Facce improponibili per tesi indifendibili

Facce improponibili per tesi indifendibili

Che la scuola pubblica non fosse un tema caro a questo governo lo sapevamo, e sapevamo anche della sua derubricazione a strumento di cassa, nel contes...

gelminiChe la scuola pubblica non fosse un tema caro a questo governo lo sapevamo, e sapevamo anche della sua derubricazione a strumento di cassa, nel contesto di una finanziaria di uno stato bloccato, che non investe nel futuro. Sapevamo anche il ministro Gelmini essere persona con poca stima di sé, o quantomeno  tanto in debito di cortesie da accettare disinvoltamente 9 miliardi e mezzo di tagli al suo ministero, sommando scuola e università.  Anche il devoto Sandro Bondi, per molto meno, è trasalito, minacciando prima, e attuando poi, il suo proposito di dimettersi. E anche il suo successore Galan, forzista della prima ora, evoca in questi giorni il ritorno, per il governo, a uno spirito originario liberale, a suo avviso tarpato dal “socialista” Tremonti e dai sui tagli.
Sapevamo tutto, sapevamo anche che, quando hanno un obiettivo, queste persone perdono il freno e sono disposte a tutto, anche a difendere tesi indifendibili mostrando facce improponibili.
L’ultima di queste facce bronzee l’abbiamo vista l’altra sera a Ballarò, una delle migliori. Dico una delle migliori perché -deve essere il palcoscenico che stimola-, ne abbiamo viste diverse in questi anni. La prima che mi ricordo: Berlusconi, davanti a D’Alema che strabuzza gli occhi, che denuncia, tra i poteri forti dello stato, le scuole superiori. Allora sembrava solo una gaffe. Da li una sfilata interminabile di facce in difesa di processo breve, legittimo impedimento, processo Mils, caso Ruby, guerra in Libia, nucleare, caso Scajola.
L’ultima martedi: Enrico Letta che, documento alla mano, denuncia i nuovi tagli del governo alla scuola, 13 miliardi in tre anni. Legge da una tabella:  4 miliardi il primo anno, 4 miliardi e mezzo il secondo, 4 miliardi e mezzo il terzo. E la Gelmini che, dopo una disquisizione filologica sulla differenza tra “tagli” e “minori spese”, afferma (più o meno testualmente): “Se fosse vero, Tremonti me l’avrebbe detto.”
Oltre la tragicomicità, resta il fatto: un ulteriore taglio che metterà i ginocchio l’istruzione pubblica.
Lo sapevamo. Non siamo sorpresi, il berlusconismo ci ha abituato a tutto. Ma non possiamo rinunciare ad essere indignati e a reagire con decisione. Migliaia di studenti sono scesi nelle piazze negli ultimi 2 anni, e con loro professori, ricercatori, collaboratori e genitori. Sono scesi in piazza nell’indifferenza di molti, contro una riforma indegna che tagliava 9,5 miliardi al sistema formativo.
Adesso si è provato, silenziosamente, a far passare un ulteriore taglio di 13,5 miliardi di euro.
Allora, la domanda che dobbiamo urgentemente porci di fronte a questo nuovo attacco è: che fare, come possiamo reagire? Credo che per Studenti, genitori, insegnanti, cittadini pensanti, tornerà presto il tempo della piazza -i giovani democratici cominceranno nei prossimi giorni una grande campagna di mobilitazione- prima però abbiamo tutti una grande occasione, il voto.
Purtroppo dobbiamo ancora pazientare per le elezioni politiche nazionali, perché i con i soldi e con il potere Berlusconi ha comprato, per sé e per il suo governo, ancora qualche mese di accanimento terapeutico parlamentare;  ma ci sono le elezioni amministrative, che Berlusconi stesso ha elevato a ruolo di test nazionale. E’ la prossima occasione per dire: ci siamo stancati di voi, del vostro mal governo, delle vostre idee sbagliate e delle facce che utilizzate per presentarle e sostenerle in televisione.
Credo che questi governanti da quattro soldi abbiano finito di prenderci in giro, adesso cominciamo noi a ridere di loro.


Lorenzo Rocchi
Responsabile scuola Giovani Democratici Toscana

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