spiccano la creazione di un comando centralizzato delle operazioni militari, il progetto di investimento di 5,5 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione in campo militare, e soprattutto la partecipazione degli stati firmatari alla creazione di una Forza di Reazione Rapida Europea, l’embrionale Esercito Europeo.

All’ incontro dei Ministri degli Esteri avvenuto qualche giorno fa su iniziativa di Francia e Germania si è esaminato il progetto “European International Initiative” e dunque il proseguimento naturale del PESCO e del progetto di esercito unico dell’UE. Già nove sono i firmatari del progetto tra cui tutti gli stati fondatori dell’UE TRANNE L’ ITALIA. È difficile credere che questo governo dia discontinuità a questo percorso, proprio loro che in ogni dove sottolineano l’importanza della difesa dei confini e per far questo invocano l’Europa, e allora perché non partecipa alla creazione di uno strumento essenziale?

L’ European International Initiative, infatti pone tra i suoi obiettivi la creazione di un’unità difensiva dell’UE in situazioni di crisi oltre a porsi come forza d’ intervento in catastrofi naturali e situazioni in cui si necessita di imponenti evacuazioni di cittadini.

Da ultimo ma sicuramente non per importanza dato il nostro convinto europeismo, la creazione di un esercito dell’UE sarebbe una forza simbolica unificante che in un periodo in cui i sovranismi la fanno da padrone potrebbe far crescere in modo considerevole l’interazione, la comprensione e la conoscenza reciproca tra stati. Sempre più uniti sotto un’unica bandiera, ma soprattutto sempre più composti da cittadini europei.

 Diego Cavallucci Responsabile Europa Gd Toscana

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