Basta schermaglie: è tempo di salvare l’Europa.

Basta schermaglie: è tempo di salvare l’Europa.

“Mala tempora currunt” avrebbe detto qualcuno in passato, e sicuramente non avrebbe problemi a ripeterlo anche a fronte della situazione politico-econ...

“Mala tempora currunt” avrebbe detto qualcuno in passato, e sicuramente non avrebbe problemi a ripeterlo anche a fronte della situazione politico-economica attuale. Diviene infatti ogni giorno più arduo mettere in fila tutti i mali ed i problemi che affliggono il nostro continente, problemi che sembrano affiorare implacabilmente e con ciclica costanza.

In principio fu la crisi economica a minare la pax europea instauratasi a seguito della firma del Trattato di Maastricht e dell’introduzione dell’Euro. Poi è arrivata la crisi dei migranti a rimettere in gioco, ancora una volta, l’esistenza stessa dell’UE. In questo caso tuttavia, il pericolo sembra essere ancora più grande, e tocca uno dei capisaldi della costruzione europea, la libertà di movimento all’interno del cosiddetto spazio Schengen.

In un contesto europeo a cui fa da preoccupante contorno la crescita vertiginosa di populismi ed estremismi di ogni sorta, in Italia si aggiungono ulteriori, e non meno gravi, problemi. Si va (solo per citarne alcuni) dalla questione del sistema cosiddetto di “bad-bank” per il salvataggio degli istituti di credito in difficoltà alla procedura per sospetti aiuti di stato nel salvataggio dell’ILVA, dalla polemica sulla gestione dei migranti al pericolo di un problematico buco di bilancio nel caso in cui la Commissione non dovesse dare il via libera allo scorporo delle spese per sicurezza e migranti dai conti dello stato.

Ciò che tutta via sembra a nostro avviso ancor più preoccupante è l’atteggiamento tenuto, a fronte di tutto questo marasma, dai socialisti europei, sia che il termine sia declinato nel senso di PSE che nel caso dei vari partiti di centrosinistra presenti in Europa.

A questo proposito non si può non menzionare l’inspiegabile quanto sciagurato voto del partito Socialdemocratico danese a favore del provvedimento che di fatto prevede l’espropriazione dei preziosi appartenenti ai richiedenti asilo per finanziare le politiche di accoglienza. O le prese di posizione inquietanti del primo ministro Slovacco Robert Fico nei confronti di musulmani e immigrati, posizioni che nulla hanno a che fare con i valori di accoglienza e solidarietà che dovrebbero essere propri del bagaglio ideologico naturale di qualsiasi partito appartenente alla famiglia socialista.

Ma questi sono solo due esempi di una tendenza sclerotica che sta attraversando in maniera trasversale i partiti della sinistra europea. Come la recente tendenza di François Holland a preoccuparsi in maniera quasi ossessiva della pubblica sicurezza, al punto da nominare come nuovo ministro della giustizia, al posto della dimissionaria Christiane Taubira, partita in polemica con le misure restrittive adottate dal governo, Jean Jacques Urvoas, definito da molti come “uomo d’ordine” o “monsieur sécurité” e relatore della famigerata “loi sur le renseignement”, che tante polemiche ha sollevato a causa di presunte violazioni della libertà personale dei cittadini.

Anche in Germania l’SPD non se la passa meglio. Succube dello strapotere esercitato da Angela Merkel, molti lo vedono come sempre più propenso ad una soluzione che garantisca all’attuale Cancelliera un ulteriore mandato alle prossime elezioni: da uno sparring partner da presentarle contro fino alla folle idea di non presentarsi nemmeno alla prossima campagna elettorale. Insomma una completa subordinazione alle politiche della destra in nome di una “presunta” pax tedesca.

Infine, a fronte di tutto ciò, quello che sembra maggiormente preoccupante è la completa latitanza del Partito Socialista Europeo. Dopo aver lasciato completamente in mano al Partito Popolare Europeo le chiavi dell’Unione Europea (incluse le maggiori cariche all’interno delle istituzioni), il partito europeo di centrosinistra sembra totalmente in confusione, incapace di dettare una linea ai suoi membri e di difendere il progetto europeo contro le picconate sferrate dalle destre e dai populisti.

E si che proprio in questo momento ciò di cui l’Europa avrebbe bisogno è proprio di una forza autorevole e riconoscibile, che si batta lungo le due linee della resistenza all’urto causato dalle continue crisi e del rilancio di un dibattito volto a proporre soluzioni inclusive e di stampo comunitario a fronte delle scelte meramente nazionaliste e intergovernative che imperversano (in particolar modo con l’uscita della bozza di conclusioni del prossimo Consiglio UE sul Brexit) in Europa.

Perché la risposta al problema migratorio, al problema della concorrenza salariale, al problema dei debiti pubblici e al problema di una seria politica di rilancio degli investimenti pubblici non può che essere concepita che attraverso la cessione di queste prerogative all’Unione Europea, affiancando a queste cessioni un’ulteriore democratizzazione dell’impalcatura europea e la costituzione di un vero budget autonomo dell’UE.

Questi passi fondamentali non possono essere certo compiuti a colpi di dichiarazioni a effetto e schermaglie pubbliche. È necessario che tutti i partiti, socialisti in primis, mettano da parte calcoli elettoralistici e velleitarie prove di forza per cercare di parlare ad una voce sola davanti al popolo europeo e rilanciare una situazione che ormai sta diventando veramente complicata.

Recentemente Matteo Renzi si è recato a rendere omaggio ad Altiero Spinelli là dove il suo manifesto per un Europa unita prese vita durante la seconda guerra mondiale, questo non può che rappresentare un primo passo (ancorché simbolico) significativo, nella consapevolezza che l’Italia ed il PD, in quanto maggior partito della famiglia Socialista devono giocoforza prendere in mano le redini della situazione. Se non altro perché tutti noi sappiamo, per citare proprio il padre fondatore italiano, che “l’Europa non casca dal cielo”.

Michail Schwartz, GD Firenze

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