Con Obama cresce l’occupazione. La grande impresa punta sull’antipolitica.

Con Obama cresce l’occupazione. La grande impresa punta sull’antipolitica.

Nel mese di luglio sono stati creati negli Stati Uniti 163mila posti di lavoro, dato lontano dalle promettenti cifre di dicembre-febbraio ma ben super...

Nel mese di luglio sono stati creati negli Stati Uniti 163mila posti di lavoro, dato lontano dalle promettenti cifre di dicembre-febbraio ma ben superiore alla modestissima crescita di aprile-giugno. La scommessa, per Obama, è arrivare alle elezioni con un saldo occupazionale positivo dall’insediamento a inizio 2009. I primi tre mesi del suo mandato sono stati caratterizzati da una vertiginosa perdita di posti di lavoro (oltre 2 milioni), ancora sull’onda del crollo bancario di settembre 2008. Fino a settembre 2010 l’economia americana ha continuato a registrare una diminuzione degli occupati, diminuzione che sì calava di intensità, ma con una esasperante lentezza. Dopo di allora, ogni mese ha fatto registrare un progresso nell’occupazione. Se la crescita occupazionale mantiene la “velocità” di 160mila posti al mese, Obama potrà definirsi un job creator già all’inizio di ottobre: ciò gli garantirebbe di egemonizzare il tema “economia e lavoro” e ottenere la rielezione. Il problema è che il mantenimento di questo ritmo è tutt’altro che assicurato.

Romney propone la creazione di 12 milioni di posti di lavoro nei quattro anni del suo eventuale mandato, replicando però il punto debole del suo programma che molti analisti hanno messo in luce: la carenza di dettagli sul come realizzare gli obiettivi.

In realtà si tratta di un “come” molto chiaro, ma comprensibilmente impopolare e dunque difficilmente esprimibile in un programma elettorale. Pochi giorni fa, la Camera dei Rappresentanti ha approvato il piano fiscale dei repubblicani, che prevede l’estensione di tutti gli sgravi varati sotto la Presidenza Bush nel 2001 e 2003. Nella tipica situazione di stallo degli ultimi due anni, la maggioranza democratica al Senato e quella repubblicana alla Camera approvano progetti di legge contrapposti che, poi, non giungono mai alla promulgazione. La politica repubblicana segue però la strategia delineata dalla Chamber of Commerce (l’associazione della grande impresa americana) nell’estate 2010. Per effetto della sentenza della Corte Suprema di gennaio 2010, alle elezioni parlamentari di due anni fa la Chamber of Commerce è stata il terzo finanziatore elettorale del Paese, preceduta dai due grandi partiti (tanto da essere definita polemicamente “il terzo partito”). In una situazione di questo genere, è evidente la pesante influenza del grande capitale sulle proposte politiche repubblicane, così come sulle candidature stesse. In Wisconsin e in Missouri le primarie della prossima settimana potrebbero ripetere un fatto già osservato di recente: la vittoria di imprenditori privi di esperienza politica, organici alla Chamber of Commerce e appoggiati talvolta (ma non sempre) dal Tea Party.

Il legame tra repubblicani e Chamber of Commerce non è certo una novità; ha già costituito la base per i trionfi della destra nel 1946 e 1994. La novità, questa volta, risiede piuttosto nella decisa “radicalizzazione” a sinistra da parte dei democratici (mentre Truman nel ’46 e Clinton nel ’94 si proponevano come democratici “moderati” rispetto alla dirigenza precedente). Questa carica di imprenditori contro Obama si nutre di una antipolitica che assume come nemico “Washington”, il centro di una politica corrotta e che deve essere cambiata dal concorso degli imprenditori. Un esempio di questo discorso lo si è visto a Evansville, nell’Indiana, dove Romney si è recato per sostenere il tea-partier Mourdock nella sua corsa per il Senato. Mourdock ha sconfitto alle primarie un senatore in carica da 36 anni da lui dipinto come ormai privo di qualsiasi contatto con l’elettorato e irretito nelle dinamiche di potere. L’estraneità alla politica è stata anche un’arma usata da Romney contro i suoi avversari alle primarie. Il fatto che Romney sia considerato un moderato e Mourdock un estremista aiuta i repubblicani a dare un’immagine di unità del partito. Immagine di unità che galvanizza la base, ma può spaventare un elettorato centrista.

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