In Italia manca una legge sul Fine Vita!

In Italia manca una legge sul Fine Vita!

Il tema del fine vita racchiude in sé una serie di domande attinenti le sfere dell’emotività, della morale, della religione; e della politica. U...

Il tema del fine vita racchiude in sé una serie di domande attinenti le sfere dell’emotività, della morale, della religione; e della politica. Uno stato di diritto, in quanto tale, necessita di adoperarsi affinché la dignità di ogni uomo o donna sia rispettata, valutata attentamente e presa in carico da operatori e specialisti di volta in volta diversi per settore, nella ferma volontà dell’individuo. La morte è un tabù in quanto tale, la massima espressione finale della propria esistenza, va da sé che sia così; e le domande attorno a questa sorgono ancora più rumorose quando la morte sia richiesta, voluta; le domande sorgono quando la morte non venga accettata da alcuni come desiderabile, con dichiarazioni che vadano a condizionare la vita di altri. Tutto ció è un problema paradossale? No, piuttosto un problema politico, una questione cioè che attraversa la politica e i suoi operatori, dunque il Parlamento; un problema che necessariamente deve essere affrontato.
Andiamo al sodo: in Italia manca una legge che regoli il Fine Vita. Che regoli cioè il passaggio fra la vita e la morte secondo le volontà dell’ individuo che chiede per sé un trattamento piuttosto che un altro, il proseguo delle terapie o la loro interruzione. Non stiamo parlando di casi in cui alla minima quaestio sia possibile porre fine alla propria esistenza (perdonate l’aberrità appena letta, ma corre l’obbligo puntualizzare visto quanto è possibile leggere altrove; il tema è serissimo e in quanto tale va trattato, non con dichiarazioni fallaci, assurde ed estreme portate avanti da alcuni): stiamo parlando della necessità di una legge che tolga ogni dubbio, che regoli l’operato del personale medico e non ne allarghi deontologicamente decisioni sul giusto o non giusto, che si assuma la responsabilità di dare ad ogni individuo la possibilità di disporre di se stesso quando non ci siano più le condizioni per una vita dignitosa. Doveva essere di questi giorni la discussione della capigruppo per la calendarizzazione di una proposta di legge che sta riscontrando larghissima maggioranza fra i gruppi, almeno sembrerebbe, ferme restando le dovute eccezioni su questioni principali. Ma doveva, l’imperfetto è d’obbligo, visto che siamo al terzo rinvio su marzo dopo che la Commissione Affari Sociali alla Camera è da un anno che lavora al disegno di legge così rubricato “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazione di volontà autodeterminata nei trattamenti sanitari”. Molte sono state le proposte avanzate (almeno sei, alcune poi ritirate, le altre confluite nel testo unico) la cui base di partenza nonché fondamento della normativa sta nella possibilità (ex art.3) di ogni individuo nelle proprie facoltà possa predisporre un DAT Disposizione Autonoma di Trattamento: il cosiddetto Testamento Biologico. Cosa è? La possibilità di disporre unicamente e individualmente della propria vita futura, nel caso in cui insorgano malattie considerate irreversibili dalla medicina, e molto altro andrebbe aggiunto. Cosa non è? Una vera e propria eutanasia, sicuramente non un suicidio assistito.
Sono molte le ragioni che bloccano nel nostro paese una legge come questa (basti pensare che ancora non è stato ratificato il Trattato di Oviedo in materia di bioetica) ma è necessario cambiare il senso di quello che sia realmente fare discussione e prendere decisioni, se vorremo essere credibili. I temi etici non possono essere ostaggio della politica, né in un senso di lassismo né in un senso di estremismo: non può esser fatto passare tempo, troppo tempo. Mentre i partiti fanno i congressi, o nascono o si rinnovano i cittadini italiani chiedono risposte, chiedono di non doversene andare, magari in Svizzera, per vedere rispettata la propria volontà. Come è accaduto ieri giorno in cui un ragazzo è morto lontano da casa, per colpa del suo stato (cui tanti appelli aveva lanciato). La certezza e la speranza vuole essere quella che riusciremo a stretto giro a dotarci di una normativa che legalizzi la libertà di autodeterminazione nel nostro paese (assurdo che debba essere legalizzata una propria volontà che concerna solo se stessi); una legge che sia un primo passo verso una discussione che si liberi e non sia ostaggio di nessuno, in una discussione che non si può pensare possa esaurirsi facilmente ma che anzi dovrà alimentarsi, nell’aula parlamentare, fa i cittadini: affinché ognuno possa essere libero fino alla fine nel suo paese e non debba andarsene altrove per decidersi, autodeterminarsi (nel testo si fa riferimento alla vicenda di questi giorni che ha coinvolto Dj Fabo, recatosi in Svizzera per affrontare il suicidio assistito grazie all’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni, attenta interprete in questo paese di tematiche simili, promotrice delle campagne EutanaSiaLegale #liberifinoallafine).

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