Il marchionnista sulla sua torre

precarioAmensa: «Dice che lo dobbiamo fare per aiutare i giovani precari». «Ma che c’entra con l’articolo 18?». «Dice che i giovani di oggi sono così precari che in ufficio, dietro la scrivania, invece del calendario si appendono il disco orario». «Ho capito, ma che c’entra con l’articolo 18?! Semmai bisognerebbe introdurre degli ammortizzatori sociali per i precari». «Dice che il 78% delle donne sotto i 35 anni è così precario che le parole che le fanno soffrire di più non sono “Ti lascio perché non ti merito” ma “Lei è troppo qualificata per questo lavoro”». 

«Capisco, è terribile, ma che c’entra con l’abolizione dell’articolo 18? Semmai servono più tutele per le donne!». «Beh, ammetterai che non è giusto che uno che lavora per un’impresa con più di 15 dipendenti sia protetto dal licenziamento e un precario che fa lo stesso identico lavoro con un contratto a progetto possa essere mandato a casa senza nemmeno un quarto d’ora di cassa integrazione». «Certo che non è giusto: e infatti bisognerebbe garantire di più il precario, non garantire di meno chi è già tutelato». «Vedo che sei del tutto digiuno di Marchionnismo». «Marchionnismo?». «Uhm, come te lo spiego... ecco: sai che con la Manovra volevano mettere un tetto massimo agli stipendi d’oro dei manager?». «Mi pare giusto!». «Ma poi non lo hanno messo». «Non lo hanno messo?!». «No» «Ma perché?! Insomma, mi spieghi come facciamo a ridurre l’indebitamento, se un manager in Italia guadagna lo stipendio di 500 dipendenti? Non si può andare avanti così!». «Esatto, ”Non si può andare avanti così”, è quel che dice un Marchionnista. Dice: “Non si può sperare di ridurre il debito se un manager guadagna come 500 dipendenti, bisogna tagliare 500 dipendenti!”. Tornando all’art. 18...».


di Francesca Fornario, tratto da l'Unità del 19/12/2010

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