Diritto di voto e riforma sanitaria, il GOP attacca a tutto campo

Diritto di voto e riforma sanitaria, il GOP attacca a tutto campo

I fischi riservati a Romney dalla platea della NAACP, la storica organizzazione degli afroamericani, riassumono quasi tutti i tratti del presente quad...

I fischi riservati a Romney dalla platea della NAACP, la storica organizzazione degli afroamericani, riassumono quasi tutti i tratti del presente quadro politico. La contestazione a Romney si è avuta quando il candidato repubblicano si è impegnato, se eletto Presidente, a cancellare tutte le spese superflue dello Stato, citando in particolare la riforma sanitaria. (Nello stesso giorno la Camera, a maggioranza repubblicana, ha votato per la trentunesima volta in diciotto mesi una mozione per abrogare la legge.)

Nel corso dell’intervento, Romney ha più volte rimarcato i progressi compiuti dalla comunità nera, fra cui l’elezione di Obama, e, pur riconoscendo la difficoltà di intercettare il voto afroamericano, ha proclamato la sua volontà di rappresentare tutti i cittadini senza distinzione di razza, di fede, di orientamento sessuale o di condizione economica.

Questi proclami non riescono granché a mascherare l’influenza della destra conservatrice su Romney, evidente nella battaglia contro la riforma sanitaria, né il grave attacco repubblicano contro il diritto di voto delle minoranze. La convention della NAACP si tiene a Houston, nel Texas; proprio il Texas, in questi stessi giorni, sta ricorrendo nei tribunali federali contro il Dipartimento della Giustizia che ne ha bloccato la revisione della legge elettorale, in particolare la richiesta di un documento di identità come condizione per esercitare il voto. Secondo il ministro Holder, questo requisito, richiedendo tempo e denaro, pone seri limiti alla partecipazione elettorale di minoranze etniche e classi deboli. Il ministro si è esplicitamente riferimento alla “poll tax”, la tassa sul voto, il procedimento con cui fino agli anni Sessanta gli Stati del Sud impedivano il voto ai neri. Nel 1964 la poll tax fu proibita dalla Costituzione tramite il XXIV emendamento. Quasi tutti gli Stati segregazionisti, allora, richiesero un certificato di residenza: questa procedura di aggiramento della legge fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema. Ora, la richiesta di un documento di identità ripropone la stessa logica. Anche il Voting Rights Act del 1965 è oggetto di attacco: alcuni Stati repubblicani stanno tentando di portarlo alla Corte Suprema cercando di ottenere l’abrogazione del potere federale di veto sulle leggi elettorali: è stato calcolato che la maggior parte dei ricorsi contro il Voting Rights Act si colloca temporalmente negli ultimi due anni.

Sul versante economia e lavoro, il vero tema di queste elezioni, l’esasperante lentezza della ripresa dell’occupazione è più che bilanciata dalla strategia propagandistica di Obama. I democratici puntano a mostrare all’elettorato gli enormi profitti conseguiti da Romney con il fallimento delle aziende di proprietà della sua società finanziaria, la Bain Capital, e a mostrare il massiccio ricorso di Romney all’esternalizzazione internazionale del lavoro. La strategia, il cui successo pare confermato dai sondaggi, ha un valore doppio in quanto consente ad Obama di mantenere l’elettorato operaio di Stati numericamente pesanti come Ohio e Pennsylvania – proprio la fascia di elettorato democratico più conservatrice e meno entusiasta di Obama, fin dalle primarie del 2008. L’insistente attacco repubblicano contro la riforma sanitaria, inoltre, contribuisce a validare agli occhi degli elettori l’accusa del Presidente: la destra è interessata solo a fare ostruzionismo e non a prendere provvedimenti per la ripresa economica. Il sì della Corte Suprema, infatti, sembra aver prodotto un lento ma costante spostamento della popolazione verso un giudizio positivo dell’Obamacare – un tema, che, comunque, già prima della sentenza aveva perso l’importanza avuta nelle elezioni di metà mandato del 2010.

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0