Elezioni in Turchia: riconferma del duo Erdogan-Davutoğlu

Elezioni in Turchia: riconferma del duo Erdogan-Davutoğlu

Lo scorso weekend si sono svolte in Turchia le elezioni politiche generali che hanno visto prevalere il partito fondato dal Presidente turco Erdogan c...

Lo scorso weekend si sono svolte in Turchia le elezioni politiche generali che hanno visto prevalere il partito fondato dal Presidente turco Erdogan con il 49,49% di voti, ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi sufficiente per formare un governo autonomo affidato nuovamente al primo ministro uscente Davutoğlu. Le elezioni in Turchia sono arrivate in un clima davvero incandescente segnato da diversi fatti di terrorismo e dalla grossa crisi internazionale in Siria che vede coinvolto in prima persona proprio il paese turco. In particolare ha destato parecchio sconcerto i metodi repressivi scelti da Erdogan per influenzare il voto di queste elezioni. Oltre che la chiusura di due emittenti televisive filo-curde proprio a pochi giorni dall’elezioni, Erdogan ha imposto la chiusura dei seggi anticipata nella parte orientale della Turchia, roccaforte del Halkların Demokratik Partisi, formazione politica di sinistra che, nonostante la chiusura anticipata dei seggi, è riuscita ad ottenere 59 rappresentanti nel parlamento di Ankara.

Discorso a parte va fatto per il partito social democratico che si conferma come seconda forza politica con il 25,31% di consensi, assestandosi più o meno sullo stesso risultato delle elezioni del giugno scorso (24,95%). Ma ciò che stupisce di più è come nonostante la pressione internazionale e i metodi repressivi scelti da Erdogan il partito dell’Adalet ve Kalkınma Partisi (AKP) ha guadagnato più di otto punti percentuali in soli cinque mesi, riuscendo a riottenere la maggioranza assoluta nel parlamento turco. Tale risultato, è sicuramente influenzato dal contesto internazionale. Davanti al timore di un’escalation nell’area medio-orientale il popolo turco ha deciso di continuare a dare fiducia ad un leader già consolidato come Erdogan, addirittura consolidando e ampliando la sua leadership politica. Un otto per cento che è proprio quanto perso dai due partiti di minoranza turchi per l’appunto l’Halkların Demokratik Partisi, formazione come già detto di sinistra, e dal Milliyetçi Hareket Partisi, partito di estrema destra.

Sul piano democratico, è indubbio come la riconferma e il rafforzarsi del duo Erdogan-Davutoğlu non giovi al paese, considerando le ultime iniziative che hanno imposto severe limitazioni alle libertà fondamentali in Turchia. Nonostante ciò, sul piano internazionale è importante la riconferma del governo che ha condotto fin qui gli incontri bilaterali ed internazionali per superare l’attuale crisi in Siria ed in Iraq oltre che quella dei migranti in Europa.

Resta ancora da sciogliere il nodo sul futuro ruolo della Turchia nell’area medio-orientale. Ankara è un interlocutore strategico per qualsivoglia sviluppo futuro, a patto che egli sia un partner affidabile inserito all’interno del quadro NATO e di una più ampia politica di vicinato europea. Restano sul piano internazionale ancora alcuni dubbi sulla condotta militare: se da una parte sembra chiara, almeno nei proclami, la volontà della Turchia di combattere lo Stato Islamico, si constata nei fatti la decisione del governo turco di combattere, ancor prima dello Stato Islamico, le milizie armate curde che ad oggi sono gli unici combattenti sul territorio siriano e iracheno che si oppongono al Califfato.

Adriano Iaria, Responsabile Europa GD Firenze

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