I fatti ceceni e un mondo che non sa più indignarsi

I fatti ceceni e un mondo che non sa più indignarsi

In questi giorni la Cecenia è tornata al centro dell’attenzione per fatti che sembrano uscire dai libri di storia e da epoche già vissute.  Fatti che ...

In questi giorni la Cecenia è tornata al centro dell’attenzione per fatti che sembrano uscire dai libri di storia e da epoche già vissute.  Fatti che dovrebbero scuotere le nostre coscienze intorpidite, spingendoci a ribellarci a queste forme odierne forme di razzismo e nazismo 4.0.

 

Infatti, nella Repubblica cecena, alcune ex caserme militari sono state adibite a veri e propri centri di reclutamento forzato per uomini e ragazzi, arrestati durante alcune “retate profilattiche” che avevano lo scopo di “correggere uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto”. Questo quanto emerge dalle file del quotidiano Novaya Gazeta (lo stesso per il quale scriveva Anna Politkovskaja), dove si parla di più di cento uomini rapiti e seviziati, e costretti a lunghe permanenze in piccoli spazi, al buio, con altre trenta, quaranta persone. Interpellato un rappresentante di governo ceceno, ha avuto a dire: “impossibile che ciò accada perché in Cecenia non esistono omosessuali; se esistessero, sarebbero le stesse famiglie a inviarli in luoghi molto lontani dai quali non potrebbero più fare ritorno” (quelle stesse famiglie in alcuni casi contattate in queste ore per pagare una grossa mancia di soldi per la liberazione del proprio parente). Sentire parlare in certi termini dell’umanità, di come si comporta e di come viene trattata, deve creare un grave solco nelle coscienze, per cui dovrebbe essere lecito domandarsi se sia giusto, una volta venuti a conoscenza di quanto stia accadendo, denunciare oppure considerare la Cecenia una piccola Repubblica della Federazione Russa per cui la nostra rabbia non sia spendibile in tal senso. Sono molte in queste ore le raccolte di firme (Amnesty International, per citarne una), le petizioni e gli appelli che si stanno levando dal mondo politico e associativo, che chiedono di fare chiarezza su quanto stia accadendo, che chiedono la liberazione degli uomini ancora prigionieri e vittime di tortura. Non è tanto importante diventare cittadini del mondo, come richiesto alla nostra generazione, ma è importante comprendere soprattutto come vorremmo esserlo: esigiamo dunque che il nostro Stato si faccia promotore della richiesta di verità su quanto stia accadendo, che non si spengano i riflettori su un avvenimento così atroce che ci riporta velocemente al nazismo, alle atrocità perpetrate mediante tortura a milioni di uomini e donne; ai troppi omosessuali morti nei campi di concentramento.

 

Nel 2017 è pensabile che si perpetui e si replichi un  atto del genere, una persecuzione, una retata profilattica nei confronti di uomini e giovani ragazzi? E’ concepibile che un portavoce del governo faccia una dichiarazione, come quella riportata poco più sopra? Non è forse utile che la comunità internazionale si muova alla ricerca di quanto stia realmente accadendo, tramite gli organi preposti che esistono, come tali, a tutela del rispetto dei diritti umani in Cecenia, così come nel mondo? Chiediamo fortemente, ci accodiamo all’appello dei parlamentari che hanno chiesto al Ministro Alfano e a Federica Mogherini di far luce, di sostenere la libertà e l’inviolabilità dei diritti civili in tutto il territorio fisico europeo, e non solo istituzionale. Non possiamo non sentirci coinvolti e non possiamo non denunciare certe nefandezze, alle quali non possiamo abituarci, non possiamo cedere all’ignoranza culturale e alla banalità del male, perché siamo cittadini del mondo.

Federica Scirè

Responsabile Legalità GD Toscana

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0