Far dialogare le sofferenze, combattere la povertà.

Far dialogare le sofferenze, combattere la povertà.

  L’ultimo rapporto Istat ci offre un quadro preoccupante della situazione socio economica in Italia, relativamente ai dati del 2017: più di 5 mi...

 

L’ultimo rapporto Istat ci offre un quadro preoccupante della situazione socio economica in Italia, relativamente ai dati del 2017: più di 5 milioni di persone vivono in condizioni di povertà, con un’incidenza dell’8,4% – che supera il 10% al Sud e raggiunge picchi alti anche nelle metropoli del Nord. Più di un milione e mezzo di famiglie che non possono sostenere le spese mensili per beni e servizi essenziali. Si tratta spesso di persone escluse ed emarginate non solo economicamente, ma di conseguenza anche socialmente.

Il rischio di povertà è inoltre più elevato per famiglie con figli minori, raggiungendo il 20,9% nei nuclei familiari con tre o più figli, e con 1milione e 208mila minori in condizioni di povertà. Questo determina drammatiche asimmetrie di opportunità per migliaia di ragazzi che saranno svantaggiati a causa delle condizioni di partenza. Ricordiamo infatti i precedenti dati allarmanti sull’ereditarietà della povertà, che segna sempre più il destino dei giovani e dei bambini. Servono politiche strutturali importanti per garantire parità di accesso alla formazione ed ai servizi. La scuola deve tornare ad essere un ascensore sociale e non un luogo in cui si riproducono le differenze sociali che esistono al di fuori di essa, come accade, con i bambini provenienti da famiglie povere che hanno una maggiore probabilità di fallimento scolastico. L’Italia è uno dei paesi Ocse con il maggior numero di Neet (27%), giovani che non studiano e non lavorano. Lo sviluppo e la valorizzazione del capitale umano deve essere la priorità per un paese che voglia tornare a crescere in modo sostenibile, come emerge anche dall’analisi dei Sustainable Development Goals presenti nell’Agenda 2030 che l’Italia si è impegnata a raggiungere. È necessario dunque investire nell’istruzione e nell’accesso alla formazione, rendendo la scuola un ambiente polivalente che favorisca lo sviluppo di competenze trasversali e l’inserimento sociale.

La povertà relativa nel 2017 riguardava ben un italiano su sei, con particolare incidenza per i nuclei familiari con più di 5 persone. Se è vero che il 34,5% delle famiglie di soli stranieri si trova in condizioni di povertà relativa, è vero anche che in termini generali questa riguarda il 37% delle famiglie la cui persona di riferimento è in cerca di occupazione. Particolarmente grave che tra i giovani under35 l’incidenza della povertà relativa sia del 16,3%. Abbiamo bisogno di politiche che arginino la precarietà e l’instabilità di questa generazione di ragazzi, privata della possibilità di emanciparsi e di immaginare un futuro, una famiglia, una vita dignitosa. Politiche per il lavoro, per l’abitare; politiche per una società nuova, equa, sostenibile.

Il problema della nostra società non sono le differenze etniche, ma le differenze di opportunità, risorse e prospettive, è combattendo queste criticità che si avrà una crescita del benessere complessivo e una migliore stabilità sociale. Un governo che attacca gli ultimi, gli esclusi e che fa politiche per i ricchi senza lavorare al miglioramento delle condizioni di vita di tutti, non genera alcun cambiamento virtuoso, anzi acuisce una povertà assoluta e relativa già grave e genera uno scontro sociale. Dobbiamo affrontare un Governo di fomentatori di odio e classisti, alla ricerca di capri espiatori (migranti, poveri, Europa) per mascherare la loro incapacità di avere una visione di paese.

L’aumento delle diseguaglianze è evidente e determina la necessità di politiche redistributive, di equo accesso al mondo del lavoro e politiche scolastiche degne di un paese membro del G7 e fondatore dell’Unione Europea. In sede europea dobbiamo come Partito Democratico riuscire a cambiare la visione dell’agire per risolvere questi problemi, i quali che attanagliano molti paesi dell’unione, solo insieme ne potremo uscire. Abbiamo il dovere di cambiare la visione della crisi, di dare nuove speranze e prospettive al conservatorismo e al sovranismo. Abbiamo il dovere di essere alternativi e popolari. Se il reddito di inclusione è una misura efficace di contrasto alla povertà e a favore dell’inclusione, non può essere l’unica. Priorità devono essere investire sulla formazione, innovazione, combattere l’illegalità ed il sommerso – che definiscono situazioni di sfruttamento – un efficientamento del funzionamento dei centri per l’impiego ed un monitoraggio delle esigenze del mercato del lavoro.

Sarà compito di una Sinistra rinnovata farsi carico della più grande sfida del nostro tempo: la liberazione dal bisogno di centinaia di migliaia di persone cadute nel baratro e la costruzione di nuovi principi e politiche che mettano al centro la dignità dell’uomo.

 

Francesco Bellandi

Responsabile Integrazione e immigrazione Giovani Democratici Toscana

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