COP21: è finita ma qual è l’accordo?

COP21: è finita ma qual è l’accordo?

Si è conclusa la Conferenza sul Clima di Parigi: ancora una volta la capitale francese è stata al centro del mondo, per un passaggio che potrebbe rive...

Si è conclusa la Conferenza sul Clima di Parigi: ancora una volta la capitale francese è stata al centro del mondo, per un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo per la storia del nostro pianeta.

A riguardo è stato scritto di tutto: mai come in questi giorni si è parlato di cambiamenti climatici, taglio delle emissioni di anidride carbonica, combustibili fossili ed energie rinnovabili, sviluppo sostenibile.

Cerchiamo di fare un po’ di ordine, ben consapevoli del fatto che i risultati dell’accordo che è stato trovato si vedranno (nel bene e nel male) a lungo e lunghissimo termine.

Iniziamo da un paio di punti fondamentali, che sembrano segnare una (minima) discontinuità con il passato. Il primo: la consapevolezza dei politici, che sembrava mancare in tutte le conferenze precedenti e che viene testimoniata anche dalle lacrime del ministro francese Fabius. Quelle lacrime sono apparentemente il segno che questo accordo è stato duro da trovare, ma anche di una partecipazione emotiva da parte dell’assemblea, segnata senza dubbio dal senso di responsabilità per dover decidere del futuro del mondo.

Era il 1994 quando un certo premier italiano, al suo primo intervento in Parlamento, sentì il bisogno di dire che “forse il nostro pianeta comincerà a intiepidirsi in un lasso di tempo pari a quello che ci divide dalla morte di Caio Giulio Cesare”. Oggi quei tempi sembrano lontani, anche se non ci fanno stare tranquilli le dichiarazioni dei candidati repubblicani alla Casa Bianca. Per un Bush che sembra sparire dai radar, c’è un Trump che minacciosamente si fa avanti, con idee poco rassicuranti sul tema del clima.

Il secondo punto: il fatto stesso che un accordo sia stato trovato. Non era affatto scontato, e l’assemblea di Copenhagen del 2009, che era partita con gli stessi propositi, lo dimostra. Nessun accordo fu trovato quella volta, qualche trafiletto in prima pagina il giorno dopo e via, spiacenti ma abbiamo dovuto rimandare di “soli” 6 anni.

Un’eternità nel mondo di oggi. I cambiamenti che ha vissuto il nostro pianeta sono stati sempre secolari, se non millenari, ma da quando è comparso l’uomo tutto si è accelerato, e ancor di più dalla seconda rivoluzione industriale in poi. Possiamo dire, senza paura di essere additati come cassandre da qualche inguaribile ottimista (male informato), che negli ultimi 50 anni la maggior parte del riscaldamento del pianeta può essere attribuito alle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo, ma soprattutto che il riscaldamento futuro sarà interamente causato da queste emissioni. Da qui la previsione, ormai certa e presa come un punto fermo dall’assemblea della COP21, che se l’uomo non si impegnerà per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C, arriveremo al “punto di non ritorno”, ovvero il momento in cui l’intero sistema comincerà a degenerare autonomamente, senza nessuna possibilità di intervento da parte dell’uomo.

I governi dei paesi sapevano bene cosa doveva essere fatto, ma come sempre in una trattativa c’è chi deve fare delle rinunce e chi ottiene qualcosa in più. Non va poi sottovalutata la presenza di alcuni attori diversi dai governi, ovvero i “grandi interessi”, le compagnie petrolifere, i produttori di energia e, anche se può sembrare sorprendente, le compagnie aeree.

L’accordo prevede, sinteticamente, di attuare misure per contenere l’aumento di temperatura globale sotto i 2°C, ma possibilmente sotto 1,5°C. Per far questo, i Paesi si impegneranno a tagliare le emissioni di anidride carbonica con mezzi tecnologici adeguati. Un ottimo proposito, anche se emerge qualche criticità, per via del fatto che l’accordo non è “legalmente vincolante” ma volontario e perché una revisione è prevista a partire dal 2018, dunque altri tre anni in cui potenzialmente le emissioni potrebbero non diminuire.

Certo è che i controlli (ed eventuali miglioramenti dei programmi) ogni 5 anni serviranno a mantenere il polso della situazione, e il fatto che l’accordo (a differenza di quello di Kyoto) sia stato sottoscritto anche dai maggiori inquinatori (oltre all’Europa: Cina, India e Stati Uniti) fa ben sperare per il futuro.

Era evidente ancor prima di cominciare la trattativa che non tutte le parti in causa avrebbero dovuto prendersi le stesse responsabilità. In poche parole, per quale motivo un paese in via di sviluppo dovrebbe darsi delle regole restrittive sulle emissioni quando i paesi più avanzati negli ultimi 50 anni non ne hanno avute? Per questo motivo è stato introdotto il meccanismo “Loss&Damage”: una compensazione economica delle perdite che avranno i Paesi in via di sviluppo (un fondo di 100 miliardi di dollari, rinnovabile).

Insomma, lati positivi e negativi, come previsto. Non c’è una data fissata per la totale “decarbonizzazione” dell’economia, né per il raggiungimento di emissioni zero (buon risultato per i produttori di petrolio, carbone e gas, sia imprese che Paesi) e, come dicevamo, non è previsto nessun controllo sulle emissioni degli aerei, che costituiscono ben il 10% del totale. Infine, tasto dolente, non è previsto nessun obiettivo vincolante sul tema della deforestazione.

Adesso starà ai governi dei paesi che hanno siglato l’accordo, il compito di rispettarlo. Come diciamo sempre però, non dobbiamo scordarci che ognuno di noi lascia la propria impronta sul mondo: il modo in cui viviamo, ci spostiamo, mangiamo, incide positivamente o negativamente sul pianeta. Possiamo indignarci e contestare i potenti, ma dobbiamo essere coerenti con noi stessi, e assumere, per quanto possiamo, un comportamento “sostenibile”.

Articolo di Niccolò Corsi,
Resp. Ambiente GD Firenze

P.S.
In questi mesi abbiamo preso posizione contro gli articoli dello “Sblocca Italia” che facilitavano le trivellazioni in mare e in terra, sul quale hanno presentato il referendum abrogativo i presidenti delle Regioni del Sud su richiesta anche dei GD del Mezzogiorno. E’ di questi giorni la notizia che dal governo sono stati presentati alcuni emendamenti alla legge di stabilità in cui si fa marcia indietro rispetto a quanto previsto dallo “Sblocca Italia”. Si tratta di un risultato frutto anche del nostro impegno: noi continueremo a batterci per una politica energetica davvero “verde”, e questo era uno dei punti fondamentali.

Alcuni siti per approfondire e seguire le notizie su ambiente, energia e cambiamenti climatici:
http://www.rinnovabili.it/
http://cassandralegacy.blogspot.it/
http://www.qualenergia.it/
http://www.climalteranti.it/

COMMENTS