Crisi siriana: non è più tempo per stare a guardare

Crisi siriana: non è più tempo per stare a guardare

Crisi siriana e Politica Estera Comune. Un’opportunità lungo il percorso di integrazione. La crisi siriana è al centro delle cronache internazionali d...

Crisi siriana e Politica Estera Comune. Un’opportunità lungo il percorso di integrazione.

La crisi siriana è al centro delle cronache internazionali dal 2011, quasi sei anni: un conflitto che ha causato circa 400mila vittime, secondo le stime delle Nazioni Unite. Oltre undici milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case: più di 6 milioni sono sfollati interni; 4,8 milioni sono registrati dall’agenzia dell’Onu per i rifugiati in Giordania, Libano, Turchia e Iraq; un altro milione circa ha chiesto asilo in Europa.

 

Ultima vicenda di questa carneficina, in ordine temporale, è l’assedio di Aleppo Est, atto conclusivo di una battaglia (quella per il controllo della città, uno dei maggiori centri a nord della Siria) che si protrae da ormai da quattro anni. In particolare, quello che desta preoccupazione nella comunità internazionale, è la situazione dei civili all’alba della vittoria da parte delle milizie filo-Assad. Dopo settimane di assedio da parte di queste ultime (appoggiate dall’aviazione russa), in cui la popolazione si è trovata a dover fronteggiare situazioni di estremo pericolo e privazione (fungendo spesso da scudi umani per i ribelli arroccati), gli abitanti di Aleppo si trovano ora bloccati in una città ormai fantasma, presi in ostaggio da un processo di evacuazione che procede a rilento.

 

Questa situazione non è più tollerabile. È necessario trovare una soluzione che ponga fine a questo blocco e sottragga i civili da un conflitto che si sta protraendo ormai da troppo tempo. Le ultime notizie parlano di un nuovo blocco dell’evacuazione causato dall’attacco, da parte di alcune truppe ribelli, ai pullman utilizzati per trasportare i civili fuori da Aleppo. Quest’ultimo stallo si va ad aggiungere ai numerosi tentativi falliti di creare un corridoio umanitario che permettesse alle organizzazioni internazionali di prestare soccorsi e generi di prima necessità ad una popolazione allo stremo e prossima al collasso.

 

La situazione tuttavia risulta ancor più complessa e si muove su due piani separati, ma complementari: da una parte la già citata stabilizzazione dei territori martoriati dal conflitto, dall’altra la necessità di trovare una soluzione che prepari il terreno ad una soluzione del conflitto siriano ed una transizione dal vecchio regime di Bashar al-Assad ad uno nuovo.

 

È proprio su questo doppio piano che si deve muovere l’Unione Europea. La quale ha più che mai l’obbligo di agire da forza stabilizzatrice nonché da attore in grado di interloquire con tutte le principali forze in campo. Una soluzione al conflitto, infatti, viste le profonde divergenze tra gli attori in gioco, non può che passare per una paziente e determinata azione diplomatica. Paziente opera diplomatica che tuttavia non può non partire da una stabilizzazione dei territori devastati dalla guerra civile, e dalla messa in sicurezza di tutti i civili siriani, stremati da un conflitto che si prolunga ormai da troppo tempo.

 

Tutto ciò pone l’UE davanti alla possibilità di giocare nei prossimi mesi un ruolo di primo piano. Un ruolo, quello di attore in grado di garantire un canale aperto al dialogo con tutte le forze e spingere verso una soluzione diplomatica del conflitto, che si confà a quella che è l’idea di Europa unita indicata dai padri fondatori, l’idea di un’Europa “Forza Gentile” in grado di esportare il proprio modello anche all’estero e trasporlo alle Relazioni Internazionali.

 

Il conflitto siriano si presenta dunque come un importante banco di prova, un banco di prova che ha il potenziale per far compiere un notevole salto di qualità alla diplomazia europea e farle fare, al contempo, un piccolo passo verso una maggiore unione in materia di politica estera, ambito fondamentale nel più ampio processo di integrazione europea.

Michail Schwartz

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