E intanto Obama tesse la sua tela…

E intanto Obama tesse la sua tela…

Mentre nel Partito Repubblicano continua la lenta e difficile marcia di Romney verso la nomination, Obama si sta dedicando a cementare la coalizione c...

Mentre nel Partito Repubblicano continua la lenta e difficile marcia di Romney verso la nomination, Obama si sta dedicando a cementare la coalizione che lo sosterrà nella campagna per la rielezione. Dopo aver coltivato il consenso dei sindacati rivendicando il salvataggio dell’industria automobilistica in Michigan, in tema di politica energetica ha assunto posizioni in contrasto con i sindacati e invece in sintonia con i gruppi ambientalisti. La questione riguarda l’ampliamento di un oleodotto che attualmente trasporta greggio e bitume dal Canada occidentale all’Oklahoma. Il nuovo progetto, che prevede l’estensione dell’impianto fino al Texas, nel 2010 era stato bocciato dall’Agenzia per la Protezione Ambientale per troppe falle nel sistema di sicurezza. Obama aveva posticipato al 2013 (dopo le presidenziali) la decisione sulla costruzione, ma dopo che il Congresso ha imposto una decisione entro sessanta giorni, nel gennaio scorso il Presidente ha (temporaneamente) rifiutato l’ok al nuovo progetto. La questione è riemersa prepotentemente in questi giorni, quando i repubblicani hanno presentato al Senato un emendamento che impone l’avvio immediato dei lavori: Obama si è speso personalmente per convincere i senatori democratici a respingere la proposta. Undici democratici hanno votato con la destra (otto di loro sono eletti in stati che votarono McCain nel 2008 e in nove hanno una scadenza elettorale nel 2012 o 2014), ma i sì si sono fermati a 56 voti, al di sotto dunque della soglia dei 60 necessaria per superare l’ostruzionismo.

Tra i repubblicani Santorum vince negli stati meridionali di Alabama e Mississippi, dove i sondaggi lo davano terzo dietro Gingrich e Romney, sia pure con pochi punti di distacco. La sua vittoria è dovuta al massiccio afflusso di elettori evangelici e al fatto che ormai l’ex senatore è percepito come il candidato anti-Romney. Gingrich non è riuscito, negli ultimi giorni, a convincere la propria (ex) base che la sua candidatura avesse ancora probabilità di successo. Secondo interviste e exit poll, infatti, Gingrich è in ampio vantaggio tra chi aveva scelto di votare in anticipo e tra chi ha aspettato la data delle primarie ma aveva già deciso chi votare da qualche mese. Gli indecisi dell’ultimo minuto hanno ormai consegnato a Santorum la bandiera della destra. L’ex speaker, peraltro, è accusato da parte della base repubblicana di “lavorare per Romney” in quanto responsabile della spaccatura di un voto conservatore che, se unito, risulterebbe largamente maggioritario.

Nelle vittorie del viscerale antiabortista Santorum sono inoltre decisive le donne, a testimonianza del solco che divide l’America più profonda dalle battaglie dei democratici sui diritti civili. Un solco che Obama sta cercando di ricucire senza farsi spaventare da condizionamenti storici che alcuni potrebbero ritenere insormontabili. Il 10 marzo Santorum ha stravinto in Kansas, stato delle grandi praterie che dista oltre mille chilometri dal mare; ha eletto un democratico al Senato l’ultima volta nel 1932 e, dopo il 1936, ha votato per un presidente democratico una sola volta. Per via di questa forte collocazione politica è poco visitato dai Presidenti, ma a dicembre Obama ha parlato alla scuola superiore di Osawatomie. In questa cittadina nel 1910 l’ex Presidente repubblicano Theodore Roosevelt, in procinto di guidare una scissione a sinistra del suo partito, tenne un discorso dove tracciò le linee guida del suo cosiddetto “nuovo nazionalismo”: la convinzione che il governo federale avesse un ruolo determinante nell’impedire gli abusi del grande capitale e nel garantire ai cittadini un adeguato tenore di vita (due anni più tardi avanzò per primo la proposta di un sistema sanitario nazionale). Ricollegandosi a Roosevelt, e ricordando che la propria madre era (sottinteso: una bianca) del Kansas, Obama tracciò una precisa linea guida della sua campagna, poi ripresa anche nel discorso sullo stato dell’Unione: la convinzione che le proposte
politiche della sinistra non siano estremiste, ma invece ben radicate nel senso comune moderato degli americani. Un po’ il discorso su cui Franklin Delano Roosevelt costruì la propria campagna per la rielezione nel 1936: forse il Presidente più a sinistra nella storia del Paese, egli si definì «un vero conservatore», perché animato dall’intenzione di garantire la conservazione del benessere contro ingiustizie e tensioni sociali.

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