La Corte Suprema conferma la riforma sanitaria!

La Corte Suprema conferma la riforma sanitaria!

La Corte Suprema ha confermato che tutte le parti della riforma sanitaria di Obama sono in accordo con la Costituzione. Il voto è stato di 5 favorevol...

La Corte Suprema ha confermato che tutte le parti della riforma sanitaria di Obama sono in accordo con la Costituzione. Il voto è stato di 5 favorevoli e 4 contrari: nel dire sì alla riforma, ai quattro giudici progressisti si è aggiunto il Giudice capo John Roberts, un conservatore nominato da Bush nel 2005. La strategia dell’amministrazione Obama era quella di cercare di isolare i tre giudici ultraconservatori e conquistare il voto di Roberts e del giudice Kennedy, un moderato di centro-destra. Kennedy, però, è considerato un moderato in virtù delle sue posizioni libertarie che, facendogli rifuggire l’interferenza governativa, lo rendono un progressista su temi come l’interruzione di gravidanza, le pene carcerarie e la pena di morte, la libertà di espressione. Proprio per questo orientamento, ha votato con l’ala più a destra per dire no all’obbligo di assicurazione che costituisce il cuore della riforma Obama e che era stato denunciato come una tirannica imposizione governativa: è rimasta ridicolmente celebre la frase del giudice Scalia (leader intellettuale della destra nella Corte) secondo cui «se lo Stato può obbligarti a comprare un’assicurazione sanitaria, allora può obbligarti a comprare dei broccoli».

La vicenda richiama analoghi eventi degli anni Trenta. Oggi come allora, nel rispondere ad una gravissima crisi economica un Presidente democratico (all’epoca era Franklin D. Roosevelt) ha ritenuto che non fosse sufficiente iniettare danaro nell’economia e rimettere in moto il sistema industriale e finanziario, ma che invece la crisi investisse il precedente modello di vita nella sua totalità, e che fosse necessario rifondare un nuovo patto sociale – un New Deal, appunto. L’aumento del ruolo dello Stato ha trovato una forte opposizione conservatrice nella Corte Suprema finché un giudice di destra non sceglie di appoggiare le nuove riforme: Owen Roberts nel 1937, John Roberts oggi. Lo spostamento di Owen Roberts fu all’epoca definito the switch in time that saved nine, “lo spostamento che salva nove”, in riferimento alla proposta di Roosevelt di aumentare da nove a quindici il numero dei giudici della Corte in modo da nominare una maggioranza filo-democratica. Oggi il Giudice Capo sembra aver assolto anch’egli al compito di “salvare i nove”: non da una possibile riforma, ma dall’accusa di partigianeria politica e di inaffidabilità istituzionale che sarebbe stata rivolta alla Corte Suprema in caso di bocciatura della Obamacare.

Momenti di incertezza si sono avuti quando la Corte ha specificato le motivazioni della sentenza. L’amministrazione Obama aveva difeso la riforma, e in particolare l’obbligo di comprare un’assicurazione, facendo leva sul potere costituzionale del Congresso di regolare il commercio interstatale (“commerce clause”). La Corte, in effetti, ha dato torto all’amministrazione su questo punto, stabilendo però che l’obbligo assicurativo resta in piedi poiché il Congresso può legittimamente scegliere di imporre una prestazione fiscale ad una certa platea di individui (in questo caso, le persone sprovviste di assicurazione sanitaria, che in base alla legge sono soggette al pagamento di una sanzione).

I repubblicani hanno reagito tornando a insistere sull’abrogazione totale della legge, chiedendo su queste basi la fiducia degli elettori a novembre. Ma la sanità sembra un’arma spuntata: un recente sondaggio mostrava che il 35% degli elettori repubblicani dichiarava di non avere preferenze per la sentenza della Corte (a fronte di un 10% per la conferma della legge e un 55% per l’abrogazione).

Sette ore dopo il pronunciamento della Corte, lo scontro politico ha registrato una gravissima impennata con il voto della Camera sul ministro della Giustizia Eric Holder, ora formalmente accusato di vilipendio del Congresso per non aver rilasciato alcuni documenti secretati. Il gruppo repubblicano ha registrato solo tre defezioni, mentre i democratici si sono presentati in ordine sparso: l’ala destra ha votato a favore, alcuni hanno votato contro, mentre la maggioranza del gruppo, inclusi la capogruppo Nancy Pelosi e tutti i deputati afro-americani, ha lasciato l’aula denunciando l’inaudito attacco a Holder come una battaglia per privare le minoranze del diritto di voto alle prossime elezioni presidenziali.

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