Europa al bivio

Il Vertice quadrangolare (Monti- Merkel- Hollande- Rajoy) tenutosi a Roma lo scorso venerdì dà il via libera ad un Piano per la crescita di 130 miliar...

Il Vertice quadrangolare (Monti- Merkel- Hollande- Rajoy) tenutosi a Roma lo scorso venerdì dà il via libera ad un Piano per la crescita di 130 miliardi ad una settimana dal Summit dell’Eurozona.
Il Piano lanciato dai quattro leader di fonda su tre pilastri proposti dalla Commissione Europea: aumento di capitale di 10 miliardi in favore della Banca Europea per gli investimenti, riutilizzo di 65 miliardi di fondi strutturali europei rimasti inutilizzati per progetti di sviluppo e 5 miliardi dai Project Bond per finanziare progetti di infrastrutture e ricerca.La riunione si chiude inoltre con un sostanziale accordo sull’introduzione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie- che aveva inizialmente incontrato le resistenze di Monti- mediante l’utilizzo della cooperazione rafforzata (ovvero tramite l’adesione di almeno nove Paesi membri dell’Unione Europea), vista l’impossibilità di trovare l’unanimità sull’argomento.

Sebbene Piano per la crescita e Tassa sulle Transazioni Finanziarie siano passi importanti, questi non saranno decisivi per salvare l’euro.
Inoltre, come osservano gli eurodeputati dei Socialisti&Democratici:”Il pre-meeting non può essere un sostituto di un’azione decisiva con tutti i leader europei attorno ad un tavolo”.
La vera partita infatti si giocherà al Vertice del Consiglio Europeo dei prossimi 28 e 29 giugno. Se questo non darà risposte credibili, la crisi potrebbe diventare irreversibile.
Arrivati a questo punto, nessuno Stato può quindi pensare di potersi salvare da solo, partendo dalla Grecia per arrivare alla Germania. Quest’ultima infatti, nonostante la maggioranza dei tedeschi sia
convinta che potrebbero farcela benissimo anche da soli, sarebbe il Paese che avrebbe più da perdere da un collasso dell’euro (soprattutto vista la sua importanza nel favorire le esportazioni delle industrie tedesche).

Notevolmente più complicata è la situazione della Grecia che, dopo la formazione di un nuovo Governo di unità nazionale, chiede più tempo per onorare gli impegni sul bilancio (2 anni), impegni necessari ad ottenere una nuova tranche di aiuti, senza la quale non sarà in grado
di pagare stipendi e pensioni.
La situazione è fortemente critica per tutti i Paese dell’Eurozona; per questo motivo vi è una forte necessità di scelte coraggiose da parte dell’Europa.
Vista l’inefficacia nel salvare l’euro delle ultime ventuno riunioni del Consiglio Europeo, emerge con forza tutta l’incapacità dell’attuale assetto europeo di offrire una vera risposta alla crisi
finanziaria. É illusorio, arrivati a questo punto, pensare di poter procedere senza un governo economico della moneta, senza un’Unione fiscale e di bilancio.
Una cessione sostanziale di sovranità è quindi la condizione essenziale per la legittimità democratica di un nuovo e più solido sistema europeo.

Un cambio di passo dal punto di vista istituzionale è adesso indispensabile per la sopravvivenza dell’Unione. Siamo ad un punto di non ritorno, e nel Vertice europeo del 28 e 29
giugno è in gioco il futuro dell’Unione.
É necessario agire su quello che anche Monti ha definito “il vizio d’origine della costruzione europea”, l’incompletezza del processo d’integrazione.
Dalla crisi si esce solamente con la presa di coscienza che l’Unione politica è oramai l’unico  strumento per risolvere i problemi di oggi -ed in seguito anche quelli di domani-dell’Europa.

Come scriveva Barbara Spinelli qualche giorno fa sulle pagine de ‘La Repubblica’:”Bisogna che i politici nazionali imparino ad inforcare occhiali cosmopoliti”, bisogna che nel Vertice europeo dei prossimi giorni i Governi di tutti gli Stati europei abbiano il coraggio di porre le basi per costruire un’”altra Europa”, un’Europa che sappia dare risposte credibili a quella crisi finanziaria ed economica, ma ancora di più istituzionale, che da tempi affligge il nostro continente.
Se non ora, quando?

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