Dottorati e specializzazioni: no alla tassa sui cervelli!

Dottorati e specializzazioni: no alla tassa sui cervelli!

“Lo facciamo per i giovani e per il futuro”, pare essere questo il leit motive del governo, dopo averci detto che era fatta per noi la rif...

“Lo facciamo per i giovani e per il futuro”, pare essere questo il leit motive del governo, dopo averci detto che era fatta per noi la riforma delle pensioni e dopo aver tentato di mettere i precari contro “gli ipergarantiti” per far passare lo smantellamento dei diritti sul lavoro. Adesso un emendamento al “decreto fiscale” approvato dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato il 4 Aprile assoggetta a tassazione (Irpef) le somme al di sopra degli 11.500 euro corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale in quanto concorrono a formare “reddito personale”.

A ben veder la disposizione, inserita all’art. 3 comma 16 ter e quater dell’emendamento n.3143, lascia esenti le borse di studio erogate agli studenti  capaci e meritevoli privi di mezzi economici adeguati per completare gli studi universitari e andrà a colpire le borse di studio percepite dai medici specializzandi, dai dottorandi, e dai corsisti in medicina generale.

Si tratta di un’ulteriore beffa per una pluralità soggetti che oltre a percepire un  rimborso tra i più bassi d’Europa,   si trovano paradossalmente stretti tra la condizione di studente, in quanto pagano regolarmente le tasse universitarie, e quella di lavoratori, poiché gli importi percepiti verrebbero ora assimilati a redditi da lavoro dipendente e quindi tassabili “anche in deroga alle specifiche disposizioni che ne prevedono l’esenzione o l’esclusione” (come ad esempio la  legge 476 del 13 agosto 1984) .

Riteniamo tale provvedimento inaccettabile, innazitutto perchè si equiparerebbero gli specializzandi ed i dottorandi ai lavoratori soltanto per quanto riguarda gli obblighi (pagare l’IRPEF), dimenticandosi dei diritti, poi perchè renderebbe ancora meno appetibili i nostri corsi di dottorato in un Paese in cui le nostre Università incontrano gravi difficoltà sia nell’attrarre i grandi talenti degli altri Paesi che nell’arginare la fuga delle nostre migliori professionalità verso l’estero per  vedere valorizzata, con retribuzioni più alte, la loro preparazione e le loro capacità.

Introdurre una tassa sulle somme elargite dallo Stato per incentivare lo studio e la ricerca è la prova di quanto un Paese stia smarrendo sia la visione del proprio futuro sia la capacità di premiare i propri talenti.

Per questo chiediamo agli esponenti del Partito Democratico, in occasione del passaggio del testo alla Camera, di correggere l’emendamento restituendo dignità a chi con passione e sacrifici intende dare il proprio contributo, attraverso l’attività di ricerca, al futuro del nostro Paese.

I giovani e la formazione non possono essere strumento di cassa, ma volano di sviluppo e costruttori di futuro.

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