I pescatori di Lampedusa e i fighetti di Capalbio

I pescatori di Lampedusa e i fighetti di Capalbio

Il traghetto Porto Empedocle – Lampedusa, passaggio ponte, costa 41€ a persona. Sono poco più di 200 chilometri. E’ l’isola più lontana dall’Ita...

Il traghetto Porto Empedocle – Lampedusa, passaggio ponte, costa 41€ a persona. Sono poco più di 200 chilometri. E’ l’isola più lontana dall’Italia. In realtà è già Africa, attaccata com’è alla zolla africana e vicina alle sue coste più che alle nostre. 113 chilometri di mare, ma il biglietto costa fino a 100 volte quello del traghetto, per un viaggio nel buio, senza nemmeno uno scoglio nel mezzo e su barche che sono pezzi di legno tenuti a galla solo dalla speranza. Non portano bagagli i migranti sui barconi, non hanno niente altro che se stessi, un telefono a volte, la voglia di fuggire da storie e Paesi cui non possono chiedere niente. Una notte su quel mare è troppo lunga per non pensarci, mentre senza la luna il mare ed il cielo si distinguono appena e solo il rumore del motore e delle onde rompono il silenzio. Come è dover scappare da tutto quello che hai, dalle persone con cui sei cresciuto, dai tuoi luoghi, verso l’ignoto? Come è non avere alternative, essere costretti a farlo? Via via che luci del porto svaniscono restano i pensieri per i sorrisi e le speranze sepolte in quel tratto di acqua, migliaia e migliaia, e per l’indifferenza vigliacca, quando va bene, con cui trattiamo chi arriva. Numeri, non nomi. Migranti, non persone. Bisognerebbe passare una notte in questo mare, per scuotere le coscienze e i sonni tranquilli, o la retorica violenta e vergognosa di chi, protetto dalla fortuna per essere nato al di qua di una linea immaginaria, di un confine, non ne sente la forza e il potere. Quella linea immaginaria può voler dire speranza, salvezza e futuro oppure povertà, paura, morte. Una linea che è costruita dagli uomini, ma che troppo spesso cancella l’umanità. Chi sta di qua contro chi sta di la. Noi e loro. Trasformando la responsabilità per un privilegio attribuitoci dal Caso, da motivo di fratellanza e empatia, in una scusa per chiudere gli occhi e voltarsi altrove. A Lampedusa i due mondi si sfiorano, terra di confine dove il mare incontra un pezzettino di roccia e le storie di un’umanità sconvolta dalla guerra e dalle ingiustizie sbattono sulla nostra quotidianità. Un’immagine chiara, che al porto è evidente. All’arrivo sul molo ci sono da una parte i turisti pronti a ripartire da quel paradiso di natura, spiagge e genti che è l’isola, e dall’altra una cinquantina di ragazzi e ragazze, assistiti dai volontari, che aspettano di salire sullo stesso traghetto, per essere portati altrove, in attesa della risposta alla loro domanda di asilo. Senza clamori né strappi questi due mondi si incrociano a Lampedusa. Chi arriva in vacanza, chi arriva per cercare una vita migliore. “Arrivano a centinaia, vengono salvati, curati, portati via. E ne arrivano ancora. E’ come se non finisse mai” dice Gioacchino sulla spiaggia, un vecchio marinaio, mentre guarda il mare e ci racconta di quei ragazzi che, trovati sula scogliera una mattina, gli chiesero dove fosse la stazione perché volevano andare a Milano. L’isola è un monito. Mostra che i fenomeni sono gestibili senza isterie se ognuno fa la sua parte e non si lasciano soli i suoi abitanti, che non c’è emergenza che possa cancellare l’umanità, che l’accoglienza e il turismo non sono in contrasto, che la bellezza e lo splendore dei luoghi possono essere arricchite dall’umanità dei suoi abitanti. Una lezione per Capalbio, e per i tanti comuni toscani che ancora rifiutano di accogliere i migranti. Un’isola di 6.000 abitanti che negli ultimi 20 anni ha visto arrivare 400.000 persone, una marea umana, ma che non ha mai chiuso le porte e oggi mostra la sua accoglienza tanto con i turisti,saliti del 30% questo giugno, quanto con i migranti di passaggio e con quelli ospitati stabilente, 140 ad oggi. Offre le spiagge più belle del mondo ed i sorrisi caldi dei suoi abitanti, la tenacia della sua Sindaca e lo spettacolo delle tartarughe marine che vengono a deporre le uova, vento e piatti squisiti, opere d’arte e musica, solidarietà e accoglienza. Lampedusa non ha solo speranza, è speranza. E’ una bellezza struggente che tiene assieme natura e umanità e che ci insegna davvero che un altro mondo è possibile. Venite in questo posto, veniteci voi sindaci che rifiutate di accogliere, veniteci voi che gridate all’invasione, profeti di paura e diffidenza. Lampedusa ha molto da insegnare, ed i suoi abitanti accoglieranno anche voi.

Andrea Giorgio

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