Il kompagno Fassina, la memoria dei pesci rossi e il centrosinistra da ricostruire.

Il kompagno Fassina, la memoria dei pesci rossi e il centrosinistra da ricostruire.

Il Kompagno Fassina ci ha lasciato pochi giorni fa, se ne è andato sbattendo la porta. Direzione: Si. Obiettivo: far rinascere la sinistra. Fuori dal ...

Il Kompagno Fassina ci ha lasciato pochi giorni fa, se ne è andato sbattendo la porta. Direzione: Si. Obiettivo: far rinascere la sinistra. Fuori dal PD si intende, magari coi 5stelle, perché lui è berlingueriano. E perché il PD e’ al servizio del “neoliberismo e della destra mercantilista europea”, e non è più contenibile, anzi è di destra. Anzi, puzza.

Come la moglie tradita che evira il marito nel sonno, Fassina attacca a testa bassa: noi siamo la sinistra. Il PD è di destra. Amen.

E pace se la gran parte degli interventi messi in campo in questi due anni siano andati ai lavoratori colpiti dalla crisi o per creare lavoro, se siamo di fronte al superamento delll’austerità e se i dati mostrano per la prima volta che l’occupazione cresce e la povertà non aumenta, anzi la Caritas certifica un significativo cambio di passo, seppur non risolutivo, in tema di contrasto alla marginalità. Al compagno F non basta.

I pesci rossi pare abbiano la memoria di un minuto, ed il buon Stefano non molto più lunga. E’ stato prima responsabile economia e lavoro del PD di Bersani, appoggiò il governo Monti, la riforma Fornero, votò il Fiscal Compact, poi viceministro all’economia del Governo Letta. Enrico, non un suo parente rivoluzionario.

Ed oggi, assieme a qualche altro deluso dal PD, ha deciso di lanciarsi in questa nuova avventura. Lui, D’Attorre, ex rifondaroli, ex arcobaleno, ex sel, altraeuropeisti, canuti in cerca di una nuova giovinezza, ma anche tanti ragazzi e persone intelligenti che cercano di dare rappresentanza a un elettorato deluso che ad oggi ha poche alternative al M5S e che tutti dovremmo avere l’obiettivo di recuperare al centrosinistra.

Fassina ha esordito annunciando qualcosa come “mai col PD, piuttosto col M5S”.

Per fortuna poco dopo sono arrivate le reazioni stizzite dei grillini prima e di metà della sua nuova formazione poi. Non c’è che dire, un leader.

Per fortuna, perché noi che vogliamo ricostruire il centrosinistra, noi che ancora non siamo assuefatti ad avere la destra di Alfano in maggioranza o Verdini di stampella, vorremmo trovare alla sinistra del PD qualcuno con cui parlare. Non l’isteria vendicativa di Civati o Fassina.

Il loro attacco furioso al PD, la veemenza con cui rifiutano l’idea di un dialogo che serva a ritrovare le ragioni dello stare assieme, anche da posizioni diverse, e ci aiuti a ritessere un rapporto tra noi e le forze che si muovono (per ora poco peraltro) alla nostra sinistra, fa male a tutti.

Come fa male l’arroganza di un pezzo del PD, la ciambella che sta attorno a Renzi per dire, quella che vive sui social e spara sentenze a colpi di tweet, che attacca violentemente e ridicolizza ogni posizione diversa dalla propria. Salvo negare di aver mai detto una cosa nel momento in cui “Matteo”, che per fortuna non li ascolta e considera, ne dice una opposta.

Sbaglia quindi chi si rallegra dell’uscita di alcuni compagni dal Partito, perché sono persone che il PD spesso l’hanno fondato, e non è una questione di numeri in parlamento (visto che, a dispetto delle polemiche sull’apertura a Verdini, per ora sono le truppe di ex-Sel che hanno abbandonato la deriva minoritaria ad aver rinforzato il PD. Tra chi entra e chi esce, il saldo per ora è positivo.).

Ma in queste sliding doors alla sinistra del PD sta il malessere e le ansie di una parte del popolo della sinistra, l’eterno conflitto tra governo e testimonianza, idealità e realismo, ma anche un patrimonio di idee, sensibilità, relazioni, esperienze, che non possiamo liquidare con una risata.

La pensiamo forse diversamente con Fassina e tanti altri, per me la casa della sinistra deve essere il PD, perché credo che serva tenere assieme utopia e governo e rabbrividisco all’idea di “perdere bene” (cit.), preferisco vincere il meglio possibile. Per loro invece il PD non basta, e vogliono organizzare un partito che sappia parlare a un mondo che, dicono, altrimenti ingrosserà le fila del grillismo.

Non ci credo, ma buon lavoro.

Credo però che ci serva, a tutti, una maturità diversa per discutere,  e che sia necessario. Perchè conosco tanti dei compagni che stanno oggi attorno a Si, alcuni in Toscana altri a Roma, li stimo, e credo che, specie i più giovani, possano davvero dare un contributo importante ad una sinistra di Governo.

Quindi basta con i toni sprezzanti per tutto quello che è alla nostra sinistra: è (quasi) sempre meglio del sinistro richiamo del cattolicesimo integralista di Casini e dell’inconsistenza polemica di Alfano.

Per fortuna loro non hanno il monopolio del voto moderato, né Fassina di quello di sinistra. E per vincere ci servono entrambi.

Il mondo che cambia troppo in fretta per aspettare la fine delle nostre liti nella ricerca del peccato originale sulla rottura della sinistra.

Periferie, diritti civili, povertà, innovazione, sapere, ambiente, sono soltanto alcuni dei temi su cui tra noi dobbiamo trovare il tempo per discutere. Perchè Si non si releghi per sempre all’opposizione e alla testimonianza, e perché il PD abbia chiaro che si guarda prima a sinistra, poi al centro, per costruire una coalizione di governo.

Milano, Cagliari, Torino, Bologna, e le tante, tantissime città d’Italia dove si andrà al voto, siano il laboratorio di un nuovo modo di stare assieme.

Noi siamo pronti.

 

Andrea Giorgio, segretario Giovani Democratici Toscana

COMMENTS