A te EMMANUEL CHIDI NAMDI, fratello nostro.

A te EMMANUEL CHIDI NAMDI, fratello nostro.

Caro Emmanuel, ti stiamo scrivendo senza che tu possa leggerci, senza leggere quello che altri stanno scrivendo su di te. Stiamo scrivendo di pancia. ...

Caro Emmanuel, ti stiamo scrivendo senza che tu possa leggerci, senza leggere quello che altri stanno scrivendo su di te. Stiamo scrivendo di pancia. Stiamo scrivendoti un saluto che speriamo ti possa arrivare, e che in molti  vogliano leggere al tuo posto,  per te. Emmanuel , chi ti ha ucciso è un fascista, senza se e senza ma. Non troviamo un termine più appropriato.
Il fascismo è una cosa terribile: qualcuno cerca ogni giorno di inventare la storia per cui, nel nostro Paese, di fascismo non si possa più parlare, perché ormai anacronistico.
Magari fosse vero. Magari fosse come quelle malattie che vengono finalmente debellate.
E invece poi ci sono fatti come questi, che ci sbattono in faccia che ancora esiste. Purtroppo.
Qualcuno quando sente parlare di fascismo risponde con un: “uè, beh, non esageriamo”; qualcuno quando sente parlare di fascismo cerca delle giustificazioni; qualcuno in queste ore sta chiamando alla radio – questa o quella radio – che sta parlando di quanto è accaduto, Emmanuel – per dire che bisogna capire come mai sei stato ucciso, se non sei stato forse tu ad iniziare una rissa che non hai compiuto ma che ti ha visto morire; qualcuno sta dicendo che in questi casi bisogna essere obiettivi, aspettare a giudicare gli assassini; qualcuno sta dicendo che tu avevi la pelle nera, e che questa  per alcuni può essere considerata come una minaccia, perché in Italia c’è la crisi, non c’è lavoro, e quindi si tenta quasi di giustificare la follia di una “guerra tra ultimi”.
Stamattina, Emmanuel, abbiamo anche sentito dire a qualcuno che per essere fieri della nostra italianità dovremmo difendere l’italiano che ti ha ammazzato. Qualcuno lo ha detto. Qualcuno  lo ha fatto.
Ecco allora, caro Emmanuel, stiamo parlando con te, ti stiamo raccontando tutte queste cose, perché vogliamo chiederti scusa.
Quel qualcuno non ci rappresenta.
Noi avremmo voluto conoscerti, avremmo voluto vedere gli occhi sorridenti che avevi nella foto con tua moglie. Avremmo voluto che foste riusciti a dimenticare il dolore qua nel nostro Paese.  Non a trovarne uno più grande. Devastante.
Emmanuel chi ti ha ucciso è un fascista, perché il fascismo è questo: togliere la vita ad una persona inerme che non ha alcuna colpa se non quella di vivere. Chi ti ha ucciso non è un ultras, è un fascista.
Lo ripetiamo, perché mentre tu stavi vivendo la tua vita, mentre tu stavi camminando al fianco della tua stupenda moglie, ha pensato di avere il  potere di decidere cosa farne della tua speranza, della tua gioia, del tuo passato, del dolore con cui eravate fuggiti da un gerarca della guerra come Boko Haram. Un razzismo che ha come scopo quello di dividere il genere umano in razze, in fierezze di varie etnie, in esclusioni sociali e guerre fra poveri, non è il mondo nel quale nessun uomo e nessuna donna dovrebbero vivere.
Un razzismo, Emmanuel, che ti ha ucciso.
Una indifferenza profonda che ci risulta repellente; una società che non sentiamo come nostra quella in cui accade ciò che è accaduto a te.
C’è bisogno di tutta l’indignazione possibile che un caso come questo necessita, un’indignazione che porti ad una rivalutare le priorità di tutti quanti noi.
E la nostra prima priorità è questa: prendere parte al dibattito che è scaturito dalla tua morte per prendere la tua parte, parteggiare per te, parteggiare per la tua dignità, parteggiare contro quanti stanno cercando di infangarla, contro quanti non hanno rispetto di ogni singola vita umana. Abbiamo parlato di fascismo, abbiamo parlato di razzismo, abbiamo parlato dando alla realtà il suo nome, senza cercare di nascondere un omicidio a sfondo razziale dietro il gesto di un ultras. Abbiamo scritto a te Emmanuel cercando con le nostre parole di esprimere l’indignazione sentimentale, affettiva, politica, umana che questa vicenda ci provoca. A te Emmanuel, che avevi 36 anni, che avrai 36 anni per sempre, che eri un giovane, cittadino del mondo come noi, che del mondo avevi fatto la tua casa rifugiandoti a Fermo, dopo avere visto la morte negli occhi del tuo villaggio, dal quale sei scappato.
A te che non avresti mai pensato di avere 36 anni per sempre, a noi che mai avremmo pensato alcuno potesse arrivare a tanto, al mondo che deve debellare l’odio, per ogni suo abitante.
A te EMMANUEL CHIDI NAMDI, fratello nostro.

Federica Scirè

Responsabile Legalità GD Toscana

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