Cittadini SÌ diventa

Cittadini SÌ diventa

Lo scorso anno tutti i partiti di Destra si riempirono la bocca del Valore e della Bellezza della nostra Costituzione, ma forse hanno dimenticato cosa...

Lo scorso anno tutti i partiti di Destra si riempirono la bocca del Valore e della Bellezza della nostra Costituzione, ma forse hanno dimenticato cosa la rende bella. Rispetto alle costituzioni degli altri paesi, quella italiana riconosce diritti e doveri, non li concede. Si rivolge agli individui inseriti nelle comunità, non a soggetti già giuridici. Ci vede come Cittadini, ancora prima di dirci come lo si diventa. Ecco, la bellezza della nostra costituzione parte dal riconoscere la condizione umana in quanto tale. Per questo chi non riconosce il Diritto alla Cittadinanza di chi vive in Italia è in contraddizione con uno dei principi fondanti della nostra costituzione, quella stessa che si diceva di voler difendere dalla riforma circa 1 un anno fa. Nella legge vigente oggi a 18 anni un ragazzo deve chiedere la concessione e il riconoscimento della cittadinanza (secondo i limiti dello ius sanguinis), nell’attuale riforma si prevede il diritto alla cittadinanza. Oggi questa viene concessa dalle istituzioni, in futuro sarà un diritto inviolabile non deve essere chiesto, ma riconosciuto. Adesso uno “straniero” è passivo rispetto alla cittadinanza, con la riforma invece sarebbe attivo.

La riforma promossa in Italia riguarda lo ius soli moderato, niente a che vedere con quello a stelle e strisce – ai fanatici di Trump, che approvano i muri e i respingimenti, ricordiamo che questo non ha pensato di cambiare lo ius soli Americano, che prevede che chi nasce nel territorio ottenga automaticamente la cittadinanza. Per ottenere la cittadinanza si richiede che la famiglia sia inserita in un percorso di integrazione, non basta nascere su suolo italiano. È previsto inoltre lo ius culturae, legato al percorso scolastico, per cui potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori che abbiano superato almeno un ciclo scolastico. Ragazzi che ogni giorno condividono giochi, merende e compiti con coetanei già cittadini. Questa legge riguarda i figli di chi vive in Italia da diversi anni e non c’entra con i flussi migratori e con i barconi. Non si sostituisce alla legislazione vigente ma integra questa con norme che semplificano le procedure per una circoscritta fascia di popolazione.

Si tratta di dare la possibilità di richiedere la cittadinanza – che non viene regalata – a quei bambini e ragazzi le cui famiglie vivono stabilmente in Italia e contribuiscono alla crescita della nostra economia. È una questione di civiltà in quanto sono compagni dei nostri figli, amici e colleghi di lavoro. È una questione di diritti sociali, dall’accesso alla vita pubblica, alle professioni, allo sport, fino alle scelte politiche (votando). Si tratta di coinvolgere fino in fondo chi già oggi vive tra di noi, affinché l’impegno per la crescita e il progresso dell’Italia sia portato avanti insieme a quegli 800.000 giovani, cittadini senza cittadinanza, che non conoscono altra patria.

A chi ne fa un discorso “genetico”, ricordiamo che la “razza Italica” è una tra le più culturalmente contaminate, per non dire che non esiste. Nel quadro politico attuale la legge sulla cittadinanza non è semplicemente buona e giusta, è anche questione di Antifascismo. Oggi abbiamo bisogno di un nuovo antifascismo, dinamico, che sappia non solo presidiare e denunciare, ma che proponga una piattaforma sociale e culturale lungimirante, liberale e democratica. Che sappia riconciliare un campo progressista unito, considerando che nelle previsioni attuali circa il 70% dei futuri parlamentari apparterranno a partiti politici che non commemorano il 25 Aprile.

Per questo serve un Partito Democratico convinto, forte e che scelga, che non tema chi auspica la chiusura e la regressione. Un partito che rispetta i propri elettori deve assumersi la responsabilità di portare in fondo i principi in cui crede e per cui ha già combattuto: il contrario significa consegnare il paese all’immobilismo. Una Sinistra che non decide, una sinistra che non si schiera convintamente nelle battaglie politiche che la riguardano, è una sinistra che lascia spazio alle destre e si arrocca sull’Aventino. E allora, , alla legge sulla cittadinanza.

Francesco Bellandi

Responsabile Immigrazione Gd Toscana

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