COP21, ambiente, sviluppo. I Gd Toscana intervistano Ermete Realacci.

COP21, ambiente, sviluppo. I Gd Toscana intervistano Ermete Realacci.

E’ appena iniziata a Parigi Cop21, la conferenza Onu sui cambiamenti climatici. E’ ottimista sulla sua riuscita? E l’Italia che ruolo gioca?  Partiamo...

E’ appena iniziata a Parigi Cop21, la conferenza Onu sui cambiamenti climatici. E’ ottimista sulla sua riuscita? E l’Italia che ruolo gioca? 

Partiamo in una condizione migliore rispetto agli appuntamenti precedenti perché questa volta oltre all’Europa a muoversi sono anche grandi Paesi come Cina e Stati Uniti, che in precedenza non avevano fatto nulla; si tratta però di tradurre questo in impegni certi e verificabili.  L’Italia ha le carte in regola. Siamo all’avanguardia in tanti settori della green economy. Nel campo energetico, ad esempio, abbiamo il 43%  di energia rinnovabile nella produzione elettrica e siamo  primi al mondo per contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nazionale. Il nostro Paese, senza dimenticare i suoi problemi,  può contare su energie creative e  talenti che si nutrono di antichi saperi e nuove conoscenze, di  tradizione e innovazione.  Uno dei nostri contributi alla Cop21.

Finora la discussione è stata molto astratta e tra addetti ai lavori. Sembra però che i grandi leader mondiali stiano facendo propria la causa. Un cambiamento non da poco. 

Gli ‘endorsement’ di personalità autorevoli del calibro di Obama e Papa Francesco sono davvero importanti e certamente aiutano a cambiare il futuro. Con l’Enciclica Laudato Si Papa Francesco è stato inoltre autore del documento più autorevole, visionario e concreto sull’ambiente. Un documento in  cui si dice esplicitamente che  chi impoverisce l’ambiente si rende partecipe di un “inarrestabile processo di esclusione”. L’enciclica parla di finanza e sviluppo,  di sharing economy e di raccolta differenziata.  In ballo a Parigi non c’è  solo una sfida ambientale, ma una sfida economica, tecnologica e geopolitica, che influenza ed è influenzata dalle grandi questioni aperte nel mondo. Senza ingenui meccanicismi, molte tensioni e conflitti hanno a che vedere con il clima. Lo stesso Barack Obama ha ricordato come i cambiamenti climatici abbiano aggravato la crisi siriana. Tra il 2006 e il 2009 una grave siccità  ha determinato lo spostamento di un milione e mezzo di persone dalle campagne alle città,  a cui si sono aggiunti un milione di profughi iracheni. La Siria, da paese esportatore, è diventato importatore di grano con un aumento vertiginoso dei  prezzi alimentari. Tutto questo ha contribuito ad acutizzare tensioni e conflitti presenti ed antichi, creando un terreno fertile per l’estremismo e il fanatismo.

 

Guerra e petrolio: due parole spesso vicine, anche oggi il secondo serve a finanziare la prima. Non dovrebbe essere anche questo oggetto di discussione alla Conferenza? 

Lo sceicco Ahmed Zaki Yamani, autorevole esponente saudita, ha detto  “l’età della pietra non è finita per mancanza di pietre, l’età del petrolio non  finirà per l’esaurirsi dei pozzi ma per la tecnologia, che è il vero nemico dell’Opec”. Puntare sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico significa non solo affrancarsi dai combustibili fossili, con tutti i benefici ambientali che ne seguono, ma anche un modo per limitare l’uso di quelle che risorse per il cui controllo troppo spesso si incrociano guerre e terrorismo. Una scelta importante  per dare più libertà a Occidente e Europa. Anche nelle relazioni internazionali. La posta in gioco alla Cop21, ripeto, va ben al di là delle questioni ambientali. Affrontare i mutamenti climatici può aiutarci anche a dare risposte a tensioni e terrorismo. A Parigi l’Italia insieme all’Europa, che sul clima ha sempre avuto posizioni molto avanzate, deve ribadire obiettivi ambiziosi.

On.Realacci, l’ultimo rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere ci dice chiaramente che l’Italia “verde” ha una marcia in più in termini di investimenti e competitività.  Cosa ci manca per capire definitivamente che bisogna spingere in questa direzione?

