Nuovi orizzonti per il lavoro autonomo

Nuovi orizzonti per il lavoro autonomo

Con la Legge di Stabilità 2016 è stata annunciata l’introduzione dello Statuto dei Lavoratori Autonomi, una sorta di Jobs Act per i professionis...

Con la Legge di Stabilità 2016 è stata annunciata l’introduzione dello Statuto dei Lavoratori Autonomi, una sorta di Jobs Act per i professionisti, le partite iva e i c.d. “freelance workers”.

Il lavoro sarà articolato in due parti: la prima riguardante gli aspetti fiscali e previdenziali (già presente all’interno della Legge di Stabilità); la seconda sarà, invece, un vero e proprio Statuto del lavoro autonomo, contenente diritti e regole rivolte a tutti i lavoratori autonomi e ai professionisti, ai quali verranno applicate molte delle tutele già da tempo previste per i lavoratori dipendenti.

Tra le novità introdotte con lo Statuto troviamo: la possibilità di dedurre dal reddito le spese di formazione; il diritto di accesso alle informazioni sul mercato e servizi personalizzati di orientamento; riqualificazione e ricollocazione; maggiori informazioni relative all’accesso alle gare pubbliche; l’erogazione dell’indennità di maternità direttamente dall’INPS; la tutela della gravidanza, della malattia e dell’infortunio; la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro; inoltre, il rito applicabile in caso di controversie, come per i lavoratori dipendenti, sarà il rito del lavoro e non più il rito ordinario.

Tra le novità della Stabilità 2016 c’è anche la possibilità di accesso per i professionisti (e non più soltanto per le imprese) ai fondi strutturali europei FSE (Fondo sociale europeo) e FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), oltre che ai rispettivi programmi operativi nazionali (PON) e regionali (POR).

Peraltro, sempre all’interno dello Statuto dei Lavoratori Autonomi, viene introdotta una nuova figura contrattuale, e cioè quella del c.d. “lavoro agile” (o smart working): essa altro non è che una forma di lavoro che si trova a metà tra il telelavoro e il lavoro svolto nei locali del datore di lavoro.

Dietro la nascita di questo Statuto, vi è il dichiarato intento di far cessare quello stato di discriminazione di fatto nei confronti dei lavoratori autonomi e dei professionisti, eguagliando, a livello di tutele, un lavoro autonomo e uno subordinato che, ormai, non sono poi così diversi: anzi, da classe privilegiata, quella degli autonomi, con il tempo, è diventata una schiera svantaggiata, abbandonata e priva di garanzie proprie.

La direzione che il Governo sta imboccando, dunque, rappresenta, da un lato, una svolta epocale, dall’altro, la natura prosecuzione del grande lavoro svolto in materia di lavoro subordinato: in quest’ultimo campo, infatti, l’esonero contributivo triennale della precedente Stabilità (L. 190/2014) ha dato risultati eccezionali in termini di assunzioni e stabilizzazioni e aver fatto in modo che anche per l’intero 2016 persista una forma di esonero, pur in percentuale e in durata ridotte, significa voler risalire ancora di più la ripida china rappresentata dai mostruosi numeri della disoccupazione.

A ciò si aggiungono molteplici misure: l’estensione della CIG agli apprendisti, l’estensione delle tutele con l’ampliamento dei Fondi di Solidarietà Bilaterali, la nascita della NASPI che migliora la condizione dei disoccupati rispetto alla precedente ASPI, la creazione dell’Assegno di Disoccupazione, la revisione delle tutele in materia di maternità e molto altro ancora.

Una strutturata serie di riforme che mira a tutelare i lavoratori dipendenti ma che, al contempo, ha creato un vulnus ancora più ampio tra questi lavoratori e quegli autonomi che, nel 2015, hanno visto soltanto qualche miglioramento nel campo della maternità (paternità, per essere ancora più precisi).

La scelta del 2016, allora, alla luce di tutto ciò diviene chiara e, ci permettiamo di affermare, necessaria: provare a immaginare un sistema di tutele per gli autonomi, significa, incentivare un elevatissimo numero di persone a intraprendere un percorso proprio; ci riferiamo a tanti giovani che, pur con un enorme bagaglio di competenze e conoscenze, erano e sono ancora restii ad approcciare con il lavoro autonomo sia per un mercato difficile e spietato sia, proprio, per una praticamente totale assenza di tutele.

Tutele che non potevano e non possono esaurirsi, per esempio, con il “congelamento” di un’aliquota previdenziale ma che devono estrinsecarsi in una serie di misure che diano la giusta serenità e le necessarie garanzie per provare la sfida dell’autonomia: una formazione che abbia un peso economico minore, significa aumentare il proprio raggio di conoscenze senza remore e questo diviene elemento fondamentale, specie nel mondo del lavoro odierno in cui il “lifelong learning” rappresenta una conditio sine qua non; avere garanzie durante quei periodi che oggi conosciamo a livello civilistico come “sospensioni del rapporto di lavoro” vuol dire poter lavorare con una pressione psicologica minore; e così via.

In generale, si stanno riconoscendo e dando nuova dignità e nuove possibilità ai lavoratori autonomi e questo non può che incontrare il nostro favore, soprattutto perché siamo giovani e, molti di noi, sanno già bene cosa significhi tutto questo.

A ciò, ovviamente, non poteva che essere affiancato un regime fiscale agevolato che fosse migliorativo rispetto al “mai-nato” regime forfettario della 190/2014: a riguardo, però, è bene dire come auspichiamo una soluzione maggiormente strutturale e stabile che non faccia vivere l’autonomo con il doppio peso dei limiti temporali e dei limiti di ricavo.

L’imprinting che il Governo sta dando sul tema è decisamente positivo: contando che una riforma del lavoro non crea direttamente lavoro, revisionare il mondo degli autonomi non è e non sarà una concreta risposta alle percentuali di disoccupati, inoccupati e cervelli in fuga di cui tanto si parla? Tutelare autonomi e piccole imprese, dopo un grande lavoro di riforma per i subordinati, non significa dare ancora più risposte alla crisi che abbiamo vissuto e in parte viviamo?

Noi crediamo di si: il Governo ha scelto un’ottima via di investimento e, adesso, non ci resta che attendere i risultati.

 

Mario Taurino
Coordinatore GD Toscana

Chiara Brizzi
Responsabile Politiche del Lavoro GD Toscana

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