Caffeina, Radio e Congedo Parentale

Caffeina, Radio e Congedo Parentale

Venerdì, mentre studiavo con in corpo poche ore di sonno ma molta caffeina, tenevo in sottofondo Radio Capital: durante l’ascolto passivo delle varie ...

Venerdì, mentre studiavo con in corpo poche ore di sonno ma molta caffeina, tenevo in sottofondo Radio Capital: durante l’ascolto passivo delle varie trasmissioni, una parte del mio cervello registra una delle conversazioni dei commentatori. Il primo ministro finlandese durante la sua campagna elettorale per la rielezione ha deciso di usufruire del congedo parentale per stare a casa con il figlio che è in arrivo.

Lì per lì le mie forze erano concentrate a capire dei maledetti modelli economici; quindi ho ignorato totalmente la notizia.

A sera, mentre ero assorbito dallo scorrere della home di Facebook, mi torna in mente la conversazione radiofonica. Come quando si cerca di capire se un ricordo è reale o un sogno, sono andato alla ricerca di qualche conferma.

La notizia era vera (e la potete trovare qui: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/11/09/news/congedo_parentale_la_scelta_del_premier_finlandese_in_piena_campagna_elettorale_resto_a_casa_-180632442/).

Durante le campagne elettorali nostrane ne vediamo davvero di tutti i colori; a causa di ciò, non riuscirò mai a dimenticarmi di quando Silvio Berlusconi pulì la sedia precedentemente usata da Marco Travaglio.

So che tendiamo a rimuovere i brutti momenti, ma vi ricordate quanto è onnipresente la campagna elettorale per l’elezione del Parlamento nei giorni che precedono il silenzio elettorale?

Immaginatevi, invece, Matteo Renzi o Luigi Di Maio o ancora Matteo Salvini scomparire dai giornali e dagli schermi proprio allapice della campagna elettorale perché le rispettive compagne stanno per dare alla luce un figlio. Questo è il paragone che dobbiamo avere in mente. Come reagiremmo?

Non voglio essere ipocrita: se il mio segretario di partito sparisse nel momento clou delle elezioni, d’istinto, non farei certo i salti di gioia.

Proprio questa reazione “di pancia” mi ha dato da pensare.

Non mi interessa se la decisione del primo ministro Finlandese sia “giusta” o meno; è invece incredibile pensare a quanto profondi possano essere i cambiamenti culturali quando si cerca di costruire un’economia dove né l’uomo né la donna abbiano posizioni privilegiate.

Vi sembrerà impossibile, ma in Italia vengano usati i congedi parentali maschili più che in Findandia (potete controllare qui: https://www.ucm.es/data/cont/docs/85-2016-04-20-Promoting%20uptake%20of%20parental%20and%20paternity%20leave.pdf ); eppure, chi ne usufruisce continua a ricevere uno stigma sociale. Inutile dire come, nei paesi nordici, questo non accada.

Oreste Sabatino, segretario della federazione GD di Pisa, non fa che ripetermi ogni storia viene riscritta in Economia. Questo ne è un esempio.

  • L’Italia continua a non avere un congedo parentale obbligatorio per i padri;
  • In Finlandia è previsto un periodo di congedo facoltativo (9 settimana è la durata massima) usufruibile solo dai padri;
  • I neo genitori in congedo ricevono il 30% del salario in Italia contro l’80% in Finlandia (altro che FertilityDay…).

Nonostante i neo papà italiani usufruiscano più di altri papà europei della possibilità di stare a casa, abbiamo costruito la nostra economia su una forte disparità di genere e, di conseguenza, questa continua ad essere vista come una scelta da “deboli”. In una società dove ci sono ancora famiglie a monoreddito maschile, dove l’uomo guadagna più della donna è ovvio che stare per un periodo a casa con il 30% dello stipendio appare come una scelta da deboli.

È l’organizzazione del rapporto tra economia e famiglia che è stato portato avanti negli anni che ha portato queste storture. Non ci si può sorprendere se nel nostro paese le donne fanno più fatica a trovare lavoro; se, a parità di ruolo, vengono pagate meno degli uomini; se alle donne venga chiesto se vogliono avere figli ai colloqui di lavoro; se ancora abbiamo fenomeni barbari come le dimissioni in bianco.

Dobbiamo cambiare le regole del gioco per avere una società avanzata dove sia il padre sia la madre si occupano della famiglia e dove il lavoro maschile e femminile hanno pari riconoscimenti.

Per capire perché così pochi padri Finlandesi usufruiscono del loro congedo sarebbe necessaria una ricerca scientifica; ricerca non necessaria per affermare che il congedo parentale maschile nei paesi nordici è socialmente accettato e supportato.

Chiudo con un ragionamento da militante.

Le prossime elezioni saranno difficilissime e quindi mi mangerei un po’ le mani a pensare il mio segretario a casa ad accudire un figlio; eppure, allo stesso tempo, non posso che essere invidioso di una nazione dove un candidato riesce a fare questa scelta senza nemmeno fare notizia.

 

Nota: mi è infatti stato impossibile trovare articoli della stampa estera che parlassero della scelta del primo ministro finlandese).

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