Finalmente un leader, ora facciamo un partito.

Finalmente un leader, ora facciamo un partito.

Il PD ha preso il 40,8% alle ultime elezioni europee, stravinto quelle amministrative, rinnovato in larga misura il suo gruppo al PE e quelli consilia...

Il PD ha preso il 40,8% alle ultime elezioni europee, stravinto quelle amministrative, rinnovato in larga misura il suo gruppo al PE e quelli consiliari. Un successo straordinario per Renzi che in pochi mesi ha impresso un’accelerazione alle dinamiche politiche, archiviato Berlusconi, Grillo e l’idea che fosse un corpo estraneo alla sinistra portandola a un risultato storico che gli consegna un’enorme responsabilità: non deludere le aspettative.

Perchè l’Italia è sempre quella della disoccupazione, dei giovani sfruttati, del sapere negato come i diritti, dell’ambiente violentato, della cultura in rovina. E’ un 41% sulla fiducia: ora c’è da cambiare il Paese assieme ai cittadini costruendo, con un partito moderno e organizzato in grado di mobilitarsi non solo nelle campagne elettorali, la loro democrazia. Perchè senza i cittadini il cambiamento troverà ancora resistenze e poteri in grado di fermarlo.

Per farlo serve una riflessione profonda su come fare un partito che sia un’infrastruttura di partecipazione e di emancipazione, che non veda i cittadini come passivi consumatori di una proposta elettorale preconfezionata, o portatori di bisogni codificati dalla politica in loro nome, ma sia un loro strumento per rappresentarsi e modificare i rapporti di forza nella società. Per partecipare e guidare il cambiamento, non starlo a guardare.

Un partito che aiuti i corpi intermedi travolti dalla crisi della rappresentanza a rinnovarsi, che si apra al mondo dell’associazionismo e dei movimenti, e cominci (non ricominci) ad essere nella società.

E serve ricostruire un orizzonte per la Sinistra, che ambisca almeno a costruire una  società migliore, giusta e sostenibile, avendo come nemico le enormi disuguaglianze e come obiettivo la ricostruzione di un benessere comune che passa da un nuovo rapporto tra l’ambiente e le persone, tra queste e chi governa e tra le persone stesse.

Al di la della retorica di chi pensa di chiudere nei seminari la sinistra per usarne il marchio, poco si è fatto per ora per darle un respiro più lungo, rinnovarla, darle occhiali nuovi per leggere il mondo. Serve andare oltre la quotidianità e la contingenza provando, a partire dalle comunità locali, a costruire nuove pratiche radicalmente innovative e valorizzare quelle che già ci sono.

Proprio le nostre comunità, i nostri bravi amministratori, le esperienze territoriali di innovazione, lo straordinario patrimonio di socialità, le competenze diffuse dentro e intorno al PD, possono essere protagonisti di questa discussione.

Sono riflessioni ancora troppo assenti che è necessario affrontare alla svelta, partendo dai nostri territori.

Il patrimonio di consenso e l’enorme quantità di energie attivate sono una responsabilità grande già troppe volte elusa.

Il testo, scritto dal segretario dei GD Toscana Andrea Giorgio, è stato pubblicato da Repubblica Firenze

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