E se l’Italia fossi anche’io?

E se l’Italia fossi anche’io?

Si può comunicare con un gesto. Si può far comprendere uno stato d’animo con uno sguardo. Si può non ricorrere ad una parola ma utilizzare comunque un...

Si può comunicare con un gesto. Si può far comprendere uno stato d’animo con uno sguardo. Si può non ricorrere ad una parola ma utilizzare comunque un linguaggio. Unico, universale e per questo incapace di pronunciare l’aggettivo”diverso”.
Il comitato “l’Italia sono anch’io” è il risultato di una riflessione simile, che pone i diritti dei 5 milioni di stranieri abitanti, ad oggi, nel nostro Paese al centro del dibattito nazionale.

La campagna di raccolta firme per le due leggi di iniziativa popolare, che terminerà alla fine di Febbraio 2012, arricchisce  l’agenda politica, chiedendo la revisione della legge sul diritto alla cittadinanza e  il riconoscimento del diritto al voto amministrativo per  gli immigrati regolarmente residenti in Italia da 5 anni.

Firmando e aderendo alla raccolta, firmiamo un “contratto” di impegno sociale vero, senza clausole reali ma capace di dar speranza ad una società diversa, fatta di uguaglianza e integrazione. Nessun contratto fittizio, come invece, ci ha abituati il nostro ormai ex Presidente del Consiglio. Nessuna promessa  fatta e non mantenuta.

Le richieste del comitato e di chi vi aderisce vogliono essere garanzia di serietà ed impegno. Nelle due proposte di legge si parla di facilitazione per l’acquisizione del diritto di cittadinanza, superando l’antico principio dello “ius sanguinis”,  secondo cui la condizione di cittadino italiano è un privilegio ristretto,  concesso per nascita,  per matrimonio o per naturalizzazione (come se la parola “natura” potesse essere avvicinata a simili dogmi), e proponendo il criterio dello “ius soli”, per cui è cittadino di un luogo chi vi nasce; si parla di uguaglianza e di uno Stato in grado di eliminare gli eventuali ostacoli per il raggiungimento di questa, in conformità con l’art.3 della nostra Carta Costituzionale; si parla di una vita pubblica accessibile per coloro che continuamente contribuiscono al suo finanziamento.  

Stranieri  e Italiani in alcune circostanze, contribuenti tutti uguali in altre.

Si parla di impegno concreto. Lo stesso che noi, Giovani Democratici Toscani, abbiamo deciso di garantire aderendo ufficialmente alla campagna.

Potrete trovarci già da sabato prosimo nei punti di raccolta firme, dislocati nel territorio, e l’arancio delle nostre bandiere sventolerà accanto ai colori di tutti i movimenti e di tutte le organizzazioni che aderiranno alla giornata di mobilitazione nazionale del 19 novembre.

Ce ne saranno altre,   il 17 e 18 dicembre, il 21 gennaio, il 4 e 5 febbraio ed il 3 marzo. E ci saremo anche noi, organizzando iniziative su tutto il territorio.

Lo faremo perché crediamo in un progetto di società diversa che veda protagonista un’intera classe generazionale, senza distinzioni, che usi i propri valori e le differenze culturali come collante ed arricchimento continuo. Perché  siamo stanchi di vedere il nostro paese spendere energie nell’ennesima corsa contro il tempo, inseguendo un’Europa lontana da noi anche dai diritti.

Nella campagna “Stranieri di nome, Italiani di fatto” proponevamo , tra le altre, la cancellazione del reato di clandestinità , una nuova legge sulla libertà religiosa e la giusta attenzione per una legge chiara sul diritto d’asilo. Abbiamo contestato una riforma scolastica che prevedeva l’inserimento di “classi ponte” che avrebbero insegnato  ai più piccoli l’integrazione stando al di là di un vetro, in un‘ altra stanza, divisi dai loro compagni , etichettati come “stranieri”, e non come figli, tutti uguali, di un mondo multietnico ed evoluto. Sono battaglie che sentiamo nostre perché nostra è la responsabilità di proporre una politica attenta ai bisogni e agli interessi legittimi di ognuno. Così come legittimo è il diritto al voto, l’espressione del proprio pensiero, in ogni società che possa definirsi democratica e moderna.

Noi Giovani Democratici sentiamo la responsabilità di gridare a gran voce che non possiamo più accettare una legge che non garantisca tale diritto ad ogni giovane, italiano, straniero, immigrato e legittimo cittadino. Ecco perché aderiamo e sosteniamo la campagna “L’Italia sono anch’io”.

Perché non accettiamo la pretesa di ridurre il termine “cittadinanza” a mero scambio e convivenza tra simili. L’integrazione comporta fatica. Va capita, insegnata e spiegata per il valore che porta con sé. Solo così l’unione di profumi completamente diversi, perché risultato di storie, percorsi, battaglie, principi  a loro volta diversi, potrà essere apprezzata e sfruttata come motivo di crescita per un intero paese. Altrimenti creeremmo una società a compartimenti stagni dove l’Italiano conosce l’Italiano, ma non le abitudini dell’Arabo che abita al piano di sotto; e non meravigliamoci se, in futuro, iniziassimo a sentirci tutti un po’ più estranei.

Qua al link un’analisi delle proposte del comitato promotore con una comparazione con la legislazione attuale:
http://www.litaliasonoanchio.it/fileadmin/materiali_italiaanchio/pdf/scheda_comparativa_cittadinanza.pdf
L’argomento è stato  oggetto del terzo numero di TAM TAM Democratico, la rivista on line del PD che trovate a questo link: http://www.tamtamdemocratico.it/monografia/numero3/documenti/issuu.htm




COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0