Capaci, tra mafia e politica.

Capaci, tra mafia e politica.

Venti anni fa,con quei 5 quintali di tritolo, credettero che uccidendo fisicamente Giovanni Falcone, avrebbero ucciso anche la speranza di cambiamento...

falcone borsellinoVenti anni fa,con quei 5 quintali di tritolo, credettero che uccidendo fisicamente Giovanni Falcone, avrebbero ucciso anche la speranza di cambiamento che questo brillante magistrato incarnava. Così non è stato! Giovanni Falcone continua ad essere l’emblema dell’antimafia dei fatti, che per tutta la vita ha portato avanti nella solitudine in cui un pezzo di Stato e molti colleghi lo avevano lasciato, infangando la sua reputazione e il suo lavoro. Un lavoro senza precedenti, riconosciuto a livello internazionale, che, seppur ostacolato in più occasioni, ha permesso di conoscere approfonditamente la struttura e i meccanismi interni a Cosa Nostra , i suoi contatti con il mondo politico e ci ha fornito gli strumenti per combatterla in maniera concreta. Ma “la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”, e una parte di Stato ha consegnato uno dei più grandi magistrati italiani nelle mani di Cosa Nostra. Quello Stato per cui Falcone ha dato la vita, quello Stato che risultava latitante in Sicilia da un secolo e mezzo,ma che era tornato “a battere un colpo” proprio col maxiprocesso del ’87, con il pool antimafia.
La condanna a morte di Giovanni Falcone non è stata firmata solo dalla Cupola, la condanna a morte di Falcone l’hanno firmata anche quei “centri occulti di potere” che avevano escogitato l’attentato all’Addaura, l’ha firmata chi lo screditò sia come magistrato che come uomo, l’ha firmata chi lo ostacolò per bloccare delle indagini che avrebbero fatto crollare equilibri di potere fin troppo solidi. Dopo vent’anni la pretesa che sia fatta verità sulla Strage di Capaci e su tutte le stragi che hanno dilaniato il nostro Paese diventa ancora più forte. Come lo diventa la voglia di non lasciare solo chi oggi lotta contro la criminalità organizzata, con la convinzione che solo puntando i riflettori su queste persone e sulle loro storie si possa realmente proteggerli.
Non vogliamo, e non avrebbe voluto Falcone, che lo ricordassimo come un eroe senza paura, perché ne aveva, semplicemente sapeva conviverci, senza farsene condizionare. Era questo per lui il coraggio, “altrimenti non è più coraggio, è incoscienza”. E’ stato un uomo che ha compiuto fino in fondo e con un immensa passione il suo lavoro, per amore della sua terra, così duramente colpita in quegli anni. Una terra che non abbandonò neanche quando si trasferì a Roma per lavorare al Ministero di Grazia e Giustizia.
Ricoprì quell’incarico per la sua Sicilia, per poter dare ai siciliani una speranza di cambiamento. Ma anche questo tante, troppe persone non lo capirono o, più probabilmente, non vollero capirlo. La  morte di Giovanni Falcone, simbolo di migliaia di altre morti (non meno significative) ci lascia in eredità un percorso che va continuato, sempre, ogni giorno, concretizzando tutti i giorni, qualsiasi osa si faccia, i valori di democrazia, giustizia, verità e legalità che questo grande Uomo di Stato ha incarnato.

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0