La pacchia, la guerra agli ultimi e la Politica nell’era dell’Odio Social

La pacchia, la guerra agli ultimi e la Politica nell’era dell’Odio Social

Sembra incredibile ma è proprio vero: i diritti degli ultimi del mondo derubricati a suon di tweet. Non manca giorno, non manca occasione che per aver...

Sembra incredibile ma è proprio vero: i diritti degli ultimi del mondo derubricati a suon di tweet. Non manca giorno, non manca occasione che per avere contezza della linea politica di questa nuova Italia, nata dalle ultime vicende nazionali – non solo elettorali, si debba fare riferimento ad un nuovo vocabolario del quale sinceramente non si sentiva alcuna mancanza. Pacchia, paura, diversità, indifferenza, mancanza di empatia, terrore. Dichiarazioni che hanno lo strano e sinistro rischio di diventare politiche del governo affidate a mezzi di comunicazione istantanei, fulminei: in una sola parola, pericolosi. Pericolosi innanzitutto perché estremamente ed efficacemente veloci nella loro fruizione: per leggere 160 caratteri non si deve utilizzare nemmeno il 3% delle proprie capacità cognitive. E in seconda battuta perché estremamente quotidiani, comuni, così tanto fruibili che si inseriscono efficacemente nel lessico quotidiano, familiare, sociale, culturale: un lessico che banalmente passa dall’essere ironico, personale, affettivo all’essere scadente, pericoloso, violento. Che passa dall’invitare la bimba del vicino al parco, a giocare col proprio figlio, all’impedire al proprio figlio di giocare, al parco, con una “negretta”.

Stesse gambe, stesse braccia, stessi occhi: colore diverso. Facile no? Ecco che la pillola in soli 160 caratteri, ecco che la fulminea dose di odio quotidiano ha raggiunto i suoi obiettivi! Ecco che quelle parole hanno un nome e un cognome ed una precisa responsabilità sociale, culturale, POLITICA E GOVERNATIVA perché di questo stiamo parlando. Non basta avere contezza che i reati in Italia siano diminuiti: accrescendo la paura avremo più persone che saranno inclini ad accettare una possibile riforma sulla legittima difesa in senso più accrescitivo; avremo più persone inclini ad accettare una maggiore circolazione di armi da fuoco fra i comuni cittadini. In poche parole potremmo avere una regressione dallo Stato di Diritto allo Stato di Natura nel quale l’autodifesa la fa da padrona: una regressione mirata, assolutamente non realistica e, ancora una volta, pericolosa. Non basta avere contezza che la % di richiedenti asilo presenti in Italia è del tutto nella norma delle % europee, se non addirittura minore: NO. Per raggiungere l’obiettivo cardine di spostare l’attenzione verso qualcosa che non esiste, devono essere chiusi i porti: solo allora potremmo davvero contarci, solo allora potremmo davvero sapere quanti siamo a gioire sui social di un barcone con quasi 700 persone a bordo rinnegate da umani del tutto simili a loro. E se ciò non bastasse per contarci davvero, dovremmo aspettare la mattanza dei corpi che ci rendono indietro le onde del mare: la mattanza dei bambini che la canzone “a’mmare si gioca” la declineranno in “a’mmare si muore”. Ma se ciò ancora non bastasse dovremmo aspettare di leggere sui giornali quanto accade nei comuni più disparati della nostra Italia: cani aizzati contro ragazzi di colore sulla spiaggia, bambini non accettati da altri bambini, degni figli dei loro padri, perché “negri”, violenze contro una ragazza che stava prelevando al bancomat rea di avere lo stesso colore di pelle di quella bambina con cui altri bambini, bianchi, non volevano giocare.

Eccola, bella, l’italia che finalmente ha la giusta paura. Ecco finalmente l’Ittalia che sta cuocendo a puntino fino a quando non sarà davvero pronta ad accettare e a conoscere, e fare proprie le nuove parole del nuovissimo vocabolario sulla PAURA dettate da qualche nuovo tweet da leggere usando meno del 3% delle personalissime capacità cognitive: si fa proprio così a nascondere la realtà dei problemi, spostando l’attenzione su qualcosa di nuovo e inconsistente che diventa banalmente pericoloso. Perché è banalmente pericoloso aizzare un cane contro un ragazzo di colore sulla spiaggia, deriderlo; sarà banalmente pericoloso salire su un treno verso l’Austria aspettando sul Brennero i controlli sugli stranieri a bordo; è banalmente pericoloso insegnare ai propri figli di non giocare con i ragazzi di colore perché “negri”.

È banalmente pericoloso accettare di rispettare regole che per quanto possano essere legittime non dovranno più essere legittimate.

Federica Sciré

Responsabile Legalità e Diritti GD Toscana

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