Io non mi azzardo

Io non mi azzardo

La legge vieta il gioco d’azzardo, salvo deroghe. Detto altrimenti, lo Stato afferma tramite le proprie leggi che tutti i giochi in cui è totale...

La legge vieta il gioco d’azzardo, salvo deroghe. Detto altrimenti, lo Stato afferma tramite le proprie leggi che tutti i giochi in cui è totale o prevalente l’alea, cioè il caso, rispetto all’abilità del giocatore, e laddove si scommettono soldi, questi giochi sono da considerarsi azzardo, pertanto vietati. Salvo deroghe, appunto. Anche perché le leggi vigenti sono quasi pezzi di antiquariato, risalenti al 1931 e 1942, ed è facile quindi operare in deroga. Negli ultimi vent’anni, sotto le insegne bipartisan dei governi Prodi, D’Alema, Berlusconi e Monti, abbiamo assistito alla crescita inarrestabile dei giochi d’azzardo, dalle slot machine alle videolottery, dai gratta e vinci ai “win for life”, dai Superenalotto alle sale Bingo fino ai giochi on-line. E per non farsi mancare nulla ecco le applicazioni per smartphone di slotmachine: si calcola siano circa 2200, una ventina delle quali destinate a bambini dai 4 agli 8 anni d’età, spesso gratuite e categorizzate – come nulla fosse – alla voce gioco d’azzardo. Molte di più sono quelle ideate e immesse sul mercato per il pubblico under 18.

 

Nel 2013 gli italiani si sono giocati d’azzardo l’impressionante cifra di 84,7 miliardi di euro. Di questi, 67,3 rientrano come vincite mentre il “banco” si intasca la bellezza di 17,1 miliardi. Diciassette miliardi, cioè la perdita secca dei giocatori italiani, pari a 400 dollari persi pro capite all’anno nelle statistiche internazionali e un triste primato: solo l’australiano fa peggio perché ogni italiano perde circa il doppio di un francese o uno spagnolo. Di questi 17 miliardi di euro, l’equivalente di una manovra finanziaria, 8,1 li incassa lo Stato e 8,7 la filiera del gioco. Rispetto al 2012, quando furono giocati 88,5 miliardi, si registra un lieve calo, ma si tratta pur sempre di una cifra quattro volte superiore rispetto ai 24,8 miliardi giocati nel 2004. Si gioca sempre e ovunque, dall’alba a notte fonda, nei bar, in casa o negli autogrill dove sentiamo proporci frasi come: vuole il resto o posso darle un gratta e vinci?

 

Ma chi è il giocatore medio italiano? Secondo la ricercatrice Sabrina Molinaro del CNR di Pisa il “giocatore sociale” è una persona prevalentemente di genere maschile, con età media sui 40 anni, coniugato e con un lavoro da dipendente, in prevalenza diplomato, con un reddito personale tra i 15.000 e i 36.000 euro. Costui gioca in prevalenza a gratta e vinci, Lotto e Superenalotto e scommesse sportive, spendendo in media 20 euro al mese. Di contro c’è il “giocatore problematico”, in prevalenza maschio, età media di 35 anni e nella metà dei casi senza una occupazione e comunque con un reddito personale inferiore ai 15.000 euro e che in un caso su tre utilizza almeno una sostanza illegale durante l’anno. Gioca a 3 o a più giochi congiuntamente tra videopoker, scommesse sportive e altri eventi, spendendo dai 350 ai 1500 euro al mese. La categoria giocatore problematico è cresciuta negli ultimi tre anni fino a interessare l’1,6% della popolazione, circa 250 mila persone, mentre gli studi del CNR evidenziano un lieve calo dei giocatori sociali, passati dall’83,4% nel 2010-2011 all’80% nel 2013-2014, ma pur sempre 16 milioni di persone in valore assoluto.

 

Perché la gente tenti la sorte con il gioco e perché ne abbia così tanta familiarità è una questione antica che mescola irrazionalità, immaginario e semplice voglia di evasione. Le persone giocano d’azzardo pur sapendo razionalmente che una vincita è assai improbabile. Tentare la sorte, la cieca fortuna è da sempre una sorta di sospensione della razionalità. Ad esempio, la probabilità di beccare la sestina vincente al Superenalotto è solo una su 622.614.630, mentre secondo gli esperti del CNR la probabilità che nel 2036 l’asteroide 99942 Apophis investa il nostro pianeta è pari a una su 40mila, da cui si desume che è molto più probabile morire a causa di un asteroide caduto sulla terra che vincere al Superenalotto. Il punto è che le persone lo sanno perfettamente: stando alle ricerche del CNR solo il 5% dell’intera popolazione tra i 15-64 anni considera il giocare dei soldi poco rischioso o addirittura senza rischio, un 8% tra i giocatori abituali. La consapevolezza del rischio c’è, dunque, nonostante questo nel biennio 2013-2014 gli italiani hanno incrementato le lotterie istantaneo (58,1%) calando un po’ il gioco a Lotto e Superenalotto (43,2%). Crescono invece le scommesse sportive e le scommesse su altri eventi (21,5% e 2,9%) e non si gioca più soltanto nei bar o nei pub meglio se coperti da tendine, ma anche a casa di amici e nelle sale scommesse. Di questo immenso fiume di denaro giocato annualmente, ben 14,76 miliardi di euro sono stati giocati su internet, la nuova frontiera dell’azzardo.

 

Dinanzi a un fenomeno di questa entità e capillarità – che provoca dipendenza da gioco d’azzardo, separazioni e divorzi, ricorso all’usura, pesanti infiltrazioni mafiose e riciclaggio di denaro sporco – cresciuto in un sostanziale far west, “Mettiamoci in gioco”, la campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo, chiede da tempo una legge quadro che regolamenti il settore.

Le nostre proposte in merito sono esposte in modo dettagliato in questo documento: http://www.mettiamociingioco.org/download/proposte_legge.pdf. Rispetto al testo appena citato ci siamo convinti che una limitazione, seppur forte, della pubblicità del gioco d’azzardo non sia sufficiente e che occorra, invece, il divieto assoluto di pubblicità. Inoltre, chiediamo che – per giocare – sia obbligatorio usare la tessera sanitaria, come spiegato qui: http://www.mettiamociingioco.org/index.php?option=com_zoo&task=item&item_id=94&Itemid=211.

 

don Armando Zappolini

Portavoce nazionale di Mettiamoci in Gioco

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