Romney in crisi, i lavoratori dell'auto premiano Obama

elezioni 2012Le tre vittorie di Santorum in Minnesota (Midwest), Missouri (stato di confine tra Sud e Midwest) e Colorado (Ovest) hanno rafforzato l’ex senatore come campione dei conservatori anti-Romney. Una interessante battaglia nel campo repubblicano si sta svolgendo nel Michigan, che voterà il 28 febbraio, e di cui il padre di Romney è stato governatore negli anni Sessanta. Per quest’ultima ragione il Michigan è stato a lungo considerato tra i punti di forza di Mitt, anche in vista delle elezioni di novembre (lo stato ha votato repubblicano per l’ultima volta nel 1988). Questo scenario è stato rapidamente ribaltato negli ultimi giorni.

Il Michigan ha dovuto per molti anni la sua ricchezza all’industria automobilistica, ma a partire dagli anni Settanta ha subito i colpi della deindustrializzazione che ha trasformato la “cintura industriale” nella “cintura della ruggine”. Obama affrontò il problema durante le primarie del 2008, pronunciando parole che suscitarono forte impressione: accusando le precedenti amministrazioni di non essere riuscite a risolvere la crisi occupazionale dell’area egli notò che «non è sorprendente che la gente si inasprisca, si aggrappi alle armi, alla religione, o all’antipatia per chi è diverso da loro». Obama stesso sperimentò questo “inasprimento” quando nel 2009 il deputato cattolico del Michigan Bart Stupak guidò una pattuglia di democratici “ribelli” che rifiutarono di votare a favore della riforma sanitaria finché non fu approvato un emendamento che ha vietato i finanziamenti federali alle cliniche che praticano l’interruzione di gravidanza.

È su questo conservatorismo a base cattolica della ex classe operaia che Santorum ha costruito la sua rimonta nei sondaggi d’opinione. Per recuperare terreno tra i conservatori, Romney ha giocato una carta disperata, rispolverando la propria opposizione allo auto bailout, il salvataggio governativo di General Motors e Chrysler, per cui l’amministrazione Obama ha speso circa 80 milioni di dollari. Un articolo di Romney apparso sul New York Times due settimane dopo l’elezione di Obama portava l’eloquente titolo di «Lasciamo che Detroit fallisca». Ma i contribuenti del Michigan sembrano invece aver apprezzato che il governo abbia speso i loro soldi per salvare i loro posti di lavoro: ancora nel 2010, il 51% degli elettori repubblicani dello stato si dichiarava favorevole al piano.

La posizione di Romney ha fornito alla campagna di Obama quella che sembra l’arma definitiva per mantenere il Michigan alle presidenziali: Romney ha ora 16 punti di distacco, meno competitivo di Santorum (staccato da Obama di 11 punti). L’ex governatore del Massachusetts ha dunque tentato di correre ai ripari, riequilibrando la propria posizione e sostenendo che al posto di Obama egli avrebbe cercato un “fallimento pilotato” dell’industria automobilistica stanziando poi fondi federali per la riconversione. Ma dopo aver perso i moderati criticando il bailout Romney si è ritrovato un elettorato alle primarie molto schierato a destra, che non ha affatto apprezzato la seconda giravolta.

Al di là della contesa in casa repubblicana, il dibattito in Michigan ha posto di fronte agli elettori, ancora una volta, il contrasto tra due filosofie profondamente diverse. Da un lato, quella che lo stesso Romney ha definito la “gestione non emozionale della crisi” (emotion-free crisis management), laddove le emozioni assenti devono essere probabilmente quelle di chi, come Romney, gode di un patrimonio personale che può consentirgli di vivere senza lavorare.

Dall’altro lato, l’impegno dei democratici che ha consentito di salvare quasi un milione e mezzo di posti di lavoro, ha imposto un aumento della produzione di auto ecologiche e sta gradualmente coprendo i costi dell’operazione attraverso la rivendita delle azioni.

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