GreenItaly 2015 conferma che ci sono le condizioni per affrontare la crisi, contrastare i mutamenti climatici, dare un futuro alla nostra economia. A patto di evocare le migliori energie del Paese, di fare leva sui talenti e sui territori, di puntare sulle risorse più promettenti: l’innovazione e la ricerca, la Rete, la green economy. Proprio le imprese che investono e continuano a scommettere sulla sostenibilità hanno risultati sorprendenti e garantiscono al Paese un positivo ‘spread green’.

Un dato importante perché la sfida a Parigi non è solo climatica ma anche tecnologica, economica, geopolitica. Una sfida che molte nostre imprese hanno già in parte accettato. Durante la crisi (2008-2015) 372.000 imprese dell’industria e dei servizi con dipendenti hanno infatti investito in prodotti e tecnologie green. Un’impresa su quattro ha puntato sulla sostenibilità come antidoto alla crisi e leva competitiva. Ed hanno colto nel segno: gli eco-investimenti si associano ad un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo: il 18,9% di chi investe green esporta, a fronte del 10,7% di chi non investe. Nella manifattura il 43,4% contro il 25,5%, e il 30.7% innova contro il 16.7% delle altre imprese. Per non parlare dell’occupazione. Nel 2015 è legata, direttamente o indirettamente, all’ambiente  il 59% della domanda di lavoro.  Le realtà della green Italy disegnano insomma la strada di un’Italia coraggiosa, in grado di guardare avanti, un’Italia competitiva e innovativa su cui fare leva: un’Italia che fa l’Italia.

La Legge sui reati ambientali è  uno degli ultimi provvedimenti presi dal Parlamento Italiano in tema ambientale. In dirittura d’arrivo anche il Collegato Ambientale. Novità attese da anni e tante critiche, anche interne. Che ne pensa?

La legge sugli ecoreati è una battaglia vinta contro ecomafie e illegalità. Si tratta di un importantissimo passo a tutela della legalità, dell’ambiente, della salute dei cittadini e del futuro del Paese, perché non ci siano più casi Bussì, né Eternit. Senza dubbio questa legge è uno dei provvedimenti più importanti della Legislatura. Un traguardo storico raggiunto grazie ad un lavoro ampio e comune di tutto il Parlamento e alla mobilitazione di venticinque associazioni guidate da Legambiente e Libera.

Nulla è perfetto e tutto si può migliorare, ma ricordo che fino all’entrata in vigore degli ecoreati si ricorreva a fattispecie di reato quali il ‘disastro innominato’ o il ‘getto pericoloso di cose’ perché non erano previsti i reati di inquinamento e disastro ambientale.

A inizio novembre poi il Senato ha approvato il Collegato Ambiente e rispetto al testo della Camera, che già era stato molto rafforzato con importanti misure in favore dell’ambiente e della green economy, a Palazzo Madama ci sono state ulteriori positive integrazioni in vari campi. Fatta una rapida verifica del testo definitivo, penso ci siano tutte le condizioni perché la Camera lo approvi celermente e senza alcuna modifica per renderlo operativo.

È ora importante che il ministero dell’Ambiente si impegni per l’approvazione definitiva in Parlamento della riforma delle agenzie ambientali votata alla Camera nell’aprile del 2014 per dare efficacia e trasparenza ai controlli e quindi rafforzare le politiche ambientali.

 

Ermete Realacci, chi sono:

Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario.
Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane. Attualmente sono Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera e membro della direzione del Partito Democratico.
Molte le battaglie che ho condotto in questi anni: dalla difesa dell’ambiente inteso come intreccio inimitabile di natura, cultura, coesione sociale, creatività e punto di forza di tutte le risorse italiane più preziose – il paesaggio, i beni culturali, il turismo di qualità, il made in Italy – alla difesa delle produzioni agroalimentari, alle iniziative dirette a liberare le città dall’inquinamento, dal traffico e dall’abusivismo edilizio, fino alla lotta alle ecomafie. Per dare voce e forza ai tanti talenti italiani, come risorsa del futuro per il nostro Paese, ho scritto insieme ad Antonio Cianciullo il libro “Soft Economy” (BUR; 2005)  e, nel 2012,  “Green Italy – Perché ce la possiamo fare” (Chiarelettere).

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