Capalbio e i migranti: la tempesta di Ferragosto

Capalbio e i migranti: la tempesta di Ferragosto

Subito dopo Ferragosto, il “caso Capalbio” è ormai diventato un tema di livello nazionale, dibattuto da ogni sorta di esperti (o presunti ...

Subito dopo Ferragosto, il “caso Capalbio” è ormai diventato un tema di livello nazionale, dibattuto da ogni sorta di esperti (o presunti tali), sui media, sui social network e nell’agone politico. Il “rifiuto” del sindaco PD Luigi Bellumori, di accogliere cinquanta richiedenti asilo, in una struttura extra lusso della “Piccola Atene” ha scatenato una miriade di commenti e di opinioni, spesso date senza conoscere la realtà dei fatti.
La situazione è complessa, ma come troppo spesso accade di questi tempi, si cerca di dargli una lettura troppo semplicistica, creando caos. Il modello di accoglienza diffusa che ormai da tempo la Regione Toscana sta attuando si sta dimostrando efficace, soprattutto perché permette un rapporto e un confronto con le amministrazioni comunali che ospitano sul territorio. I comuni che tramite questo meccanismo hanno accolto migranti richiedenti asilo sono moltissimi, in ogni parte della regione, dai più grandi ai più piccoli, per questo anche Capalbio deve accogliere e lo farà. Il punto infatti non è sull’accogliere o meno, ma sul come farlo. Il borgo di Capalbio d’inverno conta molti meno abitanti rispetto alla stagione estiva, ed ecco perché accogliere cinquanta richiedenti asilo in un posto che d’inverno ne conta poco più del doppio, non attrezzato per un simile numero potrebbe essere un problema, in più se il tutto avviene con un accordo tra un privato e la sola Prefettura con il comune come spettatore.
Il caso di Capalbio fa scontrare due necessità del nostro tempo che stanno ormai diventando delle emergenze: la necessità di accogliere e quella di amministrare.
I migranti richiedenti asilo di Capalbio non sono diversi da quelli che vediamo nei servizi dei telegiornali, nei video su internet, o di cui leggiamo sui giornali. Scappano magari dai bombardamenti in Siria e dalla follia dell’ISIS, magari da qualche conflitto africano che solo perché i nostri media non ne parlano crediamo non esista e ce ne freghiamo. Chi scappa dalla fame, dalla sofferenza, dalla guerra e dalla morte, ha il dovere di essere accolto, non possiamo tirarci indietro.
Gli abitanti “veri” di Capalbio, quelli che vivono il borgo maremmano 365 giorni l’anno, non sono diversi da quelli che abitano le miriadi di piccoli paesi della nostra regione, che spesso, durante la stagione estiva, aumentano e non di poco gli abitanti ma che d’inverno hanno un numero di residenti irrisorio e un sindaco con il dovere di rispondergli. Un politico, un amministratore, un sindaco, che si trova a dover far convivere questi due elementi ha il compito di trovare un’alchimia non da poco, resa ancora più difficile dal sentimento di odio e paura che sempre di più popola la nostra società.
Coniugare le due necessità è quindi difficile ma non impossibile, è anzi una sfida da cogliere per dimostrare ancora una volta come la Toscana e le amministrazioni di centrosinistra del nostro territorio siano all’avanguardia in questo. Il numero di migranti prospettato per Capalbio può essere eccessivo, perchè non proporzionato agli abitanti, ma non ci si può rifiutare di accettare, specie in Maremma, da sempre terra di accoglienza.

Sarà quindi necessario continuare sulla strada già intrapresa dalla Regione Toscana altrove: un percorso condiviso con gli enti locali, i cittadini, la Prefettura e anche i privati che mettono a disposizione edifici e spazi. In più, perchè non fare come in tanti altri paesi toscani ed italiani, come pochi giorni fa ha detto il Capo del Dipartimento Immigrazione Morcone: dare la possibilità ai migranti richiedenti asilo di fare lavori socialmente utili, come può essere tagliare l’erba di un aiuola, pulire un marciapiede per aumentare il loro livello d’integrazione in un contesto sociale diverso, poichè catapultati in una realtà del tutto nuova e spesso completamente all’opposto rispetto a quella da cui provengono, per farli sentire parte integrante di una comunità che li ospita. Paradossalmente questo putiferio nato in Maremma ci può dare tanti spunti su cui riflettere per migliorare il sistema d’accoglienza e fa davvero integrare chi arriva in Italia in cerca di una speranza. Infine con quanta amarezza spiccano i commenti strumentalizzatori dei politici di destra e di chi, magari da una sdraio in riva al Mar Tirreno, magari proprio a Capalbio, vede minacciato dall’arrivo di una decina di disperati in fuga da guerra e povertà, una minaccia al proprio buen retiro, magari qualcuno che si è sempre professato di sinistra ma che con queste dichiarazioni si è dimostrato tutt’altro.

 

Federico Badini

Segretario Federazione Giovani Democratici di Grosseto

 

